Camila Raznovich: «Presto il mio volto a chi reputo serio»

di Silvia Gianatti 

Camila Raznovich è donna di spettacolo, ma anche mamma. Abbiamo parlato con lei in occasione della campagna di COOPI per salvare dalla malnutrizione 4.000 bambini in Niger

Silvia Gianatti

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@Il Maestro e Margherita

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Basta un sms solidale al 45501 fino al 27 gennaio per sostenere la campagna di COOPI per la raccolta fondi a favore del Niger dove attualmente 1 bambino su 4 muore a causa di alimentazione povera e precarie condizioni di salute.
I fondi raccolti serviranno a finanziare un progetto integrato di presa in carico della malnutrizione infantile che prevede sia interventi di tipo sanitario, sia attività psicosociali in grado di coinvolgere e stimolare i bambini malnutriti e le loro mamme. Educazione alimentare mirata, per rendere in grado le famiglie di farcela. Camilla ci tiene particolarmente e ha prestato il suo volto alla campagna.

Perché hai scelto proprio questa?
«Presto il mio volto a chi reputo serio. Penso che chi fa il mio mestiere abbia la responsabilità etica e morale di fare qualcosa per associazioni valide. Quando quindi COOPI mi ha proposto questa campagna, ho aderito subito. Trovo molto importate il concetto di educazione alimentare piuttosto che il solo portare cibo in questi paesi dove c'è una maltrutizione che incide sulla mortalità infantile. Trovo giusto educare le mamme e i genitori in generale. È la stessa differenza di dare soldi a qualcuno o dargli la possibilità di lavorare.»

L'educazione alimentare è un tema che vivi molto da vicino?
«Assolutamente sì, anche perché mia mamma è stata la prima ristoratrice italiana a fare un ristorante di alta cucina naturale e biologica, oggi molto famoso. Si è occupata di questo negli ultimi vent'anni. Quindi sì, io sono molto attenta, che non vuol dire estremista. Prediligo un'alimentazione equilibrata: pochi zuccheri, potreine, carboidrati e verdure in giusta misura.»

Pensi che andrai in Niger, il paese a cui si rivolge la campagna?
«Per ora no, la mia seconda figlia è ancora molto piccola, è difficile allontanarmi. Faccio quello che posso da qui, ma mai dire mai.»

Alle tue bimbe come racconterai che il mondo è un po' più difficile di come lo vedono?
«Viola ha quattro anni e mezzo e ha già visto alcune situazioni meno fortunate nei viaggi che abbiamo fatto. Ma, anche solo a Milano, quando vede famiglie di homeless mi fa domande. Io le ho raccontato che ci sono bambini meno fortunati di lei. Quando dice bambino povero la correggo, preferisco dire meno fortunato. A Natale voleva portare i giochi che non usava più ai bambini poveri e di nuovo l'ho corretta. Ovviamente mi ha dato solo giocattoli rotti, ma sono stata contenta che abbia fatto il pensiero. Quindi credo ci sia già ora un inizio di educazione sociale.»

Basta davvero un sms per sentirsi attive, per sentire di stare facendo qualcosa di utile?
«Già il fatto di fare la donazione tutti i mesi già fa la differenza. Permette alle associazioni di intervenire. Non si può chiedere alle mamme di andare in Niger. Ma si può aiutare da qui. Lasciamo fare il mestiere a chi lo sa fare.»

Tu cosa stai facendo in questo periodo?
«Nell'ultimo anno e mezzo ho fatto quasi solo la mamma. Sto valutando un paio di progetti e ne sto scrivendo un altro paio. Si stanno muovendo un po' di cose, ma non so né quando né dove. C'è il cartello fuori "lavori in corso" quindi qualcosa succederà.»

E come è stato questo ultimo anno e mezzo?
«Molto frustrante da un lato, super divertente e arricchente dall'altro. Ci sono state giornate in cui battevo la testa contro i muri e altre in cui non avrei voluto fare nient'altro se non stare lì con le mie figlie a vederle crescere e imparare. Vivendo quei piccoli momenti che forse una mamma che sta fuori tuttoi il giorno si perde, che forse io, lavorando, avrei perso.»

Scriverai un altro libro per le mamme?
«Non credo. Magari scriverò qualcosa, ma su altri temi.»



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