Quello che le Risorse Umane non colgono

13 maggio 2011 
<p>Quello che le Risorse Umane non colgono</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

Secondo una recente indagine, quella tra famiglia e lavoro è ancora una scelta: riuscire a conciliarle è il desiderio del 42.8% delle donne italiane.

Che però, ricordiamoci, devono conciliare pure il marito, la spesa, il cambio di stagione, la rata dell'asilo, l'appuntamento dal dentista, la ceretta e l'amica che si è appena lasciata. Poi dici sesso debole.

Ma torniamo al lavoro. In sintesi, le donne che lavorano non riescono a godersi il tempo in famiglia, le donne che si dedicano alla famiglia non riescono a trovare o mantenere un lavoro soddisfacente. Sono un po' stupita, non l'avrei mai detto: in fondo siamo un Paese dove la maternità non è considerata uno stop alla carriera, il tuo datore di lavoro è in grado di offrire part time e soluzioni di flessibilità soddisfacenti per entrambi, la tata e l'asilo sono detraibili e gli incentivi economici sono tali per cui, in fondo, mettere al mondo un bambino è così semplice!
(Grasse risate. Tutte insieme. Ok.)

C'è qualcosa che, secondo me, il prototipo di direttore risorse umane non ha ancora colto, e magari possiamo provare a spiegargli insieme:

 

1.   Sono mamma, non scema - studi scientifici hanno dimostrato che biberon, Teletubbies, pastina e Winnie The Pooh non hanno interferenze letali con la corteccia cerebrale. Semmai, un premio Pulitzer ha dimostrato il contrario. Che io stia cercando un lavoro o una promozione, merito le stesse possibilità di un uomo, single e senza bambini.

2.    A perdere tempo sono bravissima, a guadagnarne lo sono di più - Ridurre i tempi di lavoro non significa dequalificarlo, ma ottimizzare. Forse è necessario un cambio radicale di ottica: in Italia, se rimani a lavorare oltre l'orario di chiusura, hai la rara e preziosa dote dell'abnegazione. In altri paesi, quando fai gli straordinari sei un povero disorganizzato.

3.    Vivo dentro a un master in problem solving - Caro direttore, ti è mai capitato di dover consegnare un documento importante mentre la cena è sul fuoco, tuo figlio ha 38 di febbre, la tata è in ferie, il riscaldamento si è rotto, il cane l'ha fatta sul tappeto e una colonia di formiche prolifera sotto il letto? Al 90% di noi mamme sì. Alla luce di tutto questo, i clienti ce li mangiamo a colazione.

4.   Sono motivata - E' vero che lavoro per necessità, ma anche per realizzazione personale. Se tolgo tempo a mio figlio e pago un asilo/tata che si prenda cura di lui è perché sono molto ma molto motivata. Insomma: mi piace lavorare.

5.    Se, come, quanto funziona il mio apparato riproduttivo sono anche cavoli miei - Quindi risparmiati domande buttate lì, del tipo «E i bimbi quando arrivano? E quando lo fa il fratellino?». E' un argomento intimo e personale, non trovi? Io mica vengo a chiederti come va il sesso con tua moglie.


E voi, cosa ne pensate? Avete qualche storia emblematica da raccontarci riguardo al complicato incastro tra famiglia e lavoro, e ai tanti ostacoli che le mamme incontrano sulla strada della carriera?

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RISULTATI
Camilla 69 mesi fa

Ciao! Io ho smesso di cercare, mi sono arresa definitivamente quando stavo al 2 mese di gravidanza. In questa splendida città, dove ci siamo trasferiti dopo averlo già fatto un'altra volta per il lavoro di mio marito, mi sono sentita discriminata prima di tutto come donna, poi come donna che aveva scelto di sposarsi, e come donna che si era sposata un militare. Dopo anche come donna che si era sposata con un militare e aveva deciso pure di riprodursi. Un paio di personaggi sono riusciti anche a farmi vergognare per aver solo pensato di potermi candidare per il posto. Ad un certo punto mi sono chiesta se per caso non fossimo tornati indietro nel tempo, all'epoca in cui, lo sai, le donne non avevano nemmeno un'anima. Ma anche no! Eppure come me, ce ne sono tante altre!!!

francy 69 mesi fa

ANCH'IO HO SPERIMENTATO SULLA MIA PELLE COSA SIGNIFICA, LAVORAVO IN UN ASILO NIDO COME EDUCATRICE E QUANDO SONO RIMASTA INCINTA DI MIO FIGLIO MI HANNO LASCIATA A CASA!!! NON HO PAROLE..POI HANNO ANCHE IL CORAGGIO DI CHIEDERMI SE METTO MIO FIGLIO IN QUEL NIDO!!!! MA NEANCHE....!!!!

Samuele 69 mesi fa

alcuni appunti: 1) probabilmente molte più possibilità! ricordiamo che il maschio (ahimè) non possiede multitasking, se non rare eccezioni 2) Gli Italiani sono sempre stati bravi a scambiare di ruolo pregi e difetti 3) conosco colleghi (maschi) che si fermano prima ancora del primo step: "non ho consegnato un documento importante? la colpa è di qualcun altro..." 4) questa è talmente semplice che un maschio medio (vedi Direttore R.U.) non ci sarebbe mai arrivato, hai fatto bene a specificare 5) probabilmente NON va... con sua moglie, ovvio! conosco colleghi (sempre quelli al punto 3) che non assumerebbero mai una donna, se avessero un'azienda, perchè poi "si fanno mettere incintE e non producono, e puLtroppo per legge le devo pagare!" parole testuali - sì, anche quelle non in Italiano... detto questo, ADORO MIA MOGLIE PERCHÈ È IL 95% DI QUELLO CHE MI MANCA

mammachecasino 69 mesi fa

La penso così...purtroppo http://mammachecasino.blogspot.com/2011/04/fuori-orario.html

roberta 69 mesi fa

purtroppo ho sperimentato sulla mia pelle cosa significa. Non che avessi un carrierone davanti perchè pare che già col matrimonio le mie quotazioni si fossero abbassate ( perchè gli straordinari li ho fatti quando c'era veramente bisogno e non per abnegazione). Tuutavia con la gravidanza ho persop un importante avanzamento che è andato invece ad altri. Non preoccuparti mi han detto, quando torni sei la prima della lista....come faccio a crederci visto il pregresso? Infatti non ci credo

mammaatorino 69 mesi fa

qualche tempo fa ricordo di aver letto su La Stampa un articolo interessante. Parlava di come, in alcuni paesi del nord Europa (Svezia, Finlandia e non so quali altri), le aziende preferissero assumere donne con figli. Perchè? Precisamente per i motivi da te esposti. Una madre si trova almeno 6 giorni su 7 a combattere contro una serie di imprevisti, il che le consente di sviluppare doti di problem solving che non tutti gli uomini posseggono. Per non parlare di grinta, pazienza, capacità di adattamento e flessibilità. Essere madre in Italia, invece, ha spesso una connotazione negativa in campo lavorativo. Ricordo che mi scadeva un contratto a termine, ero incinta della mia prima figlia e chiamai un noto sindacato per chiedere cosa avrei potuto fare, se in azienda potevano tenermi o no o se ci fossero degli obblighi e quali. La risposta fu "se non la riassumono fanno solo bene, lei diventa una spesa inutile e un problema da gestire". Sic.

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