Mia figlia, la medaglia d'oro

23 maggio 2011 
<p>Mia figlia, la medaglia d'oro</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

Le nostre mamme sognavano Carla Fracci. Non appena la goffaggine infantile passava da tenera a sconveniente, venivamo iscritte alle scuole di danza classica per migliorare il portamento, dicevano, e diventare flessuose. Non era poi così male: per circa un anno ci ammazzavamo di plié e battement tendu, poi il saggio finale. Le mamme erano contente e noi finalmente libere.

Le mamme di oggi sognano Anna Bessonova, e iscrivono le figlie ai corsi di ginnastica ritmica prima dei 5 anni, quando schiena e articolazioni sono ancora morbide.

Io rientro nella categoria, con un'aggravante: le aspirazioni mie e di mia figlia coincidono, consentendomi di mascherare dietro amorevole condivisione velleità da ginnasta mancata. Piena di entusiasmo (e favorita da una magrezza estrema che l'ha riscattata da anni di cure ricostituenti e nonne angosciate), Erika è stata da subito lanciata nel vortice degli allenamenti giornalieri, dei collegiali, delle gare.

La competizione, nel circuito regionale, era divertente e caciarona. Bisognava alzarsi prestissimo la domenica, conciare la ragazza da Moira Orfei e impostare sul navigatore località improbabili. Dagli spalti i genitori incoraggiavano, lanciavano peluche, e concludevano che in fondo erano state brave tutte. L'upgrade verso l'agonismo, invece, mi ha aperto un mondo le cui leggi è opportuno conoscere.

Prima regola: le mamme delle altre ginnaste sono tue nemiche. Anche se vi saluterete calorosamente: «Che bella tua figlia, non l'avevo riconosciuta». Anche se vi sosterrete l'un l'altra quando le ragazze entreranno in pedana: «La tua è emozionata, speriamo non perda la palla». Anche se parteciperete alle reciproche delusioni: «Spiace sia caduta proprio nel finale».

Seconda regola: mai stupirsi. Mi è successo di mostrare sorpresa per le gambe di una ginnasta piene di ematomi, per poi sapere (dalla madre, disinvoltissima) che era stata colpita con le clavette dall'allenatrice per via di un errore ripetuto.

Terza regola: understatement. Che tua figlia si trovi sul podio o in lacrime ai bordi della pedana, ostentare distacco e dispensare applausi distratti. Le mamme delle campionesse possono permettersi di iniziare conversazioni di politica internazionale non appena parte l'esercizio della figlia.

Quarta regola: alla fine della gara, l'unica persona genuinamente felice è la mamma della medaglia d'oro.

Eppure, nonostante la fatica e le frustrazioni, non ci penso neppure a ridurre il carico di lavoro di Erika: il tempo e le energie che dedica agli allenamenti prenderebbero altre (malsane) direzioni. E poi, senza la mia ginnasta preferita, che ne sarebbe dell'annamagnani che è in me?

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RISULTATI

INTERESSANTI IN RETE

Secondo me l'ironia ha piu' valore quando qualcuno ti prende sul serio.

Roberta 67 mesi fa

L'ironia è uno strumento utilizzabile se si pone alla luce l'atteggiamento in questione a mio parere. Altrimenti bisogna stare attenti ad usarla, perchè potrebbe essere fraintesa. Lo sport è importantissimo, è vero, io stessa sono assistente della mia vecchia istruttrice di ginnastica e tengo, insieme ad una mia ex compagna e oggi collega un corso di preagonismo con 5 bambine. Ma non si può paragonare alla scuola. La ritmica non ti da da mangiare. Ti insegna molto, lo so, l'ho provato sulla mia pelle, ma se una mia bambina mi chiedesse cosa scegliere fra un allenamento e lo studio le consiglierei lo studio! Poi, ovvio, ci vuole serietà anche negli allenamenti ed organizzazione. Io poi vivevo la ritmica in modo totalmente diverso, era il MIO mondo e guai a chi provava a toccarmelo. Poi, a parte quello, con mia mamma condividevo e condivido tutto il resto.

rossella 67 mesi fa

ahahahhahah Ciao Lobster, no io al ragù metto solo i tortellini di Giovanni Rana. Roberta, credo che l'ironia sia un ottimo strumento per prendende le distanze da comportamenti grotteschi, nello sport come nella vita. Penso però che Scuola, Salute e Sport abbiano la stessa dignità. Riconosco allo sport una grande valenza educativa, che va a completae l'educazione scolastica e familiare: insegna infatti autocontrollo, disciplina, rispetto delll'avversario e senso di responsabilità verso la squadra. Ultimo ma non meno importante: praticare uno sport insegna anche a perdere e a gestire la sconfitta. Ovviamente va affontato senza fanatismi, ma è proprio verso questo tipo di atteggiamento che puntavo il mio sarcasmo. Spiace non si sia capito. La passione mia e di mia figlia verso la stessa displina finora ha solo creato complicità e condivisione, nonostante ciò dubito che mi metterei a piangere se non volesse continuare :).

Tutto cio' e' orribile. Magari se non vince la meni pure. Povera figlia. Le mamme come te dovrebbero metterle al ragu'. Al rogo... ho sbagliato... volevo dire al rogo! Saluti, Lobster

Roberta 67 mesi fa

L'ironia di questo articolo non è per nulla chiara. E non mi sembra neanche una buonissima idea "scherzare" su un problema SERIO come questo. Mamme come quelle descritte esistono, purtroppo, e figlie che cadono nell'abbandono degli studi, o peggio, nell'anoressia per colpa di un genitore frustrato ce ne sono di conseguenza! Io sono una ex ginnasta e penso di aver visto fin troppe mamme che pur di fare allenare le figlie le assecondavano nel non andare a scuola per quel giorno o nel non studiare quel pomeriggio! Al contrario mia madre è sempre stata fuori da tutto, ma sempre vigile su di me e sulle mie scelte, LA SCUOLA e LA SALUTE (anche quella mentale, si intende) vengono PRIMA di uno sport! Ora è stata specificata l'ironia, ma cerchiamo di condannare determinati atteggiamenti, anche perchè ci sono delle ragazzine su facebook che possono leggere e "condannare" la propria mamma per non sostenerle abbastanza. E con questo vi saluto.

Miuccia Fraida 67 mesi fa

ellamadonna che esagerate, spegnete la sirena dell'ambulanza che si capisce benissimo che l'articolo ironizza sulle mamme-tipo del giro delle competizioni agonistiche! Ciao da una madre divertita di figlia medaglia d'orzo.

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