Portatrice sana di figli

23 maggio 2011 
<p>Portatrice sana di figli</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

Una volta era il cortile, dove le donne si ritrovavano a dividersi figli e racconti, e un po' della fatica di essere nate con la sottana. Oggi, che di cortili non ce ne sono quasi più, una nuova generazione di donne si incontra sul web: immutate nella loro fatica e nella voglia di condividerla, ma tutto sommato felici di portarla, quella sottana. Sotto cui però non si nascondono più solo figli, ma anche aspirazioni e conquiste, desideri e professioni, frustrazioni e traguardi. Perché nei blog, protette dall'anonimato e dalla distanza della rete, si dice anche l'indicibile, e si riceve conforto.

È da quel cortile virtuale che vogliamo rubare un'ispirazione, una risata, un lamento: in un post scelto tra quelli della settimana, raccontato per continuare a discutere, chiacchierare, sentirsi meno sole e un po' più uguali.

Lo senti raccontare, ne leggi sui giornali. Poi succede a te, e il mondo si rovescia lasciandoti al palo. Veronica è giovane, ha un compagno ed è portatrice sana di figli. Una mamma insomma. A cui piace essere mamma, ma che vorrebbe anche lavorare. E quindi va a un colloquio per un posto da commessa in un centro commerciale.

Purtroppo però Veronica ha (giustappunto) una figlia: la Sofia cui ha intitolato il suo blog La scia di Sofia. E si sa che i figli hanno la pessima abitudine di richiedere tempo, presenza, attenzioni. E poi si ammalano - uh quanto si ammalano, signora mia! - e l'azienda finisce in rovina, tra permessi e assenze senza fine.

«Io dunque non posso correre: ho un carico di quindici chili con ciuccio e pannolino. Sono ufficialmente un'esiliata sociale». Qui esiliata - per inciso - da una donna. Sposata. Con figli. Forse una volta è toccata anche a lei, questa condanna senza appello e senza vergogna per chi la pronuncia.

L'altra faccia della medaglia è una giornalista con un lavoro, un divorzio in corso e un ex-marito impiegato; il Tribunale ha deciso che i figli staranno con il padre, nella vecchia casa comune. E che lei potrà vederli liberamente. Se l'ex marito è d'accordo. Perché, vi state chiedendo? Perché lei è giornalista, e le capita di stare fuori per lavoro, mentre lui ha orari regolari.

Poco importa - come racconta a Loredana Lipperini - che lei lavori per lo più da casa, e che le trasferte siano rare. Il fatto è che «Di fatto viene affermato un principio secondo cui se sei giornalista e donna non puoi fare la mamma». Ancora? Sì, ancora. La vera maledizione non è »partorirai con dolore», bensì: «E tu donna sarai discriminata», proprio come ha scritto Veronica.

Se non ci credete leggete i commenti ai due post. Troverete più risposte di quante siate disposte a tollerare.

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RISULTATI
trendissima 67 mesi fa

idem.sono triste e avvilita.sarà dura.in italia poi, è sempre peggio.

Serena 67 mesi fa

ahimé, ne so qualcosa.....anche per me la nascita di mia figlia ha portato come conseguenza la perdita del lavoro.....eppure sono dell'avviso che le mamme lavoratrici abbiano una marcia, quella dell'essere multitasking a 360°....ma vallo a spiegare a coloro che ti fanno i colloqui....

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