Il tempo delle mele

06 giugno 2011 
<p>Il tempo delle mele</p>

Se ripensate con nostalgia e tenerezza alle festicciole dei tredici anni significa che siete molto fortunate o molto giovani - o entrambe le cose.

Per noi ragazze di mezz'età, cresciute nel mito del Tempo delle mele (film-culto dei primi anni Ottanta in cui la malmostosa Vic attraversava cotte adolescenziali tra balli lenti e luci stroboscopiche), erano un vero strazio - ma non lo avremmo confessato nemmeno sotto tortura.

Pur di essere invitate avremmo sopportato di tutto, e infatti di tutto dovevamo sopportare: garage bui e puzzolenti d'umidità adibiti a sala da ballo, giochi della bottiglia, balli lenti con ragazzi brufolosi e sudaticci che ci tenevano per le spalle, mettendo mezzo metro di distanza tra noi e loro (e se erano particolarmente fighi appoggiavano una sola mano, lasciando l'altra abbandonata lungo il corpo, e guardando ostentatamente in giro con aria distratta).

La colonna sonora di molte feste era Tragedy dei Bee Gees, e già questo avrebbe dovuto metterci in allarme. Perciò, quando la dodicenne mi ha annunciato di essere stata invitata alla sua prima festa "da grande", quasi mi spiaceva per lei: «Amore, non preoccuparti: un paio d'ore ed è tutto finito».

E invece: sorpresa! Trent'anni non sono passati invano. La festa si sarebbe svolta in un disco-pub in cui sarebbero stati serviti cocktail analcolici; tutto attorno buffet all'aperto, campi da beach volley, piscina e prato inglese.

«Ma bene, mettiti carina!» «Certo - ha risposto la ragazza - così tutti mi prenderanno in giro», mentre cercava nel guardaroba camicie a quadri e bracaloni. Dopo aver impiegato cinque minuti a vestirsi e un'ora a lisciarsi i capelli, Erika era pronta a inaugurare la sua nuova era dell'inadeguatezza adolescenziale.

L'ho vista scendere dall'auto in fretta e raggiungere saltellando amiche vestite allo stesso identico modo, accertarsi che me ne fossi andata veramente (no) e chiamare ad alta voce nomi improbabili: «Princess! Precious! Roxana!»

L'ho spiata un po' prima di lasciarla sola tra adolescenti dall'aria consapevole ed annoiata, atteggiati a protagonisti di fiction americane. Al suo ritorno, l'ho sottoposta a regolare interrogatorio, chiedendole: se si fosse divertita («mmm-mmm»); se avesse ballato dei lenti («…che sarebbero?») e se ci fossero ragazzi che le piacessero («Ho chiesto a uno se voleva mettersi con me, ha risposto che ci pensa»).

Stordita da tanta sincerità, solo in un secondo momento ho riconosciuto nel ragazzo che ci pensa l'equivalente del terzo millennio del tizio che si degnava di ballare tenendomi per una spalla. E ho avuto voglia di consolare mia figlia: coraggio Erika, poi passa.

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Monique 66 mesi fa

Il maledetto con il braccio ciondolone, il giorno dopo, quando mi incontrò per strada con le amiche non mi salutò neppure. Dopo qualche anno sono andata a cercarlo, l'ho trovato; gli ho fatto piangere tutte le "mie" lacrime e qualcuna in più per gli intressi maturati.

rita 66 mesi fa

a me risulta che alle feste delle medie giochino ancora alla bottiglia. oggi indago.

rossella 66 mesi fa

Ehehehe, Elisabetta, un'amica mi ha detto che con questo post ho aperto un vaso di Pandora di traumi rimossi legati alla vita sociale delle scuole medie (tipo quella volta che baciai un ragazzo che mi piaceva tanto - il quale però era convinto che fossi un'altra. Sai, il buio...). Un amico, invece, ha corretto il titolo dicendo che per lui non è stato il tempo delle mele ma quello delle pere, ben più tragico. Che adolescenze difficili abbiamo avuto!

Elisabetta 66 mesi fa

I mitici lenti non esistono più. Era l'unico modo per avere un contatto "fisico" con gli altri. E cosa dire delle mie feste, quando, dopo aver saputo che ero figlia del loro severo e temuto prof, i ragazzi si tenevano a distanza??

Il primo ballo lento l'ho ballato con un il mio grande amore (ovviamente non corrisposto) dell'epoca. Mi ricordo ancora: 1) della fatica del chiederglielo... e se mi avese detto di no? 2) Di lei che ballava con i gomiti puntati contro il mio petto (nel caso mi fossi avvicinato troppo, immagino); 3) del fatto che poi e' andata a casa con un altro, che aveva la Golf, io avevo una modesta Cagiva 125 SST; 4) di quello che ho scritto nel mio diario dell'epoca (in latino, per non farmelo leggere da occhi indiscreti): "questo e' stato il giorno piu' bello della mia vita" (che pirla).

rossella 66 mesi fa

non mi mettere addosso altre ansie, Rita

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