Un'altra maternità è possibile?

15 giugno 2011 
<p>Un'altra maternità è possibile?</p>

Un'altra maternità è possibile, e non è poi così male. Sono passati nove mesi esatti dalla nascita della mia secondogenita. Un soffio, e un'eternità. Un soffio perché mi sembra che quella notte di metà settembre sia solo l'altro ieri, un'eternità perché in questi nove mesi ho vissuto come nel frullatore. Eccoli, gli ingredienti di questo frullato: due pupe adorabili, un lavoro adorato (il giornalismo), un contratto da free-lance, una 'rete familiare' (grazie, mamma e papà!) che è molto più di un àncora. È un volàno, e ti permette di spiccare il volo (da casa) senza sfracellarti (per i sensi di colpa) al suolo.

Victoria Beckham ha da poco dichiarato che al termine della sua quarta gravidanza non si prenderà alcun momento di pausa: l'ex Posh Spice vuole tornare a lavorare (e noi immaginiamo quanto lo debba fare il personale a suo servizio). E che dire di Gianna Nannini, che da quando è madre di Penelope ha messo il turbo con un tour di concerti da far diventar verdi d'invidia le (ben più giovani) colleghe? O delle politiche europee che portano i loro pupi a votare sugli scranni di Strasburgo (lo fece anche l'italiana Licia Ronzulli, Pdl)? Non so se sia ansia di dimostrare che la maternità non ottunde il cervello o smaccato narcisismo (francamente ho trovato eccessiva la spocchia dell'ex ministro francese alla Giustizia, Rachita Dati, fotografata al lavoro in tacchi a spillo e tailleur nero a pochi giorni dal cesareo): sta di fatto che questa "maternità diversa" pare di moda.

Ebbene, per me è una necessità: è il solo modo che conosco per stare bene. La mia maternità è "diversa" perché non c'è mai stata in senso assoluto. Perché vita privata e vita professionale si sono intrecciate (piacevolmente spesso, talvolta con estrema fatica) indissolubilmente fin dall'inizio. Ho deciso in prima persona, fin da subito, che avrei ripreso immediatamente a fare la giornalista. Particolare non di poco conto: lavoro da casa. I primi mesi scrivevo al pc con la mia pupa, nella culla, affianco a me. Allattandola al seno, a richiesta. Giorno e notte (notte poco, per mia fortuna). Ho voluto fare questo perché, pur adorando i bambini, ho sentito impellente il bisogno di non perdere il contatto col mondo. Di continuare a fare il mio lavoro. Di leggere il giornale, intervistare uno scrittore (o le mompreneur per Style.it!) dal parco, mentre passeggiavo con la mia bimba. Di andare alle mostre con la pupa nel marsupio, ma anche di giocare al parco con la "grande" (anni quasi 4) per tutto il pomeriggio, di mettere a letto lei e la sorellina per tornare "operativa" dopo le 9 di sera. Sì, ho le occhiaie e sì, mi mordicchio le unghie. Però ho affrontato il ricovero ospedaliero della mia secondogenita con calma zen e l'inserimento all'asilo della primigenia con entusiasmo (tanto per dire che questa doppia vita insegna a gestire lo stress…).

Come quasi tutti i liberi professionisti, sono dovuta rientrare al lavoro perché le lavoratrici indipendenti hanno meno tutele sindacali, o non ne hanno affatto. Ma mentirei dicendo che si tratta solo di soldi. Piuttosto, è una visione diversa dell'essere madre che mi porta a dare il meglio di me a casa se e solo se mi sento realizzata anche fuori. Non sto dicendo che è giusto, dico solo che è così che funziona per me.

Privilegio? No, non voglio usare le parole del Ministro all'Istruzione Mariastella Gelmini quando, nel 2008, in una celebre intervista a Io Donna, decretò che stare in maternità dopo il parto è un privilegio e che lei non ne voleva usufruire. Non è un privilegio, è un sacrosanto diritto. Questo sia ben chiaro.

Eppure, se si vuole (soprattutto, se si può), questo diritto si può declinare in modo diverso. Ho scelto di lavorare subito, ma nei tempi decisi da me. Ad esempio il mattino e la sera, non il pomeriggio. Ad esempio, non ad agosto. Ad esempio non il venerdì. Ho scelto un "congedo di maternità diffuso", diciamo fluido. Ecco, questo sì che è un privilegio.

E voi? Rinuncereste, da dipendente, a qualche mese di maternità pagato per poter usufruire di maggiore flessibilità nei primi anni di vita di vostro figlio? Credete possibile conciliare (bene) famiglia e lavoro anche con bimbi piccoli? Sono curiosa di sapere che cosa ne pensate...

Condividi:
  • Twitter
  • Facebook
  • Delicious
RISULTATI
pinuccia 66 mesi fa

ciao, molto interessanti sia l'articolo, sia i commenti. La responsabilità di far crescere un figlio, di fornirgli strumenti e risorse per stare bene, deve conciliarsi con il nostro bisogno di occupare un posto nel mondo e di stare bene a nostra volta. E' vero che noi, che ci poniamo questo problema, possiamo permettercelo ma sta di fatto, che tutte le madri, se ne rendano conto o no, si trovano di fronte a questo dilemma.

Sandra 66 mesi fa

Ciao Francesca! Bell'articolo! Vorrei pero' sfatare il mito secondo cui solo in Italia conciliare maternita' e lavoro sia difficile. In Inghilterra, dove vivo da 11 anni, vi posso dire che i part time ci sono ma non sempre sono concessi, ci si trova spesso con la stessa mole di lavoro di un full time ma pagate ovviamente la meta'. I nidi comunali non esistono e quelli privati costano una follia. Se in Italia il sostegno dei nonni e' indispensabile qui sono i mariti a rimboccarsi le maniche. Per i lavoratori dipendenti anche qui il lavoro da casa piuttosto che gli orari totalmente flessibili sono ancora abbastanza lontani, possibili, per mia esperienza, solo a livello manageriale Non sempre l'erba del vicino e' piu' verde. Un saluto

Complimenti a Francesca per questo bell'articolo e il racconto della sua esperienza fortunata! Questa testimonianza solleva ancora una volta il "problema": L'Italia NON è un paese per mamme, qui la maternità viene vissuta come un limite e un problema per le aziende e spesso si ritorce contro la lavoratrice dipendente stessa. In Italia, come ben sappiamo, manca il supporto alla maternità, la possibilità di lavorare con formule flessibili e i servizi sociali che sarebbero di grande aiuto per le mamme lavoratrici. Siamo purtroppo lontane dal modello Nord-Europeo dove la maternità ha un Valore e non viene penalizzata...anzi supportata e accolta come è giusto che sia... Dobbiamo continuare questo cammino cercando di dare messaggi nuovi e diversi alle imprese per mantenere il ruolo in azienda, cercando sì di ottenere formule di flessibilità ma garantendo comunque buone performance e risultati.

bismamma 66 mesi fa

Mi si era mangiato il commento. Avevo scritto che secondo me un'altra maternità è possibile solo se il cambio è radicale. Anche io lavorando in proprio ho lavorato fino a poche ore prima del parto. Che dirti, magari "costringendo" i papà a prendersi la paternità obbligatoria forse le cose cambierebbero... non lo so!

Francesca 66 mesi fa

@maria, aggiungerei che qs cultura del rispetto deve essere "ben inculcata" fin da piccoli, a bimbi e bimbe

maria 66 mesi fa

Essere madri e' un compito oltremodo difficile ...e si impara solo sul campo, con tutti i rischi del caso, e se si fanno errori le conseguenze ricadono sulla societa'. Per questo le madri lavoratrici dovrebbero godere di una considerazione particolare nella societa'. Ma sembra che da noi non ci sia una cultura della maternita'. Se un un mezzo pubblico sale una donna col pancione chi le offre il posto a sedere? Quindi non ci si puo' meravigliare se si rischia il licenziamento in caso di gravidanza... Prima ancora di parlare di leggi e tutele ( e alcune ci sono) occorre creare una cultura del rispetto... Dobbiamo essere noi donne, mamme o nonne o insegnanti a seminarla e coltivarla, percio' forza donne, diamoci da fare!

Lunghezza massima del commento: 1000 caratteri
Style.it si riserva di cancellare commenti con contenuto diffamatorio o volgare, i messaggi autopromozionali e/o commerciali, oppure in cui vengano indicati dati sensibili o personali (indirizzi mail, numeri di telefono,...).