Prendete questo post, e confrontatelo con quest'altro. Leggete con calma, cercando di
mantenere la mente sgombra dai pregiudizi e il cuore lontano dai
soprassalti, e poi ditemi: secondo voi stiamo parlando di due facce
della stessa medaglia o c'è qualcosa di stonato tra le righe?
Perché non so a voi, ma a me qualcosa che non quadra.
Fermo restando che potrei avere frainteso il post di Lizzie (e in
quel caso me ne scuso fin d'ora), a me quel suo definire «tutte
cazzate e blablabla» i racconti di chi le profetizzava una
vita da schiava o giù di lì dopo la nascita di suo figlio ha
irritato un bel po'. Certo: c'è chi esagera e
drammatizza (a torto o a ragione), ma sostenere che
«hai voluto un figlio? E che ora che ce l'hai cosa ti
lamenti?» mi sembra pericolosamente superficiale.
Soprattutto leggendo invece il post di iocuordicarciofo così
accorato, e triste, e malinconico: «Era depressione? Non so,
cocciutamente non ho mai voluto chiedere aiuto.
Non trovavo pace in nessun posto. E mi dicevo "sarà la
stanchezza". Poi sono andata sempre più giù. Avevo desiderato
così tanto mio figlio ma... semplicemente non ero felice. Avrei
dato di tutto per sprizzare gioia da tutti i pori. Io sarei dovuta
essere felice ma non ci riuscivo».
Cercate tra i blog delle mamme in rete; troverete sempre, in mezzo
alla felicità e alla tenerezza, all'esasperazione anche divertita e
ai racconti surreali, almeno un post in cui - pur senza arrivare al
malessere così profondo (e così ben raccontato) - c'è come
un'ombra, il profilo di un abisso appena intuito e
da cui quasi tutte riusciamo a ritrarci in tempo. Ma basterebbe un
altro passo, una vertigine, e niente sarebbe più come prima.
Qualche anno fa la mia amica Silvia ha avuto un figlio, che ora ha
8 anni e mangia per due; allora, invece, non mangiava. E la vita di
Silvia, nel caldo soffocante di un'estate senza nonne né
amiche (che avevano le loro vite e non capivano cosa stava
succedendo) era fatta di pianti, pranzi in piedi e notti
insonni. E la tetta sempre di fuori, sperando che il nano
ciucciasse almeno un altro po'.
Cinque anni dopo, per altri motivi, ci sono passata anche io, e
le ho chiesto scusa. Per non esserle stata vicina, nemmeno con un
abbraccio; per non avere intuito la sua solitudine e la sua
fatica; perché quel figlio l'aveva desiderato, e quindi
dov'era il problema.
Il problema invece c'è, eccome. Nei manuali per genitori
perfetti che ti raccontano tutta un'altra storia;
nella mancanza di sonno, che per alcuni (per me,
per esempio) è una tortura vera. E nel tuo
carattere, che magari ti porta a voler controllare tutto e
invece scopri sulla tua pelle che un figlio, e lo sconvolgimento
che porta con sé, mica lo controlli.
È che le cose sono diverse da come le
immaginavi, e devi farci i conti. Oltre che con gli
ormoni, impazziti un'altra volta, e anche quello ha il suo
peso.
Ci sono notti, e giorni, in cui non sopporti più di sentire
piangere tuo figlio, e ti vedi a scuoterlo e scuoterlo fino a
zittirlo. A me è successo, e sono certa che succede
praticamente a tutte; mi basta leggere i commenti al post
di Iocuordicarciofo per esserne sicura.
Ricordo che mentre respiravo forte, ripetendomi «adesso
passa, adesso passa» come fosse un mantra, pensavo anche
alle donne che invece vengono travolte dalla
fatica, dalla solitudine, dall'indifferenza e dal silenzio degli
altri. Per la prima volta in vita mia ho capito, e
ho provato pietà e rabbia. Pietà per loro, e rabbia per quelli che
non c'erano mentre la vertigine se le portava via insieme alla vita
del loro bambino.
Una volta c'erano i cortili, e le donne che senza tante
chiacchiere si proteggevano a vicenda. Oggi i cortili non ci sono
più, e tutto questo resta avvolto nel silenzio. Un silenzio
inutile, perché solo ammettendo la fatica e il dubbio si
può uscirne. E colpevole, perché complice
nell'abbandono.
Ecco, leggere quel «tutte cazzate e blablabla» mi ha
fatto pensare che anche questo è un modo per negare quel
baby blues così diffuso, così subdolo e così
misconosciuto. E che a farlo sia proprio una neo mamma, magari
fortunata (perché ne è immune o perché ha mille aiuti e un bimbo
angelico o che) o magari semplicemente troppo fresca di
fatica per esserci già passata, mi ha turbato ancora di più.
E voi? Cosa ne pensate?
(A proposito: una sera piangevo a dirotto, di stanchezza e
frustrazione. Però mi è andata bene: c'era mio marito, che si è
preso la nana e l'ha portata a dormire; e c'era Daniela, un'amica
senza figli. Che mi ha abbracciata stretta, senza dire nulla. Di
quell'abbraccio non l'ho mai ringraziata: lo faccio ora).