L'estate dei dodici anni

05 settembre 2011 
<p>L'estate dei dodici anni</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

I genitori sono gente crudele, si sa. Pretendono che si vada in vacanza con loro anche quando si hanno già dodici anni.

Quest'anno, poi, io e mio marito siamo stati davvero pessimi, scegliendo come meta un villaggio sperduto nella più sperduta costa sarda, lontano da centri abitati, discoteche, civiltà, ma sopratutto: senza animazione. Erika non poteva credere che l'avessimo fatto davvero: privarla del piacere di partecipare al gioco-aperitivo proprio quest'anno che avrebbe avuto l'upgrade dal miniclub allo junior!

Come avrebbe fatto a conoscere gente nuova? I primi due giorni di vacanza mi sono ritrovata una figlia più malmostosa del solito, e vi assicuro che è un livello difficile da superare. La tentazione di caricarla sul traghetto e rispedirla a casa è stata forte - a tratti fortissima.

Alla fine del secondo giorno la ragazza aveva finalmente adocchiato una coetanea, e iniziato un estenuante corteggiamento: andare semplicemente a presentarsi - mi è stato spiegato - era «troppo anni Novanta». La corteggiata, dal canto suo, guardava il mondo con lo stesso sguardo insofferente: tra le due è stato subito amore.

Il giorno successivo le due ragazze avevano coagulato attorno a loro branchi di adolescenti esasperati dal controllo genitoriale e, siccome l'unione fa la forza, da quel momento abbiamo - tutti - perso il controllo su di loro.

I ragazzi hanno iniziato a mangiare assieme, fare i bagni assieme, giocare assieme, secondo i loro orari. Dopo tre giorni, le ragazze ostentavano tutte unghie finte e azzurre. Dopo quattro indossavano lo stesso abito, declinato in colori diversi, comprato dai venditori ambulanti della spiaggia. Dopo cinque esibivano tatuaggi all'henné con i loro nomi intrecciati.

A partire dal sesto giorno, le ragazze hanno iniziato a dormire insieme a gruppi di tre. La cosa ha comportato lo stravolgimento della logistica delle camere, ma loro si divertivano moltissimo, e capitava di sentirle ridacchiare fino a notte fonda. Confesso di avere avuto spesso la tentazione di unirmi a loro. So che sarei stata ridicola, eppure.

I maschi intanto erano passati in secondo piano, lasciati ai loro giochi e precettati solo quando c'era in ballo una lotta da farsi in piscina, a cavalcioni. Noi genitori ci davamo reciprocamente notizia degli avvistamenti: «Mi è sembrato di vedere tua figlia al buffet» o «Credo che la tua sia scesa in spiaggia».

Le sapevamo comunque al sicuro. Insieme sempre, complici, stupidine. Sino al momento della partenza: pianti, gli abbracci, la promessa di rivedersi presto, dal vivo o su facebook.

E adesso, mentre scrivo dal traghetto che ci riporta a casa, ho accanto una figlia silenziosa e tristissima, lo sguardo perso verso l'orizzonte, il cuore pieno di ricordi.

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RISULTATI
Silvana 63 mesi fa

E le estati diventeranno sempre più belle ed intense, mano a mano che cresceranno. Le mie estati di adolescente le ricordo ancora, e ne è passato di tempo!

nadia 63 mesi fa

ci deve essere un errore sul testo, o non di dell'Erika che conosco che parli , quellache conosco io ha dodici anni solo sulla carta di identità, in realtà ne gestisce bene anche sedici, e a quell'età nessuno di noi adorava andare in vacanza coi vecchi!..... bacioni

geppo 63 mesi fa

Bellissimo, mi e' venuta la nostalgia delle nostre estati montanare e ho provato invidia per la figlia 12enne. Soprattutto, ho invidiato la tranquillita' nel lasciarli stare. Qui senza supervisione si ritrovano in Cile o magnati da uno squalo.

Rossella 63 mesi fa

Ma guardate che è bellissimo vederli sempre più grandi e indipendenti. (Anche averli un po' fuori dalle scatole, è bellissimo)

raffaellab 63 mesi fa

ma che malinconia..

roberta 63 mesi fa

Ros leggerti mi fa sempre sorridere moltissimo!

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