Il peggio viene prima della campanella (forse)

14 settembre 2011 
<p>Il peggio&nbsp;viene prima della campanella (forse)</p>

Ok, siamo al giorno tre. Ormai la routine si è quasi consolidata, a parte che già stamattina non ho sentito la sveglia. Ecchevuoichesia? C'è, invece, che è strano e mi emoziona e sorrido quando vedo la mia folletta bionda con gli occhi appiccicosi di sonno alzarsi col sorriso e indossare il suo grembiule d'ordinanza come se dovesse andare al ballo delle debuttanti.

Che poi, a pensarci bene, è un debutto in piena regola visto che da 72 ore è ufficialmente passata dal meraviglioso mondo di cucciolandia a quello di studentilandia. Perché sì: lunedì ha iniziato quella che ai miei tempi era la prima elementare e ora (mi sembra si chiami) primo anno della scuola primaria (tanto per semplificarci la vita, direi).

Com'è andata? Se penso agli ultimi due mesi - vacanze a parte - direi che è stato come essere in altalena: momenti di grande entusiasmo alternati ad altri di regressione furiosa.

E di domande, tante domande.

Alcune spiazzanti, della serie «mamma ma perché bisogna tenere il grembiule?», altre tenere (voglio vedere voi quando vedete due occhioni spalancati e sentite una vocina che vi dice «mamma ma anche tu avevi un pochino di paura prima di iniziare?»).

Per arrivare a quelle che mi hanno fatto partire l'embolo della memoria, della serie «ma anche tu avevi lo zaino così pesante?». E valle a spiegare che no, ai miei tempi usavamo la cartella. Per capire cosa fosse abbiamo dovuto cercare in rete.

Ecco. Quando mia figlia usa il punto interrogativo a volte mi trovo spiazzata, generalmente mi sento impreparata, spesso vorrei andare a comprare le sigarette (anche se sono anni che non fumo più).

Ma in questa occasione, in questo count-down prolungato, nonostante a me sembri di aver dato - al solito - risposte stropicciate, lei ha reagito (quasi sempre) con un sorriso. E io ho tirato molti, prolungati sospiri di sollievo.

Come domenica sera, a letto, quando mi ha detto «ma io non lo so se mi piace andare a scuola» e io mi sono sentita rispondere «pensa che è come un bel libro: domani apriamo la prima pagina e ci sei anche tu come protagonista, con il tuo zaino rosa di Hello Kitty e il grembiule nero con il nome ricamato. E come nei libri che leggi ci saranno storie che ti piacciono di più e che ti fanno ridere e altre che magari ti emozionano o ti fanno paura. Ogni pagina è una sorpresa».

E lei si è addormentata beata. E si è svegliata emozionata ed euforica. E ha indossato il grembiule, preso lo zaino, mi ha tenuta la mano stretta stretta fino a che è suonata la campanella eppoi l'ho lasciata là: sorridente con gli occhioni sgranati, seduta sul banco di una classe che assomigliava tanto a quella della mia prima elementare.

E per un (altro) attimo sì, mi sono emozionata.

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