Mamme cattivissime? Ma anche no

16 settembre 2011 
<p>Mamme cattivissime? Ma anche no</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

Me lo sono letto da cima a fondo, a volte con rabbia, il nuovo libro di Elisabeth Badinter. Titolo italiano "Mamme cattivissime?" (in francese è il più austero "Il conflitto. La donna e la madre"), è uscito il 1 di settembre per Corbaccio. Tesi di fondo: evviva le madri mediocri.

Evviva quelle che preferiscono il biberon alla tetta, evviva quelle che tornano subito a lavorare, evviva quelle che lasciano perdere prodotti biologici (come i pannolini lavabili) e scelgono la praticità, evviva quelle che in cucina si va solo di surgelati, evviva quelle che non rinunciano mai alle uscite, alla manicure, al cinema. Evviva quelle che la donna viene prima della madre.

Badinter - che sarebbe dovuta venire a Ferrara al Festival di Internazionale previsto il prossimo 30 settembre, ma ha rinunciato all'ultimo - è studiosa che da sempre fa discutere: femminista, in questo saggio si scaglia duramente contro Lega del Latte, cui dedica un ritratto al vetriolo, giudicando il movimento americano come il principale responsabile della riduzione delle mamme a «scimpanzè» in balìa dei figli. 

È giunto il momento di liberare le madri dalle troppe incombenze che vengono loro richieste: stop all'allattamento, stop ai congedi prolunganti dal lavoro, stop alle pappine con verdure fatte in casa che fanno perdere una marea di tempo.

«L'impero del bambino - dice la Badinter - è il vero responsabile della disparità fra i sessi. La "retorica sulla maternità" è molto più dannosa della mancanza di quote rosa».

Il vero freno all'emancipazione femminile, dopo l'ondata rivoluzionaria degli anni Settanta, non sono gli uomini ma «la maternità concepita come forma di ascetismo e di dedizione assoluta» dalla nostra società contemporanea.(Lo dico a scanso di equivoci: la Badinter ha 3 figli e vari nipoti…).

Delle tesi della Badinter la Rete parla da tempo, specie da quando il New Yorker ha dedicato ampio spazio alla filosofa francese (titolo eloquente dell'articolo: Against Nature, Contro natura). In Inghilterra se n'è occupato anche il Guardian e qui da noi non sono mancate letture contrapposte (solo per citarne un paio, la critica di Annalena Benini sul Foglio e il giudizio più positivo di Loredana Lipperini su Repubblica) e molti post nei blog.

Due donne, stando alla Badinter, ci salveranno le child-free - nuovo vessillo dell'autonomia, dell'auto-realizzazione, della vita vissuta come più ti piace - e le madri francesi.

Perché in Francia c'è il tasso di natalità più alto d'Europa (2.0 figli per coppia, contro l'1.2 dell'Italia, e superiore a quello della Germania, 1.3, che pure ha un sistema che favorisce moltissimo la maternità)?Perché in Francia c'è anche il maggior numero di figli per coppia? E perché, sempre in Francia, la donna lavora mediamente di più che nel resto d'Europa?

La risposta a queste tre domande, secondo la Badinter, è una sola: perché le francesi sono madri mediocri. Perché hanno un'esperienza secolare nell'arte della delega (già le borghesi del Settecento non allattavano i figli, pratica ritenuta addirittura disdicevole dalle nobildonne perché «impediva la vita sociale»).

«Più si alleggerisce il peso delle responsabilità materne, più vengono rispettate le scelte della madre e della donna, e più questa è incline a tentare l'esperienza, o a replicarla. Sostenere la maternità a tempo parziale, che alcuni considerano insufficiente e per questo colpevole è oggi la strada preferenziale per la riproduzione» - scrive lapidaria la Badinter.

E voi che ne pensate? Meglio mediocri-ma-madri o meglio mamme-panda (o scimpanzé o qualsiasi altro animale dall'aria innocua e morbida) pronte a sacrificarsi per il benessere dei piccoli?

Convinta come sono che la madre perfetta - cito ancora la Badinter  - «non esiste», credo tuttavia che ci siano diversi modi di intendere il proprio ruolo di madre.

Parlare di ricerca della mediocrità non mi piace (sebbene l'accento sull'eccesso di aspettative che la società ha verso la madre è interessante). Preferirei quello della ricerca dell'equilibrio. Che ha infinite sfumature. Perché se la maternità non può essere imposta, tantomeno lo può essere il suo mediocre, vago, sbiadito simulacro. Per me, cara Elisabeth, la maternità è gioia. Una parola che nel libro non compare nemmeno una volta.

 

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xxx 59 mesi fa

Sono completamente d'accordo con la Badinter quando sostiene che la maternità è la prima responsabile dell'imbecillimento intellettuale della donna. Infatti le prime a rifiutare la maternità sono non a caso le donne più istruite e libere. E' vero ci salveranno solo le childfree, può farvi rabbia ma il modello della madre perfetta è un modello che vi ha rese schiave dell'uomo e che vi ha lasciate nel culo dell'evoluzione.

alessandra 60 mesi fa

Sono del tutto d'accordo con te Francesca e voglio segnalarti anche il mio articolo in proposito.. http://www.bambinonaturale.it/2011/12/mamme-cattivissime-o-normalissime/ Un abbraccio a tutte le mamme

meglio mamme-panda! I bimbi crescono troppo velocemente - meglio goderli (e insegnarli) quando sono piccoli e si può sempre tornare alla carriera e alla vita sociale quando sono più grandi

Rossella 63 mesi fa

Non posso pronunciarmi in merito al libro, che non ho letto, ma condivido quanto scritto da Olivia. Oggi c'è molta più consapevolezza che in passato su ciò che è giusto offrire ad un bimbo (allattamento naturale, dialogo anzichè divieti, abolizione delle punizioni corporali e della c.d. "pedagogia nera" fatta di piccoli ricatti e castighi..). Le nostre mamme in genere si ponevano molti meno problemi. Peccato che questo - come chiamarlo - upgrade del modo di vivere la genitorialità gravi quasi esclusivamente sulla madre e che il giudizio della società sia solo su di lei . La richiesta è altissima, la condivisione dei compiti di crescita ancora iniqua.

Olivia 63 mesi fa

Sto leggendo il libro in questi giorni e ho letto anche alcune recensioni... a me sembra che la Badinter più che altro punti il dito sulla "retorica della maternità", quella per cui le madri devono allattare al seno per non essere meno donne, devono ridursi a un'appendice dei figli per non essere meno materne via dicendo. Ripercorre l'evoluzione della pediatria e del femminismo a volte dimostrando (con riferimenti precisi) le lacune di certe teorie. Non è però un libro che dice di fregarsene dei figli o che incita le madri ad allontanarsi dai figli.

Rossella 63 mesi fa

scusa Neò: avevo frainteso!

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