Il cambio di stagione

13 ottobre 2011 
<p>Il cambio di stagione</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

Dovrò elaborare un metodo, una strategia, una soluzione.

Perché non è proprio possibile che con scadenza semestrale, nell'effettuare il cambio stagionale del guardaroba dei figli, mi debba ridurre ad un colabrodo emotivo - naso rosso e occhio lucido - mentre impacchetto magliette improvvisamente troppo piccole anche se indossate solo fino a ieri.

Ma non c'è niente da fare: constatare che i jeans adorati, compagni di un'intera estate della mia bambina, non verranno più indossati, ha per me lo stesso impatto emotivo dei momenti topici della crescita di un figlio, quali il primo giorno di scuola o la caduta del primo dentino. Così piango a scroscio riponendo magliette (e sentendomi ridicola per l'eccesso di strazio, ma tant'è).

Che dire poi di quei capi tanto amati e indossati da finire per caratterizzare un'epoca della storia familiare?

L'abitino di garza ricamato a papaveri di Erika, ad esempio. Costava tanto e io ero disoccupata, ma era così bello che volli comprarlo lo stesso. La bambina lo amò talmente da indossarlo per anni, fino a quando non era nemmeno più possibile allacciarlo.

E la canotta lunga, estiva, a righe bianche e rosse: indossandola, Lara era sicura di somigliare a Gabriella di High School Musical, e pazienza se era febbraio. La maglietta le costò tre raffreddori e una febbre, ma lei si sentiva bellissima portandola con leggins e ballerine. E questa è stata anche l'ultima cosa vagamente femminile che le ho visto addosso.

C'è poi l'improbabile abitino di jeans, a balze e fiorellini ricamati. Venne acquistato pochi minuti prima della chiusura dei negozi a Merano, in un gelido 31 dicembre, in seguito ad un capriccio memorabile con cui Erika, con una tigna degna della migliore Suri Cruise, decise che avrebbe festeggiato il Capodanno con un abbigliamento rispettoso dell'estetica tirolese. Ogni volta che l'abito mi capita tra le mani ripenso alla concitazione e al freddo di quel pomeriggio, e al mio nervosismo. La bambina capricciosa di allora però non c'è più, ha lasciato il posto ad una adolescente posata, e vengo assalita dalla nostalgia.

Per non parlare delle magliette di cotone taglia O, le prime a rivestire i bambini appena nati.

Solo guardandole precipito nel momento senza tempo in cui l'ostetrica mi invita a seguirla in sala parto, ché mio figlio sta per nascere e devo portare con me il sacchetto del suo primo cambio. E' in quell'attimo che il bambino immaginato smette di essere un pensiero astratto e diventa un bambino vero, che avrà freddo e dovrà essere coperto. E non mi capacito di come i miei figli siano stati un tempo tanto piccoli da poter indossare robine pensate per le bambole.

Così capisco il motivo di tanta tristezza: non sto facendo il cambio di stagione, ma archiviando un'altra fase della vita che è finita per sempre.

Quella dell'estate 2011, in cui i miei ragazzi avevano solo 12, 8 e 3 anni.

Condividi:
  • Twitter
  • Facebook
  • Delicious
RISULTATI

INTERESSANTI IN RETE

Federica 62 mesi fa

Sigh!Sigh!Mi sono commossa: ho due gemellini di 20 mesi e ogni tanto vado a vedere le tutine di quando erano appena nati. Mi prende una nostalgia...che mi viene la malsana idea di fare un altro bimbo: peccato che avendo fatto la fecondzione ho il terrore di dover affrontare di nuovo tutto. Baci Fede

silvana 62 mesi fa

Ross, sai come ho risolto il problema della nostalgia dei figli che crescono? Ho fatto indossare il vestitino più bello di Sara, l'ultimogenita, ad una vecchia bambola di nome Rita che staziona in garage. Era la mia vecchia bambola di quando ero bambina. Funziona così, che ti distrai un attimo e ti ritrovi i figli all'università. Coraggio!

la stefy 62 mesi fa

@Rossella, il vero momento traumatico per me forse più che gli abitini è stata la repulistica della cameretta, quando fai fuori il lettino, il fasciatoio, il passeggino, la culla,.... li ho lasciato il cuore ... e io ho avuto il primo (e quindi ho comprato tutto ) el'ultimo dei bambini del mio giro ... per cui non potevo nemmeno regalare ad un amico/parente quindi ho regalato ad un casa famiglia ... ma quanti pianti. e poi che dire la grande repulistica con i maschi piccoli come i miei (5 e 8 ) poco riesce ...ne vogliamo parlare dei pantaloni ...come riducono loro le ginocchia...

nadia 62 mesi fa

se proprio devi piangere che sia per il canbio di stagione, che sia una stagione della tua vita a volte non par vero da quanto è ovvio ma che ci vuoi fare .il bello di questa storia sta nel fatto che non siamo ancora così crude e ciniche, e per ciò le svolte e i cambiamenti (anche di stagione ) ci mettono il cuore e l'anima in fibrillazione, doloroso ma anche bello non credi?

Rossella 62 mesi fa

(e intendevo dire: così tanto emotiva! Il pianterello da cambio armadi ci scappava sempre)

Rossella 62 mesi fa

Vi ringrazio moltissimo per aver condiviso le vostre storie ed emozioni: non ero sicura di voler pubblicare questo articolo, perché temevo di apparire forzatamente sentimentale. Invece Latona ha messo a fuoco emozioni cui non sapevo dare voce e il fatto che vi siano familiari mi fa sentire compresa. Solitamente procedevo per gradi, come suggeriva La Stefy, ma quest'anno ho fatto un repulisti radicale di tutti i capi e gli oggetti della prima infanzia delle ragazze, che vestono la stessa taglia pur avendo età diverse. E' stato come voltar pagina e mi sono trovata a piangere davanti a magliette usurate, cercando di catalogare anni di vita e avvenimenti passati. Non credevo di essere così emotiva

Lunghezza massima del commento: 1000 caratteri
Style.it si riserva di cancellare commenti con contenuto diffamatorio o volgare, i messaggi autopromozionali e/o commerciali, oppure in cui vengano indicati dati sensibili o personali (indirizzi mail, numeri di telefono,...).