Il linguaggio lo inventano i bambini

27 ottobre 2011 
<p>Il linguaggio lo inventano i bambini</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

Mentre tornavamo a casa da scuola, Lara mi ha posto una domanda metafisica delle sue: "Come hanno fatto i primi uomini a dare alle cose il loro esatto nome, come si sono accordati sul fatto che una casa, un albero, una pietra, dovesse chiamarsi proprio così? Ma soprattutto: come facevano ad esprimere stati d'animo e emozioni?"

Non ne avevo idea.

E dal momento che non ne avevo idea, tanto valeva buttare lì una risposta a caso "Credo sia dipeso dal fatto che all'epoca nascevano un sacco di bambini, e il mondo era completamente nuovo" - le ho detto con espressione convinta - "sono stati i bambini a dare per primi i nomi agli oggetti e ai concetti astratti, alle emozioni. Gli adulti si sono adeguati".

Lara ha scosso la testa contrariata, ma io ho dovuto congratularmi con me stessa: che colpo di genio, deve essere andata per forza così! Basti pensare ai neologismi che i bambini sono in gradi di inventare, capaci di dare l'esatta sfumatura del concetto che si vuole esprimere!

Sara, ad esempio. Frequenta la prima elementare e ieri, con suo disappunto, la maestra l'ha allontanata dalla compagna di banco: "perché ciceriamo troppo, mamma". Un adulto avrebbe semplicemente chiacchierato, ma una bambina estroversa cicera, cioè parla fittofitto e a bassa voce con l'amichetta di argomenti di un certo spessore. E' così evidente.

Così come appare chiara a tutti la differenza tra la cioccolata e cocciolata: solo quest'ultima è in blocchi, la prima invece comprende anche le creme spalmabili.

E che dire delle calze da camminaggio? Sono le calze antiscivolo che si fanno indossare ai bambini in casa, senza calzarci sopra le scarpe. Da camminaggio, appunto. Erika coniò il termine che aveva 3 anni e da dieci questo appartiene ormai al lessico familiare.

"Ti vabengono queste scarpe?" chiese una volta Lara mostrandomi perplessa delle ballerine sbrilluccicanti, e intendeva: secondo te vanno bene, sono adeguate? Da allora, anche il verbo vabenire è entrato in famiglia e viene usato (a sproposito, lo ammetto) anche al di fuori di questa.

Tra gli stati d'animo ecco l'ingurdia, cioè l'invidia che ti prende dentro e ti fa stare male verso un oggetto che proprio non si può avere. Ma scommetto che lo avevate già capito perfettamente, bastava il fonema.

Talvolta non è nemmeno necessario inventare parole, è sufficiente dare un senso nuovo a quelle esistenti. E' così che ho sentito la più bella dichiarazione d'amore che un uomo possa fare ad una donna. Filippo ha parlato tardi e quando ha iniziato a farlo si esprimeva solamente in termini automobilistici a cui dava vari significati. Un giorno si è avvicinato alla madre con gli occhi a cuoricino e, abbracciandosela stretta, le ha mormorato: "Tubo di capamento!" Se non è amore questo!

(A proposito di auto, scommetto che anche voi avete un volante. E sbagliate! Pilotate un'auto, mica un aereo. Quella cosa rotonda che utilizzate per manovrarla è il guidante!)

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RISULTATI
paola 61 mesi fa

laura a 4 abnni, disse:"mamma, che guaio, siamo fritte al pollo!" espressione entrata nel lessico familiare

movida69 62 mesi fa

hanno aperto vicino a casa mia la Disneyland dei lavaggi. io e sara rischiamo la dipendenza. è uno show! spruzzi di schiuma, spugne danzanti, rulli rap, ad un certo punto ci spalmano pure una cosa viola... e te la restituiscono con l'interno profumato di cioccolata alla cannella. (ma ci sono altre opzioni). il tutto su maxischermo (vetrate con tanto di semafori e cartelli parlanti che ti raccontano l'operazione che stai guardando) non si può spiegare....

Rossella 62 mesi fa

Ottima idea, Movida. Incontriamoci all'autolavaggio

movida69 62 mesi fa

la mia Duda è Brunella, che contrariamente a Romina, l'automobile del papà, non è allergica alla polvere. anzi, quasi quasi la colleziona, assieme peraltro a molte preziosità che leggo esserci anche nella tua. che dici, ci troviamo per scambiarci i pezzi rari? (tipo che so una girella del 1986) :D :P

geppo 62 mesi fa

bellissimo questo post, bellissimi i neologismi , Rossella la tua risposta data a Lara non solo e' un colpo di genio, deve anche essere la verita'. Altro che latino e volgare e via dicendo. Quando sono diventata mamma vivevo nel terrore di non poter capire i fonemi in inglese, ma e' stato un processo naturale ed ora tante parole sono diventate parte del linguaggio comune: I'll good after you invece di look after, ovvero prendersi cura di qualcuno, tink o'tota era un bicchiere d'acqua, the bunny rabbits era la calzamaglia che rende le bambine simili a coniglietti , e un italianissimo cachino anziche' gattino, nome che e' rimasto al nostro gatto (forse dovuto al fatto che da piccolo sporcava in casa?). Buon lavoro continua cosi'!!

Rossella 62 mesi fa

Ora che ci penso: treenne distingue tra "automobile" e "duda". La prima è l'auto così come la conosciamo. La seconda, invece, è quella che guido io. Per meritarsi l'appellattivo di "Duda" deve essere sporchina, contenere all'interno merendine fossili, quaderni di scuola dati per persi, pezzi di giocattolo e qualche bottiglia d'acqua da mezzo litro aperta e mai finita. Ecco, quella è la duda. Forse anche voi guidate una duda e non lo sapevate ancora.

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