Addio gita, se la scuola non viaggia più

di Simone Cosimi 

Coi tagli della spending review si sono ridotti i fondi per le brevi gite e le visite d'istruzione degli studenti: i prof, che spesso devono spesarsi da soli, non accompagnano più gli studenti. E voi quanto sareste disposte a spendere?

Simone Cosimi

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Foto Corbis

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Gite, campi-scuola, viaggi, visite culturali o d'istruzione. Le etichette sono tante e molto sono cambiate a seconda dei periodi. La sostanza, invece, è una sola: far scoprire il mondo ai bambini e ai ragazzi. Traghettarli verso le bellezze d'Italia o del mondo - ma nella maggior parte dei casi, al massimo d'Europa - a un prezzo contenuto: trasformarli, almeno per qualche giorno, in turisti in erba, lontani dai banchi. Con l'ebbrezza di lasciare per un po' mamma e papà. E per aggiungere a quello che studiano sui libri il brivido dell'esperienza diretta. Il problema è che con l'ultima spending review varata dal Governo Monti è iniziata una sorta di emorragia. Legata in particolare alla necessità che i docenti accompagnatori si paghino di tasca propria la spesa della gita. A causa di questa, come di molte altre misure che si sono abbattute sui bilanci delle scuole, i collegi docenti di centinaia d'istituti d'Italia hanno deciso negli ultimi mesi il blocco di ogni attività extrascolastica a eccezione dei sostegni. Trasferte incluse.

A lanciare l'allarme è stato, fra gli altri, l' Osservatorio sul turismo scolastico del Touring Club Italiano: l'ultimo anno scolastico, in particolare, è stato quello della crisi nera dei viaggi d'istruzione. Se nel 2011/2012, infatti, il settore ha tenuto ed è addirittura cresciuto - circa 930mila studenti delle scuole superiori, il 24 per cento in più dell'anno prima segnato dallo "sciopero della gita" contro la riforma Gelmini, hanno partecipato a una gita scolastica - in quello ancora in corso il taglio sembra invece drammatico: serviranno dal prossimo "Governo misure concrete che possano essere d'aiuto a scuole e famiglie per tutelare e valorizzare il viaggio di istruzione che sta affrontando una crisi profonda a causa, principalmente, dei forti tagli operati alla scuola, non certo per mancanza o calo di volontà di partecipazione", ha detto Fabrizio Galeotti, direttore generale del Touring Club Italiano. Fra le mete più gettonate dai ragazzi italiani resistono tuttavia Praga, Barcellona e Berlino, seguite da Londra e Parigi, in particolare fra i più grandi. In Italia, invece, finisce in vetta Roma seguita da Firenze e Venezia, destinazioni preferite per le gite delle scuole superiori di primo grado.

Insieme al Touring Club, a preoccuparsi del bagaglio culturale dei ragazzi - e a quanto verrebbe intaccato se il numero di viaggi e gite dovesse diminuire per la legittima latitanza dei docenti, impensieriti dal doversi pagare di tasca propria il prezzo del biglietto - si è unita anche la Fiavet Lazio, l'Associazione delle imprese turistiche locali: "Proporremo al Governo di reinserire gli insegnanti nel novero di quei dipendenti statali che possono beneficiare delle cosiddette indennità di missione, coprendo così i loro costi di viaggio - ha detto l'associazione per bocca del consigliere Marco Zampieri - e se il governo futuro dovesse precludere anche questa eventualità, potremmo ricorrere all'estrema ratio di pagare noi la trasferta didattica dell'insegnante". Già, perché dietro l'angolo c'è anche l'opportunità del fai-da-te: le famiglie, oltre alla quota per il proprio figlio - che si aggira in media sui 288 euro - potrebbero scegliere di dividersi fra loro anche il prezzo del viaggio dell'insegnante (o degli insegnanti) pur di salvare la tanto adorata gita, che di solito va in scena proprio fra febbraio e marzo.

E voi, quanto sareste disponibili a spendere? Dite la vostra rispondendo al sondaggio.

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