Perché la matrigna non è sempre una stronza

di Zio Burp 

Il bello di essere genitori è che non si finisce mai di imparare, guardando la realtà con altri occhi, che di solito sono quelli dei figli. Stavolta invece sono quelli di altri genitori.

Zio Burp

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Siccome il web è il posto della condivisione e del confronto, mi è capitato di ricevere qualche critica per l'ultimo post pubblicato qui, quello sul finale delle fiabe. Il bello di essere genitori è che non si finisce mai di imparare, guardando la realtà con altri occhi, che di solito sono quelli dei figli. Stavolta invece sono quelli di altri genitori. È andata così. Rilanciando il post sui diversi social network e volendo sottolineare il ritorno della mamma, ho mancato di rispetto alla "matrigna" (dandole della... ahem bagascia e pure peggio). Eggià, la matrigna. Che nelle fiabe è cattiva per definizione. Altrimenti perché questo suffisso in -igna che la rende giù ostile al primo ascolto?

Ma la matrigna - si sa - non vive solo nelle fiabe. Non è come elfi, draghi o fate, nossignore. Di matrigne ce n'è eccome anche nella vita reale di un sacco di famiglie. Una matrigna compare quando un babbo si risposa. È evidente perché nessuno ormai la chiami matrigna, per altro. Immagino che il buon vecchio Propp e tutti quelli che hanno studiato le fiabe dal punto di vista psicanalitico abbiano già detto la loro sull'argomento. Un argomento che è estremamente semplice. Se le matrigne delle fiabe sono tutte cattive e perfide e i nostri bimbi si bevono implicitamente questo concetto, allora semmai dovessero trovarsi nella vita ad avere una seconda mamma, come non farsi anche solo influenzare da tutte quelle storie della buonanotte?

La persona, la mamma immagino, che me l'ha fatto notare (ma il suo tono più che di critica sapeva di richiesta o suggerimento) immagino sia proprio una matrigna. Almeno così ho intuito dalle sue parole. E dalla richiesta di tratteggiare con più attenzione (e senza eccessi di astio) la figura in questione. Il fatto è che nella mia beata ingenuità, non ci avevo (ancora) pensato. Il fatto è che non è semplice dipingere un'antagonista con toni positivi. Certo, nulla impedisce di inventare fiabe con matrigne positive. Anzi, se ne conoscete, segnalatemele e le leggo (e le racconto) volentieri. Altrimenti, ne scrivo una io e mi sistemo la coscienza.

Quindi alla fine, complici Hansel e sua sorella, io sono stato doppiamente criticato. Prima da mia figlia per non aver inserito la mamma nel finale (ma lì era colpa dei fratelli Grimm). Poi dalla lettrice per aver, seppur scherzosamente, "infamato" tutte le matrigne. O meglio per non aver mai riflettuto a fondo su questo aspetto. E di queste critiche, signori ascoltatori e signori lettori, io umilmente ringrazio.


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