Quando un cognome è un'ombra che pesa

di Carla Cavallini 

Carla ci racconta che Mat ha due cognomi. Ma il papà non c'è. E lui questo vuoto lo fugge, lo allontana e lo subisce

Carla Cavallini

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foto Corbis Images

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A lui quel secondo cognome non va giù. Forse tutto è iniziato quando al primo appello della scuola materna lo han chiamato: Mattia Cavallini XY (questioni di privacy) e quell'xy gli era sembrato - per assonanza - monello. Un giudizio insomma. Così, su due piedi, il primo giorno di scuola materna: Mattia Cavallini MONELLO. E lui, il mio piccolo uomo dal cuore ribelle, a quell'appellativo non c'era stato e aveva detto alla maestra: Maestra io non sono MONELLO! Al suo cruccio gli avevo spiegato che quello era il suo secondo cognome: il cognome del papà.

Da allora sono trascorsi 6 anni. Ora va in quarta elementare e il papà lo ha visto 3 volte: l'ultima, 4 anni fa. E quel cognome è come un'ombra che aleggia sulla sua vita. Ma, soprattutto, sul suo cuore. Io mi chiamo Mattia Cavallini. Solo Cavallini. Lo ribadisce con serietà. Come a disconoscere quell'assenza che pesa sulle sue spalle ancora così piccole, più di qualsiasi presenza. Un'assenza che ha risolto talvolta con la morte, dichiarando ai suoi compagni che il papà era deceduto in un'avventura non ben precisata, o di una malattia di cui non ricordava il nome, e che ora, più grande e consapevole, vorrebbe lavar via, tagliando quel cognome come fosse un ramo secco e inutile, quel nome che ad ogni appello gli rammenta il terribile vuoto dal quale, pure, è nato.

Comprendo la sua rabbia, e la sua delusione di oggi è stata anche la mia al tempo, ma quel cognome c'è e se non ci fosse il suo dolore non si alleggerirebbe: lui forse non lo sa, ma io si. E' per questo che un giorno, quando sarà più grande e potrà davvero decidere per sé, appoggerò ogni sua scelta in merito. Ora è presto. Ora il suo rapporto con quest'assenza paterna è ancora tutto da definire: vive di emozioni estemporanee, non c'è possibilità di comprensione. C'è solo il desiderio di lavare via il male. Di togliere il vuoto per negarlo, per fingere di non vederlo.

Ma potrà essere un'azione significativa solo quando avrà consapevolezza che è una re-azione alla sofferenza. Allora potrà davvero scegliere cosa farne e sentirsi, finalmente, davvero libero.


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