Mo te lo spiego a papà
chi è Marco

di Francesco Uccello 

In classe c'è un compagno diversamente abile. Dare spiegazioni non è sempre facile, specie quando i bambini hanno paura. E sta a noi adulti trovare le parole giuste. Tipo queste, che ne dite?

Francesco Uccello

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Foto Getty Images

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" ... ma papà, Marco sbatte sempre le costruzioni sul tavolo"
"E la maestra cosa gli dice?"
"Che non si fa"
"Ma si arrabbia perché non riesce a costruire le cose?"
"No non si arrabbia, ma mmm èèèèè mm nervoso"
" Ma tu giochi con lui?"
"Uffa ma Marco non sa giocare"
"Bene, e allora perché non gli fai vedere come si costruisce un garage, o la torre dei pirati come facciamo noi?"
"Ma lui non sa pallare"
"Neanche tu sai pallare bene. Si dice parlare. Vedi? Diciamo che Marco parla in un altro modo, quasi come parliamo noi, ma tu devi imparare la sua lingua"
"Ma quello grida"
"Ascolta bene, non grida, ma forse ti sta chiamando"
"E' vero pure la maestra lo dice"
"Per cui quando credi che ti stia chiamando girati verso di lui e chiedigli cosa vuole"
"Papà, ma Marco ha sempre la lingua da fuori"
"E questa cosa ti fa paura?"
"Si"
"Guardati un po' nello specchio. Li vedi i tuoi capelli da pazzo? Sicuramente c'è qualche bambino che quando ti vede ha paura. Ognuno di noi ha delle cose belle e brutte, alcune fanno paura e altre no"
"E' vero Fabrizio porta sempre a scuola dei mostri che mi fanno paura"
"Ma a te piace giocare con Fabrizio?"
"Si, si"
"Allora Fabrizio non ti fa paura?"
"Papà, ma Marco rompe sempre i giochi"
"Perché tuo fratello nooo? Se voi lo escludete lui un po' si innervosisce"
"Ma lui non sa giocare"
"Eh no. Sei tu che non sai giocare come lui. Marco gioca in un altro modo. Prova a fare come fa lui"
"Ma lui sta sempre a terra"
"Benedetto figlio. Ma ora vuoi fare il preciso con me? Se a casa stai sempre per terra e fai scivolate in continuazione, mi vuoi dire che a scuola non le fai mai?"
"La maestra non vuole"
"Invece io sì. Lasciamo stare. Però facciamo una cosa, domani chiediamo alla maestra se una volta a settimana si può giocare tutti sdraiati a terra come fa Marco"
"Lo facciamo. L'altra volta la maestra ci ha fatto giocare sempre a terra"
"Brava la maestra e come mai?"
"Booooo"
"Diciamo che una volta si gioca come fate voi e una volta si gioca come gioca Marco"
"Papà, ma lo posso toccare?"
"A te ti possono toccare?"
"Si, ma a volte no"
"Bene pure per Marco è lo stesso. Devi cercare di capire quando è il momento e quando no. Se però lui grida non ti spaventare perché forse non hai capito che era il giorno in cui non potevi toccarlo"
"Io voglio bene a Marco"
"Perché non dovresti volerne. Amore mio Marco ti farà diventare un grande uomo perché ti insegnerà un'altra lingua, un altro modo di guardare, un altro modo di giocare. Pensa che tutti i bambini che non incontreranno Marco non potranno imparare queste cose e saranno meno fortunati"
"Pure la mamma di Marco è fortunata?"
"Tutte le mamme e i papà sono fortunati ad avere dei figli come voi"
"E perché la mamma di Marco a scuola pallava con la maestra e poi piangeva. Pecchè piangeva?"
"Non lo so. Ma tu sei sicuro che erano lacrime?"
"...No schezzo. Stava ridendo in un altro modo. Diversamente"

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