Aspettando le parole

di Silvia Gianatti 

Si sa, i bambini parlano quando vogliono parlare. Possono iniziare presto e avere un vocabolario decente a 18 mesi. Oppure indicare ancora con il dito gli oggetti, a tre anni. Non c'è un'età fissa, ma le mamme, a un certo punto (diciamo dopo quei 18 mesi), se lo aspettano.

Silvia Gianatti

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Foto Corbis Images

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Si sa, i bambini parlano quando vogliono parlare. Possono iniziare presto e avere un vocabolario decente a 18 mesi. Oppure indicare ancora con il dito gli oggetti, a tre anni. Non c'è un'età fissa, ma le mamme, a un certo punto (diciamo dopo quei 18 mesi), se lo aspettano. Aspettano le parole.

Confesso, in alcuni momenti sembro matta. «Prova a dire questo, prova a dire quello.» Il risultato è un insieme di suoni che secondo me in Giappone verrebbero compresi. In Italia meno. In un tripudio di TA TO ETAPAKTA TA TA i suoi discorsi sono ben articolati. «Che il giorno in cui parte, non la ferma più nessuno!», dicono tutti. Ok, ma quando parte?

La Patata senza favella ha ormai quasi 22 mesi. Dice un po' di paroline, ogni giorno ne spunta una nuova, o meglio, una sua interpretazione dal suono simile. Per acqua siamo ancora a CACCA. Per capire se ha sete fiuto l'aria. E ho detto tutto.

Mi basterebbe, se tutti i suoi amichetti nati attorno a lei in quel freddo dicembre di due anni fa non fossero già alle prese con "Dai, canta Fra Martino", quando noi neanche sappiamo dire din don dan.

«Sai, Emma conta.». «Anche la Patata conta, col ditino: to to to». Silenzio. Imbarazzato. «No, ecco, be', Emma conta: uno, due, tre…». Ok, ma Emma è sempre stata precoce, a undici mesi già camminava. Quando però anche Enrico e tutti i bimbi delle tue amiche del preparto fan discorsi, il desiderio di sentirla parlare aumenta. E ti chiedi perché loro sì e lei no. Non è voglia di vederla primeggiare nei confronti. È voglia di chiacchierare. Con lei.

Lo so, tutte le mamme con bimbi parlanti mi dicono di godermela, finché non parla. Parlerà e io la vorrò spegnere. Ma in questo momento non vedo l'ora che mi dica cose, che mi racconti a modo suo la realtà, che inventi storie, che mi faccia domande.

«O sviluppano il linguaggio. Oppure il movimento». Lei salta, balla, fa le giravolte, guarda in su e in giù. E corre. Corre sempre, mentre gli altri son tutti seduti. È ovvio dove si sta concentrando. Però non c'è bisogno di imparare la coreografia del Ballo del Qua Qua a meno di due anni.  Un CIAO pronunciato invece che sventolato con la mano è più utile di un batti forte le tue mani e fai qua qua. Per non parlare della Danza Kuduro. Ma è figlia mia?

Da qualche parte ho letto che la lettura aiuta. Bene. Abbiamo iniziato a sfogliare libri a tre mesi e, con la mamma che si ritrova, povera lei, siam circondati da libri di ogni forma e dimensione. Fino a qualche settimana fa, l'attività preferita era saltarmi in braccio, con il libro top del momento. Ora il libro me lo mostra, ma poi se lo legge da sola. In giapponese, chiaro.

Quindi mi viene il dubbio, probabilmente dovrei solo fare un corso di lingua nipponica, perché evidentemente lei mi sta parlando da mesi. Sono io che non la capisco!

PS: Lo so, lo so, parlerà. Sono solo impaziente. E voi? Aspettate o aspettavate con ansia? Quando hanno iniziato a parlare? (giuro, non farò confronti, ormai sono abituata!)

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