Io disegno per Sheila

di Lorenzo & Luca 

Ho imparato a fidarmi di te. Cronistoria di una terapia a fumetti.
Lorenzo, in questa seconda puntata, ci racconta la "sua" prima volta con Luke.

Lorenzo & Luca

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Il mondo di Luca

Il mondo di Luca

Giù la maschera, dài, chiamo Luca col suo nome. Suona così bene: queste due consonanti seguite da vocali, in sequenza. Chiedo a chi di dovere, alla madre. E arriva il permesso, si può. Anzi, forse si deve. Luca è Luca. Un mezzo genietto che va fatto conoscere, mica tenuto in teca. Fa parte dell'incarico. I binari concordati sono due: tenere d'occhio il percorso terapeutico, e crearne un altro: un abbozzo di piano formativo propedeutico al lavoro. Sì, lavoro, vabbè…

Ma torniamo indietro. La volta scorsa, con la psicologa Serena ci siamo lasciati a inizio estate. Se ne riparla in ottobre, dice lei, devo chiedere, stendere un progetto, bisogna vedere se va in porto.

Qualche settimana dopo ho una presentazione dei miei lavori al Porto Antico. La giornata butta male, a Genova fa caldo, finiamo in un loculo col sole battente, poco lontano una cover band di Vasco Rossi suona a tutto volume.

Per fortuna ho un pubblico folto e cordiale, conquistare l'attenzione fa parte del mio mestiere, la band smette e tutto va per il meglio. Fuori dai vetri del loculo, mentre parlo al microfono, noto di sfuggita una figura conosciuta: Serena, la psicologa. Mi sorge il dubbio. Allargo lo sguardo. Di fianco a lei c'è la mamma di Luca, e lui che si sbraccia in un saluto col sorriso.

Finito l'incontro, esco e li raggiungo. Bello così, vicino al mare. Tutto sembra ancora facile, poetico, avventuroso. Due chiacchiere e via. Poi le vacanze, la famiglia, si gioca coi bimbi, e si riserva un pensiero sfuggente a quel progetto in fieri. Che quindi eccita la fantasia, stimola idee. Di tanto in tanto, mi chiedo quali.

Parla chiaro, uomo, che ne sai tu di autismo? A dire il vero, qualcosa sì. Tanti anni fa ho lavorato in una cooperativa sociale, c'erano ragazzi autistici. Eri ragazzo, uomo, e ti occupavi di troppo altro. Li sfioravi appena, era tutto romantico, uomo. Qui ti chiedono di chiuderti in una stanza con Luca.

Già… caccio il pensiero e mi butto in acqua coi bimbi.

Si entra in settembre. Il lavoro riprende, i figli tornano all'asilo, la casa diventa un cantiere. Sei sotto stress quando arriva la chiamata di Serena. Speri quasi che ti dica che tutto è andato a monte. Nossignore. Si fa, si parte in ottobre.

La incontri. Lei ti ribadisce i tratti salienti della vita di Luca. Fa l'artistico, vive in un quartiere popolare. Ha solo la mamma. Si parla anche di epilessia. Ascolti, ma soprattutto ti ascolti. Fai il bulletto. Solo un programma di massima, rilanci, io sono abituato alle tecniche d'improvvisazione. Ho fatto lezioni nelle scuole, in carcere. Mi butto, do tutto, è sempre andata benissimo.

Vediamo cosa ci combina Luca, volta per volta, e ci imbastiamo sopra il lavoro. Serena mi guarda un po' così, mi spiega cosa sono le "storie sociali", che questi ragazzi sono privi di senso del limite, di responsabilità, e che necessitano di continui stimoli comportamentali. Semplici e lineari. Mi schermo dietro anni di professione e un pizzico di prosopopea. Ma alla fine ci intendiamo, anche lei vuole capire cosa succederà.

Poi arriva il giorno.

Luca si presenta al centro con la madre e la sacca di scuola. Indossa grosse cuffie auricolari bianche. Ci chiudiamo in quello stanzino che immaginavo, siamo noi tre. Si siede e inizia lui: "Sai, Serena, per quella cosa che ti dicevo… Quel film, The house of the dead"…

"Luca, ne parliamo un'altra volta. Ora c'è qui Lorenzo e dobbiamo sentire cosa ha da dirci". Lui mi fissa per un attimo, titubante. Capisco subito che sarà dura.

"Ciao, Luca, come sai mi chiamo Lorenzo Calza e di professione faccio lo sceneggiatore di fumetti". Alzo un albo di Julia, glielo sfoglio davanti e descrivo il personaggio. Mi scopro impacciato, un po' logorroico.

Lui tiene lo sguardo basso, poi al cielo, poi parte: "Sai, Serena, quel film, Zombie di Romero… Insomma, lo vorrei, anche se so che non posso…"

Il castello mi crolla. Spavalderia, prosopopea, la vanagloria di cavarsela da soli. Senza letture a riguardo, senza ascoltare, divorando tutto, da vero rocker. Vabbé, si cambia musica, accetto. Chiudo il fumetto. Chiedo a Luca dei suoi disegni.

"Il mio personaggio preferito si chiama Sheila… Io disegno per Sheila…"
"Chi è Sheila?"
"L'eroina perfetta. Fa le indagini, risolve i casi con i ladri. E c'è anche suo fratello Humbert."
"Humbert…"
Gli chiedo di disegnarmela. Lo vedo all'opera, per la prima volta.

Ora gli occhi li abbasso io.
Vedo Sheila.

(cronistoria di una terapia - ho imparato a fidarmi di te - 2 - continua)
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