Quando vuoi puoi
(sì, viaggiare)

di Silvia Gianatti 

Ma è proprio vero che viaggiare con i bimbi piccoli non si può?

Silvia Gianatti

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foto Corbis Images

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Ci sono tanti luoghi comuni che girano attorno al mondo delle mamme, soprattutto se sono neo, ma ancor di più se non lo sono. Una non mamma sa, perché lo ha sentito dire in giro, sempre e comunque, che quando fai un figlio "cambia tutto, non sei più quella di prima, scordati il tempo libero, le cene al ristorante con lui, i tuoi hobby, gli orari liberi, la serata allo showcase con la tua amica Marta (ok, questo non è un luogo comune, ma ci sta visto che la sera in cui ho scritto invece di essere a veder Mengoni che promuove il suo nuovo album ero a casa con l'interfono al collo)".

Può essere vero. In parte. Perché io, che non mamma lo sono stata, ora so che sono solo luoghi comuni e il "quando vuoi puoi" è l'unico a cui bisogna credere. Mi dicevano che non avrei più viaggiato "Scordati i week end via finché è piccola". D'accordo, non sono salita su un aereo per qualche mese, questo è vero. Ma avrei potuto farlo, giuro. Poi però siamo andati a Barcellona, con lui per mano e lei, piccola, al collo. Ed è stato un bellissimo week end.

Ok, ok, le cose cambiano, non è solo un luogo comune. Non stai più a bere birra e mangiar tapas tutta sera, senza guardare l'orologio. Alle sette e mezza sei davanti a un seggiolone e, con cucchiaino in mano, imbocchi tua figlia. Non passeggi più senza meta, per tutto il giorno. Dopo pranzo torni a casa, albergo, bed &breakfast, quello che vuoi e la metti a dormire.

Ma il bello è che, dormendo lei, magari dormi anche tu, perché alla fine fare turismo stanca e dopo 4 ore di camminata un pisolino ci sta, eccome. Quindi è vero, qualcosa cambia. Ma forse in meglio. Quantomeno torni dal week end un po' più riposata e senza zoppicare per il troppo camminare.

Martedì andiamo a Berlino. Un tempo avrei già letto tutta la guida, segnato i posti "assolutamente da vedere", pensato a tutto quello "assolutamente da fare". Oggi lo so che salirò su quell'aereo sapendo che, sì, andremo sicuramente a vedere il muro perché è l'unica cosa che conosco di quella città (scusate l'ignoranza), il resto però ancora mi sfugge.

Ma se non ho tempo (o voglia?) di studiare, come avrei fatto prima, ho ancora tempo per chiacchierare. Quindi ho chiesto alle amiche che ci sono già state e mi hanno fatto qualche X sulla cartina, indicandomi, tra le altre cose, la zona piena di negozietti di design, parchi abitati da passeggini e locali family oriented (pare che ci siano i recinti dei giochi dove il bimbo si intrattiene mentre tu fai merenda. Magari è la volta che non devo darle l'I-phone in mano per bere un caffè in pace).

Non so come sarà Berlino, ma so già che sarà una vacanza per noi tre, insieme. Una vacanza rubata alla settimana di lavoro e… al nido. Perché se prima, da non genitori, ci piaceva viaggiare e andare a respirare le metropoli europee in periodi di non vacanza, ci piace ancora oggi. E allora, perché non farlo? Non siamo più in due. Siamo in tre. E lo facciamo lo stesso e, mi sembra, meglio. E partiamo comunque con la valigia mezza vuota. È solo un po' più grande perché la metà piena è stracolma delle cose di lei. Ma l'altra metà si riempirà di Berlino. E non vedo l'ora di vedere i negozi per bimbi tedeschi. Quando vuoi puoi. E io voglio viaggiare. E tante altre cose.

PS: ovviamente partiamo se non si ammala. Ecco qual è l'unico vero grande cambiamento. Non sei più tu a decidere. È il virus.

PS2: se qualcuno è stato a Berlino e vuol dare suggerimenti su come visitare la città con un passeggino… son ben accetti!


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