I confini sono post-it

di Lorenzo & Luca 

Ho imparato a fidarmi di te. Cronistoria di una terapia a fumetti.
Puntata quattro. Una griglia per gestire le emozioni

Lorenzo & Luca

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@Il mondo di Luca

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«Luca, l'horror ti ha invaso. Ti rendi conto che non stai più disegnando i fumetti?» La mamma mi racconta che quella domenica ha affrontato di petto la cosa e lui è andato in escandescenza, toccato in un nervo scoperto.

Lei è una donna eccezionale, attentissima. Approfondisce tutto, affianca Luca come i solidi argini ai lati di un fiume sempre in piena. Parla con cognizione di causa di qualsiasi aspetto di suo figlio. E lotta, tra mille problemi.

Cosa rappresenta l'horror, per Luca? Anch'io voglio approfondire.

Serena, la psicologa, mi fotocopia il capitolo di un manuale che spiega bene le persone con quei disturbi. Faticano a comprendere i risvolti delle cose, il rapporto causa-effetto, l'assunzione di responsabilità. La rabbia spesso fluisce spontanea. Per certi aspetti il loro comportamento è una tabula rasa, sulla quale bisogna appiccicare continui post-it. Piccoli divieti, consigli per reprimere le pulsioni, per organizzare le relazioni sociali.

Sul manuale trovo la definizione di "storie sociali", un percorso terapeutico elaborato nei primi anni Novanta da una certa Carol Gray. Brevi componimenti, accompagnati da disegni, che aiutino a riorganizzare la griglia dei comportamenti. Come ritrovare gli oggetti. Come gestire le sensazioni. Come guardare, ascoltare. Come gestire la sessualità. Luca può assalire uno che gli risponde male, Luca può litigare sull'autobus con una persona anziana che gli chiede il posto, può sentirsi deriso dalle compagne e dai compagni di classe. Il suo diario clinico è costellato di piccole o grandi liti. La madre spesso resta l'unica valvola di sfogo di giornate emotivamente difficili. Ecco un percorso.

Terzo incontro. Siediti Luca. Lorenzo, posso vedere quel film? Lorenzo, vorrei sapere tutto dei manga porno! Lorenzo, che ne dici di quell'altro film? Torniamo a disegnare qualche espressione del viso. E lui torna ad arzigogolare la pagina seguendo il suo stile un po' cubista, un po' graffitaro anni Ottanta.

Prendo un foglio bianco. Lo divido nella griglia a sei vignette tipica dei fumetti seriali.
«Ora ti mostro le inquadrature». Serena mi fissa incuriosita. Lui lancia uno sguardo sfuggente.

Nella prima vignetta schizzo un Primo Piano, nella seconda un Mezzobusto, poi un Busto, un Piano Americano, la Figura Intera, il Campo Medio, il Campo Lungo.
«Forza, Luca. Ora fammeli tu!»

Ed eccolo, con la lingua spuntare da un angolo della bocca. Eccolo, che deve sforzarsi a ficcare in una specie di gabbia il suo libero fluire. È un azzardo? Non so, mi butto. Serena mi chiede conto con gli occhi. «Penso che ci siano momenti in cui è Luca che si deve adattare allo spazio, non sempre il contrario», dico apposta a voce alta.

Lui è impegnato, chino sul foglio. Parlotta, divaga, ma sta realizzando le inquadrature. Certo, con il suo stile, le fa sue. Ma lui fa suo tutto. Anche Gesù. Mi spiegano che per lui è una specie di amico che un giorno incontrerà. Ma è anche fonte di ansia, come per i miei figli piccoli. C'è il sangue, la croce. Un simbolismo difficile da impattare.

Penso di nuovo all'horror, risalgo il fiume di Luca. E anche il mio. Quando mi appassionai a quel genere, da adolescente. Il corpo cambiava, e con esso la percezione della realtà. L'horror era consolatorio, spaventarsi per non avere davvero paura. Cercare di capire il proprio Io attraverso lo smembramento simbolico di quello altrui. Luca non può gestire questo carico di violenza, non riesce a incanalarlo. Ma la storia sociale della sua ossessione è la storia della sua età.

Luca ha diciassette anni, e gli ormoni, come tutti noi. Dài, Luca. Questo è un mezzobusto, bravo. Figura Intera, sì. Bravo, Luca. Intanto si mette a piovere, e Genova verrà risucchiata insieme ai suoi abitanti in un incubo di cui avrete sentito parlare. Vi lascio immaginare cosa può essere stato per Luca.

Ne parliamo la prossima volta. Tecnicamente, si chiama suspence.

Tipica dell'horror.

(cronistoria di una terapia - ho imparato a fidarmi di te - 4 - continua)
>> LE PUNTATE PRECEDENTI

Ho imparato a fidarmi di te - 1
Io disegno per Sheila - 2
La paura ha lo stupore negli occhi - 3

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