Mamme e papà:
una (?) differenza c'è

di Silvia Gianatti 

I ruoli sono distinti, nonostante la società richieda sempre di più la figura di una mamma e di un mammo tra le mura domestiche, i papà continuano a fare i papà, per fortuna, a modo loro. Con pregi, difetti e tante differenze dal ruolo di mammà. Ma la più grande, forse, è solo una.

Silvia Gianatti

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Foto Corbs Images

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Ok, potremmo iniziare generalizzando su tutte le categorie di papà esistenti, quelli superpresenti, quelli che lasciano la loro forma sul divano, quelli che giocano, quelli che sbuffano, quelli che ci sono sempre, quelli che non ci sono mai. Ma il succo è un altro. A quanto pare i papà se la vivono meglio.

Loro non sanno che cos'è il senso di colpa.

Noi: corriamo, siamo trafelate, soffochiamo nell'organizzazione della routine quotidiana, andiamo al lavoro, facciamo le commissioni, la spesa, laviamo, stiriamo, puliamo per terra, facciamo da mangiare per tutti, anche per gli animali di casa e magari ci facciamo anche una piega perché ci piace essere carine. Ma alla sera andiamo a dormire un po' arrabbiate, perché quella cosa che avremmo voluto fare per noi, solo per noi, anche oggi non l'abbiamo fatta. Ma davvero dovevamo fare le tre del mattino a fare il cambio di stagione?

Loro: no. Loro hanno mille altre grane, tra cui il peso, da non sottovalutare, del portare a casa la pagnotta, che anche se la porti a casa anche tu, vivono come il loro ruolo. Sono stanchi, hanno preoccupazioni lavorative. Magari si sentono anche un po' trascurati, in fondo tu corri. Ma si ritagliano spazio, riescono a portare avanti i loro obiettivi, sembrano (magari sembrano solo) più tranquilli. E trovano il tempo di giocare, spiegare, crescere con i bimbi di casa.

La differenza, scientificamente analizzata in una serata tra amici, uomini e donne, anzi mamme e papà, tra una cena e un dopocena, con qualche bicchiere in più, pare sia tutta lì, nel senso di colpa. Quello in cui noi affoghiamo, imparato e assorbito da chissà quale educazione, quello per cui facciamo la metà o più di tutte le cose che facciamo non perché vogliamo farle, ma perché si deve, perché se no non va bene, non è giusto, si può fare meglio, l'altra mamma lo fa meglio, non dedico abbastanza tempo a mio figlio. Loro non ce l'hanno.

Senso del dovere, sì. Senso di colpa, no. E noi ci proviamo a passarglielo: "ma non puoi stare dieci minuti in più a giocare con lei? Guarda che lei è felice se sta con te." "Ah esci? Potevamo stare un po' insieme". Ma, fortunatamente, (perché è certo che si vive meglio senza) loro non assorbono e parano: "Non conta la quantità, ma la qualità del mio tempo che passo con lei" o "Dieci minuti in più non fan la differenza", ma anche "Esco, ma domani ti rapisco in pausa pranzo".

La domanda nasce spontanea: ok, il senso di colpa non va bene, ma comunque tutte le cose che facciamo le dobbiamo fare e se non le facciamo noi, chi le fa?

La risposta è un tentativo: forse nessuno. Ma provare una volta a trascurare un dettaglio, per prenderci tempo, per rallentare, per provare a fare quello che ci piace e non quello che dobbiamo, potrebbe essere una buona prova. Anche chiedere potrebbe esserlo. In fondo finché facciamo tutto noi, perché dovrebbero farlo loro? Non glielo stiamo chiedendo. Ma se chiedessimo? Se poi va tutto a rotoli si fa sempre in tempo a tornare indietro e ricominciare a correre.

Io da domani ci provo. E tu?


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