Pirati a bordo

di Lorenzo & Luca 

Ho imparato a fidarmi di te. Cronistoria di una terapia a fumetti.
Puntata sei. S'insegna, ma soprattutto s'impara

Lorenzo & Luca

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@Lorenzo Calza

@Lorenzo Calza

«Stavo pensando d'imparare a dimenticarmi l'horror!».

Decisioni importanti, dopo l'alluvione. Serena mi comunica la frase solenne di Luca, pronunciata durante un colloquio. L'armata delle tenebre, gli Zombi, le case infestate, sono destinate a capitolare! Alleluja!

Diamoci dentro, in senso letterale: quando Luca decide una cosa si apre una porta dentro cui infilarsi al volo. Conosce poco le sfumature, per lui è tutto bianco o nero.

Ci stiamo riuscendo, quindi, con un attacco su più fronti. Il fronte terapeutico, con Serena che cerca strategie comportamentali. L'azione della madre, che arriva a spiazzare il figlio con quella frase già accennata: «Luca, non riesci più a disegnare i fumetti, da quando c'è questo horror. L'horror ti ha invaso…».

La fantasia risucchiata, suggestione potente. Ovviamente, l'impatto con l'evidenza scatena nel ragazzo un cataclisma. E la madre è sempre il puntaspilli di queste tempeste emotive. Spesso, i week-end sono difficili per lei. «È colpa tua, mamma!…», una frase che la donna si sente ripetere molto spesso.

Luca tende a rimuovere qualsiasi responsabilità. Se va a sbattere contro un tavolo, la colpa è del tavolo. Se dimentica qualcosa, la colpa è di qualcuno che l'ha distratto. E così via fino a salire alle cose più importanti. Anche perché lui è consapevole che gran parte dei suoi disagi deriva davvero da un fattore esterno: l'epilessia.

Si può azzardare che lo 'scaricabarile' parta da questo problema a monte, che lui non vuole neanche nominare. Altra caratteristica di Luca è evitare di pronunciare i nomi delle cose, per farle magicamente sparire. «… Ero deluso dal giramento di testa e non sono andato a scuola…». I sintomi li racconta così: «Mi ha ubriacato la lingua».

Il primo attacco epilettico lo ha colpito intorno agli undici anni, e lo ha peggiorato, rallentando l'apprendimento e rendendo il carattere più instabile, collerico. Ancora prima il quadro generale era stato squassato dalla morte del padre. Lui aveva tre anni. Ci sono moderne teorie circa le cause scatenanti di stati autistici latenti. Ecco, quel trauma potrebbe essere il momento clou della regressione.

Attenzione, non sbagliamoci, non è tutto plumbeo. Anzi, confermo l'impatto iniziale. Luca, è un ragazzone simpaticissimo, disponibile, incline al sorriso. Solo che naviga in quel mare.

Serena mi spiega un gioco che hanno fatto. Gli ha appiccicato sul maglione un ritaglio con la parola "epilessia", per fargli capire che anche se non viene nominata, la parola c'è, è sempre lì, bisogna conviverci.

Mi ritaglio un piccolo ruolo nel fronte di attacco contro l'horror. Avergli ingabbiato la mistica del divertimento estremo, spiegandoglielo. Proponendogli modelli narrativi diversi. Mettendo più in scena lui, smontandogli il giocattolo, che stava diventando valvola di sfogo e corazza emotiva. Insomma, il tentativo di farlo entrare nei meccanismi della narrazione un gradino alla volta, e ad ogni gradino infilando uno squarcio di vita sua. Rispettarlo, ma costringerlo a mettersi un po' in gioco.

S'insegna, ma soprattutto s'impara. A ogni incontro acquisto sempre più autorevolezza. Cerco e mi faccio cercare dai suoi occhi, calibro la voce in modo omogeneo. Così se vario leggermente il tono per richiamare l'attenzione, la cosa funziona. Frasi brevi, concetti basilari. Ascoltare le sue divagazioni, ma riportarlo sempre in rotta. Sento la burrasca sempre presente all'orizzonte, anche quando sembra esserci bonaccia, ma sto a poco a poco imparando a navigare con Luca.

«Ah, poi c'è anche il problema dei videogiochi», mi avverte Serena. Tùrna, si dice a Genova. Nel senso di anche questa ci tocca?. Siamo seduti uno di fronte all'altro. Lo guardo disegnare. È sempre geometrico, butta giù la figura come se l'avesse prestampata in mente.

«Perché non fai uno schizzo, prima?».
«Uso tutti gli strumenti».
Sembra una risposta incongrua, ma non è così. I suoi personaggi diventano sempre arzigogoli.

«Per diventare il disegnatore di fumetti perfetto devo trovare le parole».
«È vero, Luca. Le cercheremo».

Teniamo la metafora e la rotta. Ci sono pirati a bordo, i vari problemi di Luca. Ora scoviamo i marinai migliori e organizziamo l'ammutinamento!

Mhm, può essere un'idea per la prossima storia da imbastire insieme.

 

(cronistoria di una terapia - ho imparato a fidarmi di te - 6 - continua)

>> LE PUNTATE PRECEDENTI
Ho imparato a fidarmi di te - 1
Io disegno per Sheila - 2
La paura ha lo stupore negli occhi - 3
I confini sono post-it - 4
Il cielo ha sbagliato momento - 5


>> LA GALLERY
Il mondo di Luca

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