Giù la maschera,
a me gli occhi

di Lorenzo & Luca 

Ho imparato a fidarmi di te. Cronistoria di una terapia a fumetti.
Puntata sette. Dentro il suo mondo. Per staccare una spina

Lorenzo & Luca

Lorenzo & Luca

ContributorScopri di piùLeggi tutti


@Il mondo di Luca

@Il mondo di Luca

C'è una strana tensione nell'aria. Forse è colpa del tempo, venti gradi e le mosche in giro a fine novembre è davvero troppo. Nella sala d'aspetto del centro raggiungo Luca, seduto in poltrona, con la madre davanti. Reduce da scuola, è immerso come sempre nelle sue cuffiette. Lo invito a seguirmi e lo trovo subito nervoso.

«Luca, è ora di cominciare», la madre cerca di togliergli gli auricolari e lui, con gesto di stizza, accenna a scalciarla. Poi le lancia l'MP3 in malo modo. Resto annichilito. Mi segue nel corridoio, si siede nello stanzino. Mi dice che vuole interrompere con la Playstation. Interpreto che il nervosismo provenga dal rapporto col videogioco, come mi accennava Serena, la psicologa. Mi viene in mente una vignetta. Gli divido il foglio a metà, e lancio l'idea di una sequenza. Luca che smanetta la console con piantato in testa un filo proveniente dallo schermo, di cui poi si libera. Staccare la spina, per un apparecchio significa spegnersi, per lui potrebbe significare accendersi. Lui urla che così non va, troppo violenta, non vuole più sentire parlare di horror.

«Stai scherzando, vero?», mi dice, alterato. «Basta con certe cose!». Non mi guarda negli occhi. Cerco di recuperare, cambiando tono, spiegandomi meglio.

«Mettere in scena le cose della vita è importante, Luca. Aiuta a sfogarsi». Lui inizia a disegnare, un po' svogliato. Noto che sta facendo se stesso con un collare. Gli chiedo conto. Mi tira fuori un libretto di Bosch, nel suo quadro preferito c'è un tizio con un collare. Al solito, sta mettendo la sua impronta, decido di ribaltargliela contro.

«Allora, Luca, partiamo dal collare e cambiamo la battuta…». Rimugino sul concetto padrone-cane. Ecco, sì, un guinzaglio arriva dallo schermo del videogioco, non più un semplice cavo elettrico, e chiude Luca al collo.

Imposto una prima vignetta col dialogo: "mi manca tanto un padrone divertente", che sfocia nel dialogo di una seconda vignetta: "però torno ad essere padrone di me stesso!". Con Luca che si stacca il collare, sorridendo.

Gli faccio leggere le battute ad alta voce. È distaccato e atonale. Invece di cambiare argomento, sviscero. Improvviso un approfondimento.

Su un foglio scrivo questa sequenza:
LUCA…
LUCA!
LUCA?
LUCA.

Gliele recito, con le intonazioni determinate dalla punteggiatura. Lui ripete perfettamente. È riagganciato. Ha un talento anche attoriale, istintivo. Scoprirò poi che fa teatro con un altro centro. Gli chiedo spesso di guardarmi negli occhi. Anche oggi il tormentone è che vuole fare animazione, collaborare a una trasmissione come Supergulp. Ma lo ripete molto meno delle volte precedenti. Decido di tornare sulla scena a cui ho assistito, il calcio alla madre. Gli chiedo cosa sente dentro nel conflitto con lei.

«M'interrompe dal fare quello che voglio», dice Luca.

Mi viene in mente una nuova sequenza. Imposto a matita lo schizzo della prima vignetta. Disegno Luca di spalle. In secondo piano metto una madre-maschera cattiva.

'A volte ti vedo con la maschera cattiva delle cose da non fare…', appunto sopra.

La vignetta successiva sarà un rovesciamento, dev'essere così. Schizzo la madre di spalle, Luca in 2°P, a sguardo basso, con le cuffiette, alienato.

"… Invece sono io a indossare la maschera del NON capire!'.

Sottolineo non.

Resta colpito, un po' scosso. Mi guarda negli occhi, per decifrare le mie vere intenzioni. Decido di stemperare il clima emotivo analizzando la vignetta tecnicamente. Gli spiego il controcampo. Gli mostro come abbiamo usato la tecnica del ribaltamento, anche visivo, e la punteggiatura. Mi sembra rasserenato e coinvolto. Per la prima volta abbiamo affrontato il cuore pulsante della sua emotività. Sparo una nuova scenetta, fingendo di improvvisarla, in realtà pescando da un episodio che gli è capitato.

«Immaginiamo un ragazzo seduto sull'autobus e un vecchio che gli chiede di sedersi», dico. Luca fa un mezzo sorrisetto, come se fosse stato tanato. «Il ragazzo sbotta…» continuo io.

Schizzo il vecchio e il ragazzo sull'autobus.

'Quello che mi fa arrabbiare va capito dal punto di vista degli altri', è l'epigrafe.

Disegna la vignetta.

Prima di andarsene bofonchia soddisfatto: «Padrone di me stesso… Mi piace».

Sono soddisfatto anch'io, per la prima volta si va nella direzione che intendo seguire. Quel pomeriggio aggiorno Facebook: Oggi, la riprova: la narrazione fatta d'anima è terapia. Recuperato un inizio difficile, con Luca nervoso e violento. Incastonargli la rabbia nelle maglie delle frasi, dei disegni, della sequenza. Indurlo a cimentarsi con gli argomenti più scabrosi. La magia di uno svolgimento riuscito con forza anche poetica. E vederlo che a poco a poco comincia a guardarti negli occhi.


(cronistoria di una terapia - ho imparato a fidarmi di te - 7 - continua)

>> LE PUNTATE PRECEDENTI
Ho imparato a fidarmi di te - 1
Io disegno per Sheila - 2
La paura ha lo stupore negli occhi - 3
I confini sono post-it - 4
Il cielo ha sbagliato momento - 5
Pirati a bordo - 6

>> LA GALLERY
Il mondo di Luca


Inserisci il tuo indirizzo email per iscriverti alla newsletter di Style.it