Ogni virgola ha un peso

di Lorenzo & Luca 

Ho imparato a fidarmi di te. Cronistoria di una terapia a fumetti.
Puntata otto. Per cercare di capire. Almeno un po'.

Lorenzo & Luca

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@Il mondo di Luca

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Naturalmente, scrivere di Luca richiede cura, attenzione.

Nel caso di Style.it, che ci ospita, anche una dose di coraggio. Il giorno della pubblicazione scatta un fitto dialogo via chat con Monica, redattrice e preziosa interfaccia del progetto. La volta scorsa, ad esempio, mentre stavamo linkando le vignette…

IO> Che ne pensi del titolo 'La maschera cattiva delle cose'? Oppure 'Ti tolgo la maschera cattiva'
MONICA> Maschera c'è nel titolo, altrimenti era troppo facile. Ma è la tua grafia quella?
IO> Allora non capisco di cosa stiamo parlando… Ah, del sottotitolo?
MONICA> Sì, del sommario, il titolo è ok. Giù la maschera, eccetera…
IO> Per carità, fai tu! Per quanto riguarda la grafia, di mio pugno ho scritto solo la parola «controcampo» e il titolo di una vignetta.
MONICA> Ok, ma le vignette le hai fatte tu, vero? Come credito che metto?
IO> No, disegnate da Luca.
MONICA>… Come da lui? Ah, queste sono le… sue? Cavolo. Okok
IO> Allora, io gli ho impostato le sequenze a voce e con schizzi (che non accludo), quello è il suo risultato.
MONICA> Okok, ora ci sono. Ero convinta fosse la tua mano perché è sicura.

IO> Sul foglio, Luca è una macchina. Paradossalmente bisognerebbe rendergli i disegni più insicuri, meno granitici.
MONICA> Sì, ma hai visto la frase «Quello che mi fa arrabbiare va capito dal punto di vista degli altri»? Ha messo la virgola dopo 'punto di vista', separando 'gli altri'!
IO> … Senti, salvo questo scambio, okay? Credo sarebbe bello un 'dietro le quinte' in cui parliamo dell'impaginazione, e di Luca tra le righe. Dà ritmo, freschezza.
MONICA> A me sta bene. Però non hai risposto. Ha messo una virgola che tu non gli hai indicato.
IO> Particolare che non avevo notato!
MONICA> … Magari non va notato. Però a me ha colpito.
IO> Allora è rilevante.

Sì, è così: Luca mette sempre punteggiature tra sé e gli altri.
L'incontro successivo a quello citato nella chat è stato difficile. Trovo un Luca nervoso, scostante. Serena, la psicologa, mi riporta una frase che ha detto in settimana: «Come faccio a leggere i fumetti? Per essere un superfumettista perfetto ho bisogno delle parole!» Un grido d'allarme che arriva dalla sua patologia, legata anche alla gestione del linguaggio. Decido di lavorare sulle parole da trovare. Improvviso una sequenza.

Nella prima vignetta lui, di spalle, proteso verso una porta buia.
«È anche un modo per prendere in giro l'horror!», gli dico.
Luca si altera: «Non voglio sentire quella parola, l'horror, no, no!»
La prima frase la scrivo io: 'A volte non trovo le parole per dirlo…'
Gli recito la battuta della seconda vignetta «Lascerò che siano le parole a trovare me!». L'inquadratura sarà un controcampo. Luca di fronte, sul fondo, visto dall'interno della porta, con una pioggia di vocaboli in primo piano. Che siano le parole a trovarti. Forza, Luca, le prime che ti vengono, le più importanti per te.

Ha un blocco, guarda il foglio e non esce niente. Allora suggerisco le più immediate: 'amici, amore, mamma'. Rifiuta di mettere la madre (che poi assocerà alla rabbia), probabilmente c'è qualche diatriba in corso. Il primo termine che scrive lui è «peperoncino».
Nuovo esempio di sottile ironia 'luchiana'. Che c'entra il peperoncino? Poi aggiunge altri elementi, piccoli o grandi a seconda dell'importanza. Io gli chiedo delle donne. Lui scrive in piccolo 'donna perfetta', spiegando che non è mai riuscito a trovarla. Curioso l'utilizzo dell'aggettivo: 'perfetta' è Sheila, l'eroina dei suoi fumetti; vuole diventare il fumettista 'perfetto', fare i cartoni animati 'perfetti'… Insomma, a suo modo, Luca è un perfezionista!

Mi sta sottilmente sfidando. Capisce che i miei stimoli vogliono portarlo sul versante femminile dei ragionamenti, anche per stemperare l'aggressività che sento nel tono di voce.
Gioca il jolly, apre il tubo dei disegni ed estrae un foglio, un po' sfrontato.
«Basta con le femmine, basta con Sheila. Adesso disegno per Seker!»
Mi mostra una tavola semilavorata.
«Ecco il mio nuovo eroe preferito e perfetto!»
Seker (pronuncia sìcher) è un vampiro pieno di scritte 'blood' sul mantello rosso, suona in una rock-band insieme agli amici.

Torno a studiare la nostra vignetta, le parole che ha scritto. Svetta il «rock», con tanto di croce metallara, e noto che fa dire a se stesso «penalità - divertimento».
Aveva scritto anche «Seker», e «uomini», lassù in grande. Come a voler ribadire che Sheila e le donne sono passate in secondo piano.

Ci dobbiamo lasciare, incontro finito. Anche nel salutarmi è nervoso, e io resto sconfortato. Serena mi spiega che Luca è in piena crisi emotiva. Ci sono problemi a scuola, con i compagni. Sta realizzando la sua condizione, cominciano ad affacciarsi domande, esce dalla bambagia dei giochi, degli schemi di controllo. Il discorso si fa complesso, cerca le parole per capirsi.

Comunque, Monica ha visto giusto, ogni virgola ha un peso.

(cronistoria di una terapia - ho imparato a fidarmi di te - 8 - continua)

>> LE PUNTATE PRECEDENTI
Ho imparato a fidarmi di te - 1
Io disegno per Sheila - 2
La paura ha lo stupore negli occhi - 3
I confini sono post-it - 4
Il cielo ha sbagliato momento - 5
Pirati a bordo - 6
Giù la maschera, a me gli occhi - 7

>> LA GALLERY
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