Mo te lo spiego a papà
il giorno in cui tutto è part(or)ito

di Francesco Uccello 

Francesco alle prese con i ricordi della nascita e della sala parto. E meno male che ci sono gli stipiti ...

Francesco Uccello

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foto Corbis Images

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E' arrivato un cuginetto da poco e per DA1 e DA2 guardare un bimbo di pochi giorni è stata una esperienza davvero speciale.

Gli è sembrato strano che potessero esistere dei bambini così piccoli. «Papà, ma si muove!». «E certo che si muove, è vivo e sta bene». «Papààà, no palla». «Se è per questo, manco tu tanto. Non parla perché è ancora piccolo, non vedi che mangia dalla zizza della mamma».

Non si dice zizza vero? Lo so, ma a noi seno non piace, è troppo scientifico e tetta non rende l'idea, non da il gusto del latte che nutre. Li ho visti imbarazzati, come se sapessero che quella nudità non è consueta.  In effetti mica qualcuno si ricorda quando mangiava al seno? Scusate alla zizza?

«Non gli devi girare i piedini, non è un bambolotto. Accarezzalo sulle gambine.»«Ma papà non fa niente?». «E che deve fare? Anche voi quando eravate così piccoli non facevate niente. Solo mangiare e dormire...e piangere». «Papà, papà ide». «No, non ride». «Si, guadda. Blehh, blehhh». «Ma dai non si fanno le boccacce. Si potrebbe spaventare perchè fino a qualche giorno fa era nella pancia di zia e non era abituato a questi rumori così forti». «Pure io stavo nella pancia?». «Si, si. Tutti i bimbi stanno nella pancia». «E come sono uscito?»

Le domande si stavano succedendo a raffica, la zia cominciava a essere impaziente e per non importunare troppo il neonato ho proposto un diversivo: "Vi racconto quando siete nati.»

«Acchiooo ....mmmm...nati»

Ai bambini piace quando gli si racconta della loro nascita. E' come sentire una favola che parla di loro. Logicamente la storia che racconto è sempre quella inerente a DA1, ma ogni tanto inserisco anche delle scene che parlano di DA2 altrimenti si dispiace.

«Allora vi ricordate che già vi ho spiegato come si fanno i bambini (vedi post del 13 Giugno 2011). Bene per nove mesi un bimbo sta nella pancia della mamma prima di uscire.»

«E come prende la zizza?»
«
Non prende ancora il latte. Ha un tubicino che va dal suo ombelico a quello della mamma e così ogni cosa che la mamma mangia lo riceve pure lui.»
«Ma si può giocare nella pancia?»

«
Si, si possono fare tante cose. La sera io e mamma ci mettevamo sul divano e stavamo a guardare tutti i movimenti che facevi. Era bello sapere che stavi giocando. Ma nella pancia si può ascoltare anche la musica. Papà metteva le cuffie sulla pancia così tu potevi ballare. E poi altre volte parlavamo. Io ti chiamavo, ti salutavo, ti raccontavo le storie, ti dicevo cosa avremmo fatto. Eravamo proprio contenti di aspettare che nascessi e non vedevamo l'ora. Abbiamo comprato un sacco di cose per te: la culla, il passeggino, il porta-enfant, il fasciatoio, lo sterilizzatore...e se vuoi continuo tanto ho ancora un migliaio di euro da elencare.»

L'attesa di un figlio, specie quando è il primo, è un momento strano della vita di un uomo.

Non ti senti papà solo perché hai fecondato un ovulo con successo e poi non sai cosa significa portare in grembo una vita. Sei estraneo ad un sacco di emozioni per quanto tutti ti vogliono far partecipare. Compri libri, leggi, ti documenti e pensi di sapere tutto. Quando vai dal ginecologo e vedi una ecografia tridimensionale ti viene da piangere, ma è una emozione lampo anche perché le vere lacrime ti vengono quando paghi la parcella del dottore.

Portare le buste della spesa, fare attenzione ad ogni movimento di tua moglie, massaggiare i piedi ed evitare ogni parola o alimento o odore che generi nausea sono le azioni che dovrebbero farti sentire padre? In effetti alcune di esse, come essere facchino, saranno fondamentali, ma per quanto tu possa sforzarti non è esattamente quello.

«Papà, ma come sono uscito dalla pancia di mamma?»

«Dopo che uno è stato tanto tempo nella pancia vuole uscire per conoscere la sua mamma e il suo papà e allora comincia a spingere e a dare calci. Così siamo andati all'ospedale dove ci sono i dottori che aiutano i bimbi ad uscire dalle pance delle mamme. Dalla finestra della nostra stanza si vedeva il mare, il Vesuvio ed un castello. Davvero una favola."

«Papà, ma sciito pancia mamma?»

«Avete ragione mi sono buttato sull'emozionale. Dopo un bel po' di tempo e di passeggiate nei corridoi siamo entrati nella stanza dove nascono i bimbi. Mi hanno fatto mettere un camice verde lungo lungo, delle ciabattine intorno alle scarpe ed una cuffia per i capelli. Dove nascono i bambini bisogna che tutto sia pulitissimo. La mamma però aveva un mal di pancia terribile ed io ero molto preoccupato per lei.»

«Papà, ma io quando sono nato?»

«E aspetta mamma mia. Non so come farai da grande quando dovrai aspettare tu nove mesi. Dicevo, la mamma era su un letto con le ruote con una forma un po' strana ed io ero un po' più lontano, sotto l'arco di una porta, ma sempre a vista. Il dottore ha fatto qualche cosa con le mani sulla pancia e ad un tratto ti ha sollevato per i piedi tenendoti a testa in giù. Poi un colpetto e ti sei messo a piangere.»

Il momento in cui ho visto quel bambino mi è mancato il fiato. Tutto il tempo prima che piangesse non ho respirato. Ero poggiato alla cornice della porta, ma forse solo per non cadere anche perché ho sempre pensato che se svieni in sala parto è davvero una figura di merda (per un bel motivo certo, ma sempre di merda).

Durante tutta l'operazione del peso, del lavaggio e le altre di routine non riuscivo a dire nessuna parola nonostante sia uno a cui non mancano. E' una sensazione indescrivibile che ho ancora addosso; pensavo oggi sono papà e quel bimbo è mio e lo devo proteggere, crescere ed educare. Pensavo oggi si parte (in effetti per questo si chiama parto) per un lungo viaggio. Mi sentivo rincoglionito e avevo le lacrime agli occhi proprio come ogni volta che lo racconto o ci penso.

«Papà, ecchèè piangi?»

«No, non sto piangendo. Sono contento di raccontarvi questa storia perché vi voglio bene.

«E poi che è successo?»

«Niente, ti hanno vestito, visitato, messo in una culla piccola piccola e ti hanno portato nella stanza col panorama dove io e mamma ti aspettavamo. Ma ora andiamo nel salotto che zia ci ha preparato qualche dolcino.»

«Siiiiii, evvivaaaaa»

E' bello raccontare ai propri figli di quando sono nati, ma forse alcune cose andrebbero spiegate meglio perché dopo un po' DA2 ha preso una cannuccia e alzandosi la maglietta ha cercato di unire il proprio ombelico con quello di MPS dicendo: «Acchiooo maggioo mamma»

Beh in fondo ha ragione...come dice MPS: «Fino a 36 mesi fa era nella mia pancia».

>> Scopri il blog  Motelospiegoapapa.it

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