Mo te lo spiego a papà
quali sono le buone maniere

di Francesco Uccello 

Grazie, prego, buongiorno, arrivederci questi sconosciuti? E che dire di rutti, puzzette e dita nel naso? Ecco Francesco alle prese con le regole del baby bon ton

Francesco Uccello

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Foto Corbis

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L'altro giorno è capitata una cosa che mi ha messo in crisi. DA1 è stato con me tutta la mattinata perché a scuola c'era una assemblea degli insegnanti e non avevamo fatto caso, nei giorni precedenti, all'avviso. (Non si discutono i diritti dei lavoratori).

«Mi raccomando, papà deve incontrare un signore e adesso che andiamo a casa sua comportati bene». Questa è in genere la frase di chi, rassegnato, sa che ci scapperà di sicuro una brutta figura. I bambini sono delle mine vaganti, specie quando vai a casa di qualcuno.

Mentre parlavo con quella persona immaginavo che stesse pensando frasi del genere: «Ma questo bambino non sta un attimo fermo. Questa è l'educazione che gli hanno insegnato? Ma che maniere sono». Ciliegina sulla torta è stato il momento del saluto. DA1 non ha neanche sollevato lo sguardo e avrà biascicato qualche parola che poteva somigliare ad un ciao. L'ultima frase che mi ripetevo in mente era: «Non gli hanno insegnato neanche a salutare?».

Hai voglia a dire che pure gli asini quando entrano nella stalla fanno Ih-Oh Ih-Oh per salutare. Ma DA1 ha sempre molta vergogna e per questo si comporta così nonostante il papà, che sarei io, è sempre molto attento a salutare tutti.

Questa cosa delle buone maniere è da giorni che mi perseguita. Io ed MPS ripetiamo cento mila volte alcune regole e modi di fare che facciano di loro dei bambini educati e dalle buone maniere. Sì perché non è bello quando a DA2 gli si offre qualcosa e lui senza neanche guardare dice: «Che chifo!». E' una frase che non esiste a casa mia. Ma dove l'avrà sentita.

Per non parlare dei rutti. Non abbiamo questo rito a fine pasto o dopo che abbiamo bevuto, ma per questo ringrazio Shrek e altri personaggi dei cartoni che spesso si divertono in questo modo. Non è carino quando sei a casa di qualcuno e devi dire: «Eiii, non si fa. Mica sei un maialino? E poi cosa si dice?».

Scusate. Sì. Scusate, ma poi vogliamo parlare delle puzzette? E' una cosa che li fa sbellicare mentre tu arrossisci e ti giustifichi dicendo: «Sono bambini. Comunque non si fa, si va in bagno. Monelli».

E quando arrivano i dolci? Tu lo hai spiegato perché non si toccano tutti prima di sceglierne uno, ma è inutile. E poi trovi sempre il bambino perfettino che dice: «Scusa ne posso prendere un altro?». Che cosa avranno fatto più di me i suoi genitori? Che cosa non ho detto? Come hanno fatto ad essere stati così incisivi? Magari gli faccio fare una chiaccherata con DA1 e DA2.

Una scena da brivido è stata quella accaduta qualche mese fa a casa di altri amici...o ex amici a questo punto. DA1 faceva le capriole sul divano in tessuto bianco e DA2 era intento a fare pulizie nel naso attaccando quello che trovava ovunque. Certo le capriole sul divano a casa nostra si fanno e quindi è più difficile fargli capire la differenza: «Ascolta a papà. Ciro e Maria hanno deciso che la regola del loro divano è quella di stare solo seduti. A lui non piace giocare. Invece a casa nostra abbiamo la regola di un po' di capriole e un po' di stare seduti perché al nostro divano piace che uno ci si rotoli sopra. Ci sono divani e divani». Ma per il resto ci soffiamo il naso con il fazzoletto e li invitiamo continuamente a farlo.

Sono sicuro che i nostri figli le buone maniere le conoscono bene e tutto questo è solo per farci un dispetto, per vedere la nostra reazione... Anche perché io non faccio i rutti, pure se fa tanto ridere quando li fanno loro (vi assicuro però che non mi faccio mai vedere se sorrido).

Ad aumentare il senso di frustrazione è quando sento, tra i fratelli, frasi di questo tipo: «Non si fa, ha detto zio Gigi che non si fa». Magari zio Gigi quella cosa l'ha detta una sola volta contro le millecinquecentoventitrè volte che tu l'hai ripetuta e così ti senti incapace.

In ogni modo è dura insegnare le buone maniere. I genitori da soli non possono mai farcela. C'è sempre bisogno di qualcun altro che sia di esempio, che inviti a non avere un determinato atteggiamento. Mi piace molto il Proverbio Indiano che dice che per educare un bambino ci vuole un intero villaggio. Per cui fate molta attenzione a ciò che fate perché questi (i nostri figli) imitano tutto quello che i grandi fanno.

«Etciùùù». Scusate ho un po' di raffreddore, ma tranquilli ho messo la mano davanti. Non come è accaduto l'altra sera quando io ed MPS abbiamo ascoltato dal divano questo dialogo.

DA1: «Eetciuùùùù»
DA2: «Eiiiii..che chifoooo»
Beh ha ragione, quando ce vò ce vò.

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