Mo te lo spiego a papà
cos'è una cooking class

di Francesco Uccello 

Francesco è stato invitato a un evento a Milano. Ha partecipato a una dimostrazione e a una cena con piatti della tradizione napoletana. Ecco le sue impressioni

Francesco Uccello

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Foto Laura Adani

Foto Laura Adani

«Papà che ci hai pottato?». «Si anche voi mi siete mancati». Quando torni da un viaggio è bello essere accolto con indifferenza dai tuoi figli maschi, compiaciuti del fatto che hanno potuto godere della madre senza nessun antagonista intorno. (Clan di Edipo).

Style.it mi ha invitato a Milano per un evento che si chiama Per tutti i gusti per veder cucinare alcuni dei migliori chef della Campania, ma anche per gustare le loro pietanze gourmet. Mi sono chiesto subito cosa ci azzeccassi io che non sapevo qual era il significato di gourmet fino a quando non l'ho cercato su Wikipedia.

Mi sentivo che avrei fatto come Homer Simpson alle prese con una recensione di un ristorante. Allo Sheraton Milan Malpensa Airport Hotel & Conference Centre avevo un letto bellissimo. Maledizione però al riflesso condizionato dagli ultimi anni di sveglie notturne che mi ha fatto dormire come se stessi a casa e cioè male.

All'evento c'erano food blogger (donne che fotografano quello che cucinano) giornalisti del settore (che con la scusa dell'articolo vanno in giro per ristoranti), qualche star della cucina in tv (o della tv in cucina...dipende come vi va di mangiare), dame di compagnia, gente dal palato fine, sommelier e qualcuno che faceva la parte dell'intenditore, citando friarielli e ragù, solo perché era stato a Napoli e teneva il bicchiere del vino dalla parte della base.

A dire il vero la trasferta ha previsto anche una mattinata in redazione a Style.it. Beh, proprio come me la immaginavo. Una stupenda veduta sul Castello Sforzesco, porte a vetro, spazi grandi e mi hanno dato anche la mia scrivania. Questi milanesi sì che sanno lavorare. E poi due incontri su tutti: la capa Margherita (a cui devo l'opportunità) e la capa tosta Monica (che educa la mia scrittura). (ndr: in redazione stiamo ridendo).

Il pomeriggio ho partecipato alla cooking class che sarebbe una lezione di cucina, una dimostrazione. Ma poi perché si deve sempre usare l'inglese visto che a Londra e dintorni non sanno neanche cucinare? Ogni chef trasformava gli ingredienti in una opera d'arte e mentre le addette ai lavori cercavano, invano, di rubare il segreto io pensavo con quanta facilità usavano il coltello o come sfilettavano il pesce o saltavano in padella. Mi sembrava di essere a S.O.S Cuoco, della serie quando lo fanno loro tutto riesce bene e facile, ma poi quando vai a casa ti tagli un dito, il pesce risorge e si ribella e quello che hai messo nel forno si brucia. Per non parlare degli ingredienti: il pomodorino così, l'olio colì e poi il dragoncello, lo scalogno e il coriandolo. Da me il coriandolo si usa solo a Carnevale e te lo trovi nelle mutande fino a Pasqua.

Uno degli chef ci ha dimostrato e spiegato come si cucina una pizza fritta col pomodoro. Blogger e giornaliste erano estasiate. Mi sembrava brutto, ma avrei voluto alzare il dito per dire: «…per il gourmet tanto di cappello, ma per lo street food stai calmo. La Montanara (perché si chiama così) ve la porto a mangiare io in un paio di posticini dove l'olio si cambia dopo 15000Km almeno; ma vuoi mettere il sapore!!! Sì perché la pizza fritta la puoi fare pure a Milano o a Sidney, ma quella che mangi in Pignasecca (ventre di Napoli- Fermata Metro Montesanto) non ha eguali perché prende i sapori della strada, del folclore e della storia che uniti al magma del Vesuvio e all'area di mare ne danno un prodotto da estasi. Se tutto ciò è troppo potete venire pure a casa mia perché quella di MPS merita sicuramente; l'olio lo cambiamo ogni volta, gli odori della strada non ci sono, ma di Vesuvio in eruzione ne abbiamo due se non vi spaventate».

La sera c'è stata la grande cena e per l'occasione mi sono messo proprio un bel vestito e pure la cravattina fashion con gli occhialini colorati comprati a Parigi per le grandi occasioni. Occhiali gourmet come tutto quello che avevano preparato. In un barattolino di vetro, stile confettura, ho trovato della pasta e patate. Senza offesa, nei Quartieri Spagnoli (non lontano dalla Pignasecca) c'è la trattoria Nennella che fa una pasta e patate che è la fine del mondo. Il piatto lo puoi capovolgere senza che nulla cada perché è azzeccata (ndr incollata).

I primi e i secondi piatti sono stati eccezionali, di un gusto sopraffino che mi ha evocato momenti di vita: la mia infanzia in campagna dai nonni con l'odore del basilico, dei limoni appena colti, del pomodoro sciriato sul pane e degli animali allevati per essere mangiati, e poi le interminabili caccie subacquee con mio padre alle prese con polpi e pesci di ogni tipo.

Per questo devo ringraziare Luigi Tramontano del Flauto di Pan di Villa Cimbrone, Mirko Balzano di Villa Assunta, Pasquale Palamaro di Indaco della Regina Isabella, Vitantonio Lombardo di Locanda Severino e la pasta di Gerardo di Nola. Li ringrazio per la passione perché quando mangi qualcosa che ti apre un ricordo significa che lo chef è un artista.

«Papà che ci hai pottato?». «Una bella cotoletta alla milanese, tiè!».

>> Scopri il blog  Motelospiegoapapa.it

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