Chi sgrida chi (e soprattutto come)

di Zio Burp 

Sgridate, punizioni, perdoni, ruoli e sensi di colpa. Qual è la quotidianità di un papà alle prese con due figlie femmine e una moglie che porta i pantaloni?

Zio Burp

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foto Corbis

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Spesso bisogna ripensare a che bambini eravamo, in che famiglia vivevamo, per capire che genitori siamo e stiamo diventando. Ho scritto "stiamo", già. Sì, perché comunque sia, noi siamo genitori in divenire. Io credo che finirò di imparare a fare il genitore quando avrò l'età giusta essere nonno.

Ci ho pensato in questi giorni partendo da un tema di sgridate, punizioni, perdoni.
Nella mia famiglia, quella in cui sono genitore, chi porta i pantaloni è mia moglie. In linea generale, lei è quella delle regole, io quello delle eccezioni. Lei è la puntualità, io l'improvvisazione. E passando più tempo con la prole, lei è quella che mantiene la disciplina, che ordina, che sgrida. Ecco, nella famiglia in cui ero figlio, funzionava più o meno così: la mamma teneva l'ordine, il babbo interveniva su richiesta o nei casi più gravi. E quando interveniva, ruggiva. E non volava una mosca.

Io, diciamo che a ruggire sto imparando. Dopo essere stato sgridato in passato da mia moglie per non aver sgridato mia figlia (su, questo capita, dai), l'altro giorno sono stato sgridato da mia moglie per come avevo sgridato mia figlia. O meglio, per come - dopo averla sgridata per bene, compresa minaccia di "castigo" e relativa comminazione della pena - dopo nemmeno 10 minuti sono andato di là - ripercorrendo un corridoio irto dei suoi singhiozzi - a consolarla. Lo so, lo so: non si fa.  Non crediate che non la sappia la teoria.

Eventualmente ci si può dividere le parti: poliziotto cattivo e poliziotto buono, bastone e carota. Ma due cose non si devono fare. La prima è prendere le difese della prole contro il coniuge. Anche se ti sembra che tua moglie (o tuo marito) stia esagerando, trattieniti: glielo dici dopo che ha esagerato, non davanti a chi viene rimproverato, mai.

La seconda è dopo una solenne e meritata sgridata, di fronte a lacrime o suppliche, pentirsene e  andare a consolare o a cercare di fare pace subito. Tutti siamo umani, tutti erriamo, tutti siamo fallaci. L'importante è non perseverare e diventare diabolici. E mi viene, sapete, il dubbio che con i figli maschi possa essere diverso, chissà. Io ho due femmine e il mio destino è segnato.

Di diabolico qui c'è solo la spontanea semplicità, l'automatismo genetico, con cui basta una lacrima di figlia a far star male il proprio babbo. E il futuro non è roseo.
"Se ti fai fregare da due lacrimucce quando ha 10 anni, immaginati come ti frega facile quando ne ha 14".

DA STYLE.IT

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