Ouejdane, mamma in Italia

di Chiara Cristilli 

Un pranzo tra amiche. Italia e Tunisia attorno a un tavolo, tra sorrisi, affetto e confidenze. E un tema importante: cosa si prova a diventare mamma in Italia?

Chiara Cristilli

Chiara Cristilli

ContributorScopri di piùLeggi tutti


foto Corbis

foto Corbis

Prima di trasferirsi in Italia, Ouejdane non sapeva quanto fosse spaventoso avere dei figli. Se volete scoprirne il motivo, immaginate di trovarvi a Milano, un mercoledì di primavera. Il cielo promette pioggia, e le ragazze indossano impermeabili colorati. In una mattina come questa, mi sono svegliata con la voglia di incontrare la mia amica tunisina. Così le ho telefonato.

«Buongiorno, Ouejdane!»
«Cara! Buongiorno a te»
«Che ne dici di vederci?»
«Se vuoi pranziamo insieme»
«Facciamo alle 12:30, al ristorante cinese di via Xyz…».

Qualche ora più tardi, mandiamo giù grosse forchettate di spaghetti di riso. Ci piace mangiare etnico. Diciamo che ci piace mangiare e basta, e che questo consolida il nostro legame. Io e Ouejdane ci siamo conosciute un anno fa. La contattai per intervistarla sulla condizione delle donne tunisine in Italia. Da allora non ho più smesso di farle domande. Ora, ad esempio, ne ho una sulla punta della lingua.

«Com'è diventare mamma in Italia?» domando a bruciapelo.

Ouejdane sgrana gli occhi, lanciandomi uno sguardo ironico.

«… Considera che ogni Paese ha le sue tradizioni sulla gravidanza, l'allattamento, l'educazione dei figli…». «Dai, non girarci intorno, spiega!»

«Guarda, un'esperienza terrificante. Al corso preparto ti spiegano che per diventare una brava mamma devi preoccuparti di tutto, e a me sono venuti i dubbi. Allora ho telefonato a mia sorella Afef che vive a Firenze. All'epoca eravamo entrambe incinte».

«Afef, tu sei pronta?». E lei: «Lo hanno detto anche a te?! Senti, nemmeno io ho capito bene 'sta cosa di essere 'pronte'. Ti dicono che c'è l'angoscia, ma non ti spiegano perché.» «Secondo me la mamma, nemmeno dopo cinque figli, si sente ancora pronta. E siamo scoppiate a ridere».

Sapevo che Ouejdane avrebbe sparso la sua polvere magica di umorismo sulla realtà, è un rimedio mediterraneo. Mi ricorda la mia famiglia. Chi sa se mia nonna, scoprendo di essere incinta, si crucciò al pensiero che sarebbe diventata madre. La immagino con il pancione, mentre confida i suoi segreti alle amiche d'infanzia. In riva al mare, con la pelle profumata di salsedine.

«Piccola mia, devi esserti sentita triste…»
«Ero sola. Lontana dall'affetto e dal sostegno della mia famiglia»
«Tua suocera?…»
«Sai cos'altro dicevano al corso preparto?»
«Di non lasciarla entrare in casa» azzardo.
«Una volta partorito, ci raccomandavano di non ricevere nessuno per due, tre settimane. Altrimenti non si sarebbe stabilita la giusta intimità con il bambino. "Dovete difendere la vostra privacy", ci ripetevano»
«Esagerati…».

Il brusio nella sala è aumentato. A quest'ora è pieno di impiegati in pausa pranzo. Capto spezzoni di conversazione. Tra un pettegolezzo sul capo e le vacanze da prenotare, la voce di Ouejdane si innalza potente.

«…CAVOLO, IN TUNISIA C'ABBIAMO L'INVASIONE DEI PARENTI!!!»
«Tesoro, anche a Napoli è così».

Si girano a guardarci, ma noi ci sentiamo già lontane. Con la mente mi trovo nella mia città natale, dove le tappe importanti della vita sono condivise dalla comunità.

Ouejdane mi spiega che nel suo Paese, le puerpere non devono fare nulla per sette giorni.

«Allattiamo e ci riposiamo. Al resto pensano gli altri. Indossiamo bellissimi abiti ricamati, e allo scadere della settimana diamo una grande festa. Qui, invece, mi hanno lasciata sola a godermi la mia 'privacy'. Proprio quando avrei avuto più bisogno di aiuto.»
«La gravidanza dovrebbe sempre essere il periodo più bello nella vita di una donna!...»
«È bello, ma non è una favola, e nemmeno qualcosa di particolarmente difficile. È un'esperienza umana. Un momento di passaggio che ti porta a modificare le tue relazioni con la società».

Insomma, la gestazione e la maternità vanno affrontate in maniera naturale. Mi viene in mente l'allattamento, l'immagine del bambino che chiede il seno.

«...Sono riusciti a complicarmi anche questo»
«Non è possibile...»
«Mi dicevano di non mangiare speziato, perché altrimenti il latte sarebbe uscito cattivo. Ma una cosa è dirti che devi rinunciare alle ostriche, un'altra è farti capire che la tua cucina fa male al bambino. Questa cosa ti spiazza»
«Come ti sei regolata?»
«Me ne sono fregata, ho continuato col piccante e ho allattato per sei mesi. Non solo: ho dato da bere a mio figlio anche l'acqua. Mi avevano detto di non farlo. Allora, un giorno, prendo il telefono e chiamo Renata, la mia amica brasiliana. "Renata, cos'è questa storia dell'acqua?". "Dagli l'acqua, dagli il peperoncino! Dagli quello che caspita vuoi!"».

Il bambino di Ouejdane ha bevuto litri e litri di acqua con il finocchio bollito. Un toccasana contro le coliche…

«A proposito: com'è stato il rapporto con i medici?»
«Ho trovato insolito l'approccio al dolore del parto. In Italia non garantiscono l'epidurale, mentre in Tunisia sì. Mi sono dovuta rivolgere a un ospedale distante un'ora da casa, per averla assicurata. Solo così, dopo un travaglio durato undici ore, ho avuto la forza di tenere mio figlio in braccio, e di godermi quel momento».

Il ristorante si sta lentamente svuotando. Ouejdane beve un sorso d'acqua e si schiarisce la voce.

«Tutto questo lo vivrai anche tu»
«Fuggirò e tornerò a Napoli. Oppure andrò a partorire in Tunisia»
«O magari io verrò a dormire a casa tua per sette giorni, e tu non dovrai preoccuparti di niente».

Piove di brutto. Il cielo è diventato scuro e il ristorante è in penombra. Andiamo via prima che accendano le luci.

DA STYLE.IT

  • News

    Meteo: stop al caldo, torna l'inverno

    Meteo: stop al caldo, torna l'inverno

  • News

    Arrestata infermiera killer a Piombino

    Arrestata infermiera killer a Piombino

  • News

    I genitori di Giulio Regeni: «Vogliamo verità e giustizia per nostro figlio»

    I genitori di Giulio Regeni: «Vogliamo verità e giustizia per nostro figlio»

  • News

    Oscar 2016, trionfo Spotlight ma anche DiCaprio

    Oscar 2016, trionfo Spotlight ma anche DiCaprio


Inserisci il tuo indirizzo email per iscriverti alla newsletter di Style.it