Mi chiamo mamma,
faccio western!

di Lorenzo & Luca 

Ho imparato a fidarmi di te. Cronistoria di una terapia a fumetti. Puntata numero quindici. La riunione dei registi del film

Lorenzo & Luca

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Il mondo di Luca

Il mondo di Luca

Eravamo in sette, a parlare fitto.

Serena, io, due responsabili del centro, una responsabile dell'altro centro, Giovanni disegnatore professionista e la mamma di Luca.

Ci s'intende, il dialogo intelligente dipana le matasse. Anche gli altri stanno seguendo il ragazzo con un percorso sull'illustrazione. Hanno appena accompagnato tutti i partecipanti ai loro laboratori in uno studio di animazione importante. Giovanni ha gli occhi inteneriti mentre descrive l'attività con Luca. Questo mi basta. Non c'è quasi da chiarire altro, solo dettagli.

«La settimana scorsa mi è arrivato con un soggetto che lui definiva sceneggiatura. Gliel'ho spiegato e s'è innervosito…» dico. "Sai, ho fatto un lavoro sul concetto tecnico di sceneggiatura…»
«Sì, chiaro», replica subito Giovanni.
«Magari, dividiamoci i compiti in questo senso…».
«Perfetto. Da noi sta disegnando una storia, molto complessa, ci vorranno mesi.».
«Sto per dargliene una anch'io». Serena tira fuori le due tavole fotocopiate. Le distribuiamo, per far capire cosa intendo.

Anche con le responsabili del nostro centro non mi ero ancora confrontato. La mia posizione è più difficile. Luca disegna, è quella la passione, perché ammorbarlo con concetti astrusi? Piani, campi, controcampi, dialoghi? Negli sguardi degli astanti aleggiano questi dubbi, percepisco.

Leggono le due tavole: l'incontro tra Luca e Sheila, il piccolo viaggio nei suoi problemi.
Mentre le scorre, Giovanni annuisce. Le altre non ancora.
Sento il bisogno di argomentare una volta per tutte.

«Sono convinto che il grande talento di Luca non vada ingabbiato. Ma bisogna offrirgli possibilità. Il suo è un effluvio di suggestioni, che fissa su carta. E questo è bello. Ma se un domani qualcuno gli commissionasse un lavoro, lui deve essere in grado di cimentarsi con qualcosa che viene dall'esterno, qualcosa di codificato…».

Noto un'attenzione ancora perplessa.
«… Per questo mi sforzo di passargli la tecnica. Perché lui possa indirizzare la sua spazialità…»

Insomma, vorrei spiegare che per me gli fa bene un po' d'organizzazione anche nel suo narrare a disegni. Che non lo si può e si deve lasciare fare sempre ciò che vuole. Ma forse non è di mia competenza.

Lorena, la mamma di Luca, alza il ditino.
«Posso dire una cosa?»
«Prego», replica una responsabile.
«Sono soddisfatta di quel che ho sentito. Luca è rimasto davvero entusiasta della visita allo studio di animazione, dice che vorrebbe andare a vivere lì dentro». Sorridiamo, soprattutto Giovanni.

Lorena continua: «Mi sembra di capire che volete organizzare meglio il lavoro. Bene, dovete sapere che l'altro giorno Luca mi ha detto una cosa interessante: 'Mamma, Serena e Lorenzo per me sono quelli che mi curano la mente. Ho capito che loro fanno questo!…'».
Cala il silenzio. Serena avrebbe voluto applaudire. Io invece resto spaesato.
Quella donna, se n'è stata zitta tutto il tempo e poi se ne esce con la frasetta risolutiva. Bene, ridistribuiti i ruoli, tutti a casa. Noi al reparto "psico", gli altri coi laboratori delle attitudini.

Lorena mi ha ricordato John Ford, il mio regista preferito.
Durante il maccartismo, intervenne a una riunione indetta dal reazionario Cecil De Mille, che voleva far fuori il presidente dell'associazione dei registi - Joseph Mankiewicz - in odore di progressismo. Il vecchio Ford, in scarpe da tennis, ascoltò tutto l'infuocato dibattito. Quando si stava per votare chiese la parola con un cenno. Esordì col mitico: "Mi chiamo John Ford, faccio western…". Poi elogiò De Mille, con captatio benevolentiae. Alla fine lo fissò, in fondo alla sala: "… Come regista sei il migliore, Cecil De Mille, ma tu non mi piaci. E non mi piace quello che hai detto qui questa sera. Adesso suggerisco di dare un voto di fiducia a Joe e poi ce ne andiamo tutti a casa a dormire." E così fecero.

E così abbiamo fatto noi. Lorena come John Ford!
Quella frase, segue quell'altra: "Ho imparato a fidarmi di te!". Luca ora mi considera una specie di assistente di Serena, quelli che si occupano della sua mente. Non sono più il fumettista che gli deve valorizzare il talento. Una responsabilità da far tremare le vene ai polsi per davvero.

C'è l'emozione dei primi giorni, il lunedì dopo, quando lo incontro. Luca si siede e mi lancia un'occhiata. Poi si mette a parlare della sua visita allo studio di animazione. Come se a suo modo avesse capito che quella settimana, tutto intorno a lui era diventato un percorso integrato.

«Bello, bellissimo, perfettissimo! Guarda, vorrei proprio andare a viverci dentro!…» strilla entusiasta. «Proprio così!»

Ciak, si gira!

(cronistoria di una terapia - ho imparato a fidarmi di te - 15 - continua)

>> LE PUNTATE PRECEDENTI
Ho imparato a fidarmi di te - 1

Io disegno per Sheila - 2

La paura ha lo stupore negli occhi - 3

I confini sono post-it - 4

Il cielo ha sbagliato momento - 5

Pirati a bordo - 6
Giù la maschera, a me gli occhi - 7
Ogni virgola ha un peso - 8

Quella pioggia di dolci foglie - 9
Fissare il vuoto, trovarlo pieno - 10
L'uomo che voleva il braccio bionico - 11
Il posto ti guarda - 12
Cerchi la porta, trovi la chiave - 13
Quante storie, Luca! - 14

>> LA GALLERY
Il mondo di Luca


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