«Mi sento curato dalla rabbia», dice a Serena, «e
appassionato dal disegno dei fumetti.»
«Cosa fai con Lorenzo?»
«Mi ha scritto la mia prima tavola», risponde lui. «Faccio quello
che voglio, ora ho capito come disegnare Sheila. Mi ha aiutato a
scegliere il personaggio preferito…».
Rubo il dialogo dall'incontro di Luca con Serena, la psicologa.
Furto concordato, perché è importante capire l'impatto con la prima storia che gli arriva
dall'esterno.
Conferma cose già espresse, che ormai diamo per acquisite.
Non so per quale motivo ha portato le foto di lui bambino, forse
glielo ha chiesto Serena. Dice di ricordare suo padre. È come se queste
istantanee sparse sulla scrivania gli avessero addolcito lo
sguardo. Dopo Serena tocca a me vederle, nella pausa tra un
incontro e l'altro. Luca bambino mi fa un certo
effetto, come l'immagine del suo papà. «Era anche un
pittore, sai?» mi accenna orgogliosa Lorena, la mamma di Luca.
Non mi soffermo, mi sembra che scottino, ho calato uno schermo.
Lorena mi raccontava di come Luca fino a due anni e mezzo fosse un
bambino normalissimo, spigliato e vivace. So che è ingiusto dirlo,
ma se lui mi ha schierato tra quelli che devono affrontare il Luca
di oggi, io resto sul punto. Le foto parlano d'altro, appartengono
a quella donna, alla sua vita. Tengo un distacco, forse per
rispetto della privacy.
Mi porto Luca nel nostro stanzino e riprendiamo il
discorso.
La prima tavola di sceneggiatura, nella terza vignetta, mette in
pista i problemi.
Avevamo identificato il primo. Controllo gli appunti, prendo un
nuovo foglio. Scrivo 'EPILESSIA', poi lo giro a
lui.
«Rappresentala, Luca!».
«Co… Cosa?».
«Disegnami l'epilessia. Nel nostro mestiere si chiama
studio dei personaggi».
L'intento è chiaro. Rompergli un diaframma, fare in modo che la
materia affrontata nei giochi di visualizzazione tipici della
terapia entri direttamente nelle sue trame. Insomma, che le famose
"storie sociali", si mescolino alle storie di Sheila.
Lui aggrotta leggermente le sopracciglia. È un momento di
tensione, resto col fiato sospeso. Lo farà? Non lo farà?
Prende una penna a sfera e inizia. Assisto in
silenzio. Parte con una specie di nuvola. Poi dentro ci disegna
delle grinze. In primo piano abbozza una struttura cilindrica e ci
scrive 'PILA'. Resto brasato, ho capito. Tutto intorno schizza dei
raggi di energia crepitante, che si perdono in due nuvolette
nere.
«Ecco, sì, così è prefetto.».
Mi gira il foglio. Per me, un piccolo miracolo. Ha
disegnato il suo cervello, collegato a una batteria di
alimentazione che va in cortocircuito e crea uno scompenso.
Saul Steinberg, illustratore genio della sintesi, non avrebbe
saputo fare meglio.
«È bellissimo, Luca!».
Ricordo che per lui la parola epilessia era tabù, la respingeva.
Ora l'ha sviscerata, rappresentandola.
«Proviamo con un secondo problema, dài…».
Scrivo 'GERMI', e rigiro il foglio.
Lui parte in quarta. Oramai è lanciato.
Ecco apparire creaturine dall'espressione buffa e
infida: la prima, una specie di goccia con un collare. La
seconda è più grossa e gelatinosa, ancora con un collare e un naso
grosso da cui pende un ragno. La terza ha fattezze femminili, due
trecce sparate in alto, e sempre il collare.
«Poi cosa mettiamo? Qual è un problema con cui litighi
sempre?»
«Non lo so, Lorenzo, non saprei…».
«Qualcosa che abbiamo affrontato in questi mesi. Qualcosa che
quando guardi ti senti un po' così.».
«I videogiochi!» risponde.
«Bene», segno la parola e gli ripasso la patata bollente.
Disegna una specie di vampiro, simile a Seker, il personaggio
maschile che doveva sconfiggere Sheila nelle sue preferenze. Poi ha
vinto lei. Il secondo faccino ha un cappello a cilindro e occhi a
spirale. Come se volesse rappresentare l'effetto ipnotico e
alienante del videogioco. Il terzo è di nuovo femminile, con le
trecce stavolta abbassate. Non ci giurerei, ma il volto mi sembra
uno schermo deformato. Tipo quello dei games, appunto.
Passiamo al successivo problema di Luca, forse il più presente
di tutti. La 'RABBIA'.
Il primo disegno è una faccia deformata dall'ira, con un occhio
iniettato.
Poi si passa al conto alla rovescia di una bomba. Poi la
bomba esplode e si vedono membra umane sparse. Infine, una
bocca che urla.
Non si può dire che Luca si sia risparmiato: la rabbia ha quelle
caratteristiche lì.
Insomma, ha un livello di autonalisi, in parte indotto dalle
storie sociali, che però rielabora in modo adeguato.
All'ultimo problema lo accompagno io. Luca, forse, non l'avrebbe
voluto esporre.
Sul foglio scrivo 'DONNE', lui ha qualche indugio
in più, poi attacca.
Il primo disegno è un volto femminile, con sotto
un cuore e ancora più sotto un'esplosione. Torna il tema della
bomba che salta. Il secondo personaggio femminile è organizzato
intorno a una cintura, richiama quella indossata dalla madre nel ritratto emblematico che la raffigurava.
Poi arriva il nudo, una figura con grossi seni,
tagliata all'ombelico. La figura finale, invece, la effigia fino
alle ginocchia, indossa lingerie sexy. Le ultime due donne, quelle
dal richiamo sessuale più spiccato, hanno una mimica minacciosa o
imperiosa.
Gli chiedo di parlarmi meglio di questa cosa.
«Adesso, un po' mi vergogno. Un'altra volta. Ti prego, Lorenzo,
un'altra volta, ti prego!…».
Tanto, non scappi, Luca. Ho davanti lo studio dei
personaggi, in uno schema ora bello chiaro. Il pudore
verso il te passato non vale con il te presente.
Sarò spudorato!
>> LE PUNTATE
PRECEDENTI
Ho imparato a fidarmi di te - 1
Io disegno per Sheila - 2
La paura ha lo stupore negli occhi - 3
I confini sono post-it - 4
Il cielo ha sbagliato momento - 5
Pirati a bordo - 6
Giù la maschera, a me gli occhi - 7
Ogni virgola ha un peso - 8
Quella pioggia di dolci foglie - 9
Fissare il vuoto, trovarlo pieno - 10
L'uomo che voleva il braccio bionico -
11
Il posto ti guarda - 12
Cerchi la porta, trovi la chiave - 13
Quante storie, Luca! - 14
Mi chiamo mamma, faccio western! - 15
E' come diventare un po' famoso - 16
Stereo al massimo volume - 17
>> LA GALLERY
Il mondo di Luca