La storia di Giuliana, ucraina, mamma in Italia

di Chiara Cristilli 

Cosa si prova a diventare mamma, da straniera, in Italia? Ecco la storia di Giuliana, arrivata in Italia 10 anni fa dall'Ucraina, sposata con Ivan e con una bimba, Vlada.

Chiara Cristilli

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foto Corbis

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Giuliana mi guarda dall'alto in basso. I miei scrupoletti morali se li mette sotto i piedi. «Nella vita conviene essere un po' kypba (in italiano si pronuncia "curva")».
«Che significa "kypba"?».
«Zoccola!» esclama con fierezza.
«Cof! Cof!...». Tossisco avvolta dalla lanugine. Presa dall'impeto, Giuliana mi ha sbattuto lo straccio della polvere addosso. È in cima allo scaletto e sta pulendo l'armadio. Siamo a Napoli, nella mia vecchia stanza da letto. Chiacchierare di maternità con Ouejdane ha stimolato la mia curiosità. Mi chiedo in che modo una donna possa vivere questa esperienza, limitando le fregature che prima o poi riceverà. Dagli uomini, ovvio…
«Sbatto io lo straccio».
«Ma no!…».
«Ti do una mano!» insisto, per scongiurare un altro bagno di polvere.
Giuliana è una persona di famiglia. È arrivata dall'Ucraina 10 anni fa. Suo marito si chiama Ivan. Si sono conosciuti a Napoli, dove è nata Vlada.
Rivolgermi a lei per un consiglio mi è parso naturale.
«… Perché "conviene" essere kypba?».
«Perché se sei troppo buona tutti se ne approfittano».
«E allora cosa bisogna fare?...».
«Non ti sposare. E poi, goditi i tuoi figli. Uff… come pesa…».
«Però tu ti sei sposata!...» le faccio notare, mentre spostiamo insieme la scrivania.
«Mmmhhh…. Sai cosa? Ero sola, lontano dalla famiglia. Ivan mi capiva, ci siamo piaciuti. Così siamo andati a vivere insieme, e dopo la nascita di Vlada siamo tornati in Ucraina per sposarci».
«Come vi siete conosciuti?».
«Ero amica di sua sorella. Quando andavo a casa sua, tutti a parlare di questo ragazzo che doveva arrivare dalla Moldavia. Ivan di qua, Ivan di là… Destino!...».
«Anche io e Mario conviviamo. Magari un giorno ci sposeremo…».
«Se lo fai, ricordati che ti lancio uno zoccolo in fronte!», dice mia madre, entrando nella stanza.
«Ero giovane e bella. Il matrimonio mi ha dissipata…».
Seee... Come se non sapessi che aspetti l'occasione giusta per indossare il cappellino con la veletta: il mio matrimonio!
«Sta chiuvenn!!!». L'allarme giunge dal cortile, sbriciolando la mia fantasia.
«Mamma, guarda che piov…». Mi giro. Mia madre è sparita. Si è già fiondata a ritirare la biancheria, prima che arrivi un acquazzone.
Io e Giuliana siamo di nuovo sole. Tra le mani ha un mia bambola.
«Dov'è Vlada?», domando.
«In Ucraina, con i nonni».
In questo momento, migliaia di donne in tutta Napoli stanno tirando le corde dei panni. Il rumore stridulo delle carrucole arrugginite può lacerarti i ricordi.
«Ho provato a tenerla con me, ma i soldi non bastavano... Per un periodo l'ho anche affidata a unababy sitter. A conti fatti, le consegnavo tutto ciò che guadagnavo, senza nemmeno godermi mia figlia. Perciò ho preferito lasciarla ai miei genitori. A giugno Vlada compie 6 anni. Non è facile, non è facile!» dice con rabbia, poi con dolore «Non è facile…». L'emozione è forte, cerco di incanalarla diversamente.
«Com'è stato partorire a Napoli?».
«Le persone che ho conosciuto qui mi hanno aiutata. Tutte le signore da cui lavoro sono venute a trovarmi in ospedale. I medici, invece, si sono comportati in maniera schifosa!».
«Cosa ti hanno fatto?!».
«Niente! Solo due visite vaginali durante tutto il periodo della gravidanza. Io sono ostetrica. So come dovrebbero andare le cose».
«In che consisteva la visita periodica?».
«La prima volta, il ginecologo mi comunica che sono incinta, e poi mi fa: "Venga tra un mese". Dopo un mese mi ha chiesto: "Signora, tutto a posto?". E io: "Sì". "Vabbé, allora torni tra un mese"».
«E basta?!...».
«Così fino alla fine. Io so che una donna deve ricordare il momento esatto in cui sente il bambino muoversi la prima volta. Serve a calcolare la data del parto. Quando ho avvertito il colpetto di Vlada, sono corsa dal medico. "Dottore, mia figlia si è mossa!". "Vabbé…". "Ma è importante!...". "Sì, vabbé. Come si sente?". "Bene…". "Ottimo. Torni tra un mese"».
«Ancora un po', e gli avresti presentato la bambina!».
«Ovviamente ha sbagliato a fare i conti. Vlada è nata in ritardo. Un giorno sono semplicemente andata in ospedale. Quando sono stata sicura che avrei partorito, ho avvertito mio marito».
«Dev'essere stata dura…».
«Ho sofferto come un animale. Vlada aveva le ossa del cranio già saldate. Quando Ivan ha visto in che stato ero ridotta, ha detto: "Per me non chiedo niente. Salvate mia moglie!"».
"Cosa poteva mai volere, un uomo, in un reparto di ginecologia?", mi domando.
«I compagni devono vedere il nostro dolore. Loro pensano che non lo proviamo mai!».
«Anche Ivan?».
«Stiamo attraversando un periodo difficile. È depresso, trascorre le giornate a letto».
«Mi dispiace…».
«In un matrimonio devi stabilire da subito regole precise. Ad esempio: Mario ti porta la colazione a letto?».
«Ogni mattina!» dico orgogliosa.
«Brava! Ivan, invece, non è abituato. Così, ora che non gli preparo più il caffè, sta sempre a chiedermi: "Perché non lo fai più?". "Perché mi so' scocciata!».
«Giuliana, sei fantastica! E questo, per te, significa essere kypba?».
Ci pensa un po' su. «Per me la kypba è una donna forte e indipendente».
«Francamente, non ti ci vedevo all'angolo di un marciapiede…».
«Ho una figlia da crescere. Se io e mio marito rimaniamo senza lavoro, sono disposta anche a questo».
Lo sguardo di Giuliana è cambiato. È il momento di smetterla con tutte queste domande. Esco dalla stanza. Comincio a cantare. «Mamma, puttana, o brutta copia 'e n'ommo. Avesse voluto 'e cchiù int'a chesta parte 'e munno…*» . Napoli, quanta saggezza tra le carrucole.

*Nun te scurdà", degli Almamegretta, contenuta nell'album "Sanacore" (1995).

DA STYLE.IT

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