Le possibilità non hanno mai... fine

di Lorenzo & Luca 

Ho imparato a fidarmi di te. Cronistoria di una terapia a fumetti. Puntata ventisei. Il giro di boa: nonostante le ennesime difficoltà, la storia abbozzata diventa incanto, un sogno si realizza. Anzi, due

Lorenzo & Luca

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©Il mondo di Luca

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Serena, la psicologa, ha deciso di accompagnarlo in treno.

Li aspetto all'angolo, sotto la stazione. Sembra che il viaggio sia stato tranquillo, anche se Luca è spaesato e taciturno. Lungo il percorso c'è l'asilo di Jacopo, il mio primogenito. S'era deciso di passarlo a prendere. Primo intoppo: i bambini assiepati dietro la rete del cortiletto che da sulla strada. Lascio i due nuovi arrivati al cancello, entro a prendere Jacopo e quando usciamo vedo Luca e Serena dall'altra parte della carreggiata.

Lei ha l'aria preoccupata, lui una maschera di rabbia. I bimbi dall'alto dell'asilo schiamazzavano verso la strada, come fanno sempre, e Luca ha perso la pazienza, insultandoli. Jacopo lo guarda con occhioni curiosi e titubanti. Lo abbraccio, rassicurandolo e si va tutti verso casa.

Al computer, per rompere il ghiaccio, rispondiamo a qualche commento sul sito di Style.it. Luca sembra ora più tranquillo, reattivo. Jacopo ci gironzola intorno, studiandolo. Passiamo allo scanner la prima tavola e ci appare sullo schermo, magicamente agli occhi di Luca. Sembra preoccupato che si sgualcisca. Fatico a fargli capire che l'immagine scansionata è un doppione dell'originale. Dobbiamo riempire i balloons, e iniziano le difficoltà. Gli mostro che quelle forme strane e arzigogolate che ha voluto testardamente mal si prestano a metterci dentro le parole.

Lui inizia a piagnucolare. Superiamo la crisi continuando il lavoro. La scelta del font, il carattere delle parole. Propongo diverse soluzioni, ma Luca è esigente. Alla fine sceglie lui, con grande senso del gusto. "Hobo Std" sarà il nome del font.

Ormai siamo immersi nel cantiere. Suggerisce dritte preziose: cambiare colore alle parole quando il balloon è tutto rosso; togliere una porzione di balloon quando la scritta non ci sta, per far posto.

L'obiettivo è centrato. Mette in discussione la sua rigidità , la tavola diventa argilla da plasmare, trasformare. Capisce che finirla è un percorso, accantona l'estemporaneità, la subitaneità. Insomma, sento un abbozzo di professionista al lavoro al mio fianco.

Sono emozionato, la fatica di questi mesi ci sta consegnando un risultato concreto. Jacopo vuole partecipare e ci porta un suo disegno. Lo mostra a Luca, ormai preso nella parte:

«E quello sarebbe un disegno!?» gli dice sprezzante. «Mannò, questi sono veri disegni!» e indica lo schermo.

Jacopo incassa, e io m'incazzo, per spirito protettivo paterno. Ma sto zitto. Si va avanti, sudando ogni balloon, impazzendo per farci stare dentro il dialogo previsto in sceneggiatura, che m'impongo di non cambiare di una virgola. Luca conosceva qualcosa del programma di grafica che stiamo usando, e la cosa mi ha fatto piacere.

Fa una scansione, a volte prende il mouse, ci mette le mani. Tutti i livelli che agiscono su Luca hanno fatto un buon lavoro. Nulla va perso dell'impegno con cui ci si dedica a questi ragazzi, trattengono tutto, fino all'ultimo granellino di sabbia. Luca forse ha trattenuto anche un'emozione latente. A un certo punto chiede a Jacopo con dolcezza: «Vuoi vedere i miei fumetti?». Jacopo annuisce con altrettanta dolcezza, e il mio animo si placa. È stato uno scambio tra due opposte indoli, attratte curiosamente una dall'altra. Luca aveva depositato il suo sgarbo verso il bambino in qualche angolo della sua coscienza, e ha voluto metterci una pezza, con un semplice gesto di attenzione. Quindi, la coscienza agisce: Luca ci pensa, rimugina, realizza.

Jacopo, soddisfatto, toglie il disturbo e va nella stanza a giocare.

Torniamo ai nostri dialoghi, a Sheila e Luca che si parlano sulla tavola. Finiamo la prima, passiamo alla seconda. Qui il superfumettista si era sbizzarrito di più, uscendo molto dal seminato. Capisco solo ora un balloon che aveva realizzato a forma di uomo che flette i muscoli.

La battuta è: "Visto? Basta sforzarsi un po'".

Ci sta bene, metanarrazione alla Jacovitti. Decido di lasciargli il ballon dello sforzo. Ormai sono in buona, m'innamoro anche del suo finale. Dopo la Sheila-donna-di-Gauguin, che doveva essere il vero finale, ha disegnato un'altra Sheila incastonata in una vignetta a forma di auto di Formula 1 e poi ha scritto la parola "FINE", in modo abnorme, forse un po' ironico.

Se avevi intenzione di rovinarmi la conclusione ti sei sbagliato, Luca. Ti dimostro che sono più furbetto di te, accetto la tua sfida.

Aggiungo sul momento una battuta sulla vignetta-auto.

"… Posso diventare anche una vignetta monoposto!" dice Sheila. "Le possibilità non hanno mai… FINE", e ho attaccato così l'ultima scritta, integrandola nel racconto.

Fatto. Colpo di coda dello sceneggiatore. Abbiamo finito le due tavole e questi primi mesi di cavalcata insieme.

TAVOLA UNO, signori.

TAVOLA DUE, per servirvi!

Mi sembra di aver coronato un sogno. Noto che anche per lui, per Serena, è così. Luca se ne va orgoglioso, con una stampa a colori del suo lavoro. Ha lo sguardo del superfumettista, del ragazzo che ha superato un ostacolo grande come una montagna. Se stesso.

La poesia si spegne durante il viaggio di ritorno, in autobus, dove Luca litiga per il posto con una signora anziana e sgarbata. Questo dimostra che nessuna battaglia, per fortuna, porta mai a vittoria piene. Sarebbe troppo facile. Però, ora abbiamo due finestre aperte, tutte colorate: le nostre due tavole. Una la tengo esposta dietro di me, mentre lavoro. Che mi irradi, che mi sia di monito. Che faccia insomma, il suo lavoro artistico: promanare la bellezza della fatica.

Ora ci congediamo, questa specie di strampalato reportage si prende una meritata vacanza, e torna in settembre. Luca vi saluta. Serena e il sottoscritto pure. Non perdeteci di vista, guardarsi è importante.

Me l'ha insegnato un ragazzo, un superfumettista, che ci ha impiegato mesi per alzare le sue pupille verso le mie.

Così, fino alla fine. Nel finale, Luca.

LE PUNTATE PRECEDENTI
Ho imparato a fidarmi di te - 1

Io disegno per Sheila - 2
La paura ha lo stupore negli occhi - 3

I confini sono post-it - 4

Il cielo ha sbagliato momento - 5

Pirati a bordo - 6
Giù la maschera, a me gli occhi - 7
Ogni virgola ha un peso - 8

Quella pioggia di dolci foglie - 9
Fissare il vuoto, trovarlo pieno - 10
L'uomo che voleva il braccio bionico - 11
Il posto ti guarda - 12
Cerchi la porta, trovi la chiave - 13
Quante storie, Luca! - 14
Mi chiamo mamma, faccio western! - 15
E' come diventare un po' famoso - 16

Stereo al massimo volume - 17

Che figure mi fai fare! - 18
Un alieno fra noi, anzi dentro - 19
Il rapimento di Sheila - 20
Colpo grosso a Las Vegas - 21

La città di Luca - 22

Mi piacciono le cose difficili -23

Super è il mio soprannome preferito! - 24
Sembro comico da morire - 25

>> LA GALLERY
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