Quello che ho sempre sognato

di Lorenzo & Luca 

Ho imparato a fidarmi di te. Cronistoria di una terapia a fumetti. Puntata trentuno, l'ultima. Il finale in casa, Luca più zitto del solito, tutto il resto parla per lui. Quadri, oggetti, bellezza, pioggia. Un pieno di emozioni che non andrà perso

Lorenzo & Luca

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«Prego, accomodati. Luca è in bagno», mi riceve Lorena.
«Ciao, Lorenzo!» si sente gridare da lontano.
Mi sono imposto di essere lucido e distaccato. Entro in un ambiente arioso, pulito, ordinato. È raro, oggi, vedersi accolti da quadri e librerie. Subito mi predispongo bene.
«Che meraviglia, complimenti!».
«Sì, lo devo ammettere, è la casa dei miei sogni. Prima stavamo in quarantadue metri quadrati…».
Mi armo di macchina fotografica, sento che va fatto.
Nel salotto trovo appeso un crocefisso di legno.
«L'unico da cui Luca non ha strappato Gesù…», sottolinea Lorena.
Sì, ricordo, lui non sopporta l'idea di quei chiodi inflitti nella carne. Anticipandomi il pre-finale della sua Bibbia d'Amore mi ha detto di voler appendere Gesù e i ladroni a delle palme, con i fiori al posto del sangue.

«Questa casa rispecchia tutto quello che avrei voluto avere, tutto quello che ho sognato. Vieni, ti mostro il museo di Luca».
Accende la luce di una stanza. In fondo c'è una panca lignea angolare disposta a elle intorno a un tavolo. Le pareti sono tappezzate d'immagini colorate. Riconosco le grandi opere di Luca, quelle che in questi mesi mi portava arrotolate nel tubo.
Sulla sinistra, sopra una lampada, svettano le due tavole della storia fatta insieme. La cosa mi inorgoglisce, ma sento una strana inquietudine. Mi avvicino a un disegno per me nuovo, al solito articolatissimo. Alla base, noto una scena con Gesù.
«Questo è vecchio», specifica Lorena.
«Infatti, non l'avevo mai visto…».
Gesù è giù dalla croce, legato, seduto come in attesa. Maria, dietro una colonna piange. I ladroni sono appesi alle croci con spaghi e sorridono.
CLICK, scatto.
Percepisco qualcosa di strano. Indirizzo lo sguardo sui grandi quadri più vicini all'ingresso.
Sgrano gli occhi.
«E… questi?», CLICK.
«Li ha fatti Marco, mio marito» risponde Lorena, senza enfasi.
L'impatto emotivo è insostenibile. In cuor mio sapevo che saremmo arrivati a questo punto, che avremmo chiuso la nostra avventura col finale a sorpresa. Alzo la macchina fotografica, come a volermi mascherare lo sguardo.
«È incredibile… Sono i disegni di Luca… Cioè, no, un'altra dimensione dei suoi disegni» la materia da dove parte, quella dove forse vuole andare, penso. Lo stile è picassiano, ogni quadro è una botta di colore e racconta una storia.
«Questo cosa rappresenta?» inquadro il più grosso.
«S'intitola, I bari».
CLICK. Siamo in un bar, tre tizi bevono birra, la composizione nasconde tanti dettagli. Una moneta sul bancone. Un biglietto delle corse spunta da un taschino, occhiali, fumo, le linee dinamiche arzigogolate. I bari del bar. Giocava, Marco.
CLICK. «Questo?»
«Parla del lavoro. Lo noti il dettaglio?» Me lo indica. «Qui c'è un operaio che schiaccia il piede all'altro». CLICK. Faceva anche sul serio, Marco.
Poi mi mostra un altro quadro. «Ecco come vedeva suo padre, mio suocero.»
Scatto, CLICK. «Era un cuoco!», constato.
«Sì, ma anche un uomo tuttofare, pieno d'immaginazione e inventiva…»
Sono bellissimi. Lei alza l'indice e si apre in un sorriso. «Quelli siamo noi due».
Alzo l'obbiettivo, e fatico a cliccare.
«Io sono incinta, e dentro di me c'è Luca. Com'era in quel momento…».
Le due figure si baciano. Spuntano braccia da tutte le parti. L'amore, evidentemente è visto così, da un uomo con un braccio solo. CLICK. Il dettaglio di Luca nella pancia viene sempre un po' sfocato. L'immagine percepisce il mio pudore.
«Ecco come si vedeva Marco. Come s'immaginava con l'altro braccio…».

Passiamo al quadro sopra la porta. Una figura nuda dorme beata, adagiata prona nell'erba. I suoi tratti sono leonini, le mani come zampe. Il riposo del guerriero. C'è dentro tanto di quell'uomo coraggioso.
«Io sono incantato… Bisognerebbe fare una mostra…»
«Qui c'è Marco con Luca bambino».
Mi volto sul quadro d'angolo. Le dita partono in automatico, CLICK, CLICK.
L'uomo ha sempre due braccia, con una forbice sta ritagliando i frammenti migliori della vita che gli resta. Il bambino porge un fiore al papà, il succhiotto nell'altra mano.
Stavolta gli occhi del narratore/fotografo si inumidiscono.
Luca piccolo. Luca nell'erba col padre. E questo campo sembra tutta la vita, tutto quello che ho visto e raccontato fin qui. E in questo campo di immagini e colori Luca cerca il padre, lo sente. Non c'è dubbio.
«Luca non dice mai "il mio papà'". Dice "mio padre"», Lorena voleva farmelo sapere. Lei pensa che Luca sia diventato autistico per il dolore di quella perdita. Sto assistendo alla magia di un ritrovamento, in un territorio che conosco e che, ripeto, non si può descrivere a parole. Forse potrebbe farlo quell'unico Gesù rimasto sulla croce, o quello che è sceso a riflettere. Non so, so che sono onorato di aver vissuto tutto questo.

Potrei parlarvi degli altri quadri sparsi in casa. Un'imitazione di Picasso. In due figure appese in bagno mi sono rivisto pure io, il mio stile nel fare vignette, ma non mi dilungo. Se non per dire che le opere di Marco le ho trovati potenti, colte, piene di vita e curiosità.

Potrei parlare della mezz'oretta passata con Luca, della sua stanza. Ho fotografato le piccole cose. È piena di messaggi, pezzi di vita e di un immaginario.
«Se l'è comprata coi suoi soldi, come voleva lui».
Potrei descrivervi la voglia di viaggio che traspare da altri oggetti disseminati per casa. Un aerosol dell'Ottocento, un orologio/bussola, i volumi che raccontano il mondo. Vicino a Gesù, girato l'angolo, ci sono anche stampe con donne nude, opera di un pittore genovese. Ovunque, un senso di apertura, bellezza, stratificazione della memoria.
«Insomma, te ne intendi di arte», chiedo a Lorena.
«Con Marco, tutti i musei ce li facevamo, tutte le mostre…», poi devia. «Questa è una mia passione, l'albero della vita», lo vedi che si arrampica sulla parete.

Potrei parlarvi dell'emozione finale, quella che chiude il nostro racconto. Luca in questo capitolo finale traspare e basta. Credo sia giusto così.

Potrei descrivervi cosa ho provato quando Lorena mi ha mostrato con discrezione la sua stanza. Il comodino. Quell'orologio e quel portafoglio ordinatamente disposti, da anni.
«Così mi dà l'idea che Marco può tornare».

Uscendo, diluviava. Potrei spiegarvi come mi sentivo, correndo fradicio in moto.
Ma, come potrete immaginare, non mi sentivo più.

Potrei dirvi qualsiasi cosa, ma vi sarete accorti che nelle ultime frasi per la prima volta non ho usato il presente, bensì il passato. Quindi è ora di chiudere. Vi saluto, ringraziandovi tutti.

Insieme a Luca, il super-fumettista che ci ha accompagnati nel suo mondo!

LE PUNTATE PRECEDENTI
Ho imparato a fidarmi di te - 1

Io disegno per Sheila - 2
La paura ha lo stupore negli occhi - 3

I confini sono post-it - 4

Il cielo ha sbagliato momento - 5

Pirati a bordo - 6
Giù la maschera, a me gli occhi - 7
Ogni virgola ha un peso - 8

Quella pioggia di dolci foglie - 9
Fissare il vuoto, trovarlo pieno - 10
L'uomo che voleva il braccio bionico - 11
Il posto ti guarda - 12
Cerchi la porta, trovi la chiave - 13

Quante storie, Luca! - 14

Mi chiamo mamma, faccio western! - 15
E' come diventare un po' famoso - 16

Stereo al massimo volume - 17

Che figure mi fai fare! - 18
Un alieno fra noi, anzi dentro - 19
Il rapimento di Sheila - 20
Colpo grosso a Las Vegas - 21

La città di Luca - 22

Mi piacciono le cose difficili -23

Super è il mio soprannome preferito! - 24
Sembro comico da morire - 25
Le possibilità non hanno fine- 26

Sono capace a fare le cose difficili - 27

Quando sono malato di fantasia la voce va in tilt - 28

L'incantesimo del destino - 29
Me lo sono perso in testa - 30

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Il mondo di Luca



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DA STYLE.IT

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