Mo te lo spiego a papà un giorno da Babbo Natale

di Francesco Uccello 

Francesco veste i panni di Babbo Natale nella scuola dove vanno anche i suoi bambini. Che è accaduto? Ecco il racconto di questa giornata.

Francesco Uccello

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E poi viene un giorno in cui ti trasformi da papà a Papà Natale. Per una settimana ho pensato a cosa dire ai bambini della scuola dell'infanzia di DA1 e DA2. «E se poi qualcuno piange? E se i miei figli mi riconoscono? Vuoi vedere che sono proprio io a far crollare il mito di Babbo Natale?»

Ho alternato giorni in cui pensavo alle risposte dei miei figli emozionandomi e altri in cui mi dicevo che non lo volevo fare. Alla fine ho pensato alle varie situazioni che sarebbero potute accadere, mi sono riprovato qualche frase ad effetto, ho messo in conto che qualche bimbo si sarebbe potuto spaventare e sono andato.

Pancia, barba, capelli e pure le sopracciglia con l'ovatta. Travestimento perfetto, sono irriconoscibile. Vado, prima la classe di DA1 e poi quella di DA2. Sono pronto.

FERMA FERMA FERMA.

«E che voce faccio?»  «Se non cambio la voce a sufficienza i miei figli mi riconosceranno».
Questa cosa l'ho dimenticata, ma ora è tardi e non si può più tornare indietro.
Mi sembra proprio come quando ti nasce un figlio e credi di aver pensato a tutto, poi ti accorgi che c'è qualcosa che non hai preventivato e vai in panico e gridi : «Voglio scendere!»

E' che non si può scendere, ma solo andare avanti.

«Se faccio la voce dell'uomo del Banano mi riconosceranno perché ci parlano sempre in vacanza. Devo trovare un'alternativa veloce ed efficace». (Mamma mia gli stessi pensieri che avevo quando erano piccoli piccoli).

Ho cominciato a parlare, poche parole alla volta fino a che è uscita una voce doppia con accento russo misto a napoletano. Sembrava uno di quei personaggi della mafia russa in qualche film scadente degli anni '90.

«Funziona, DA1 non mi riconosce, anche perché a quest'ora lo avrebbe già detto». Occhi sgranati, qualcuno incredulo, femminucce impavide e maschietti al limite della lacrima. Pian piano mi sciolgo e nonostante il travestimento, che mi fa respirare a fatica, comincio a parlare con i bambini. E' stato come entrare nel loro mondo attraverso una porta magica riservata solo a me.

Non so se era il personaggio di Babbo Natale o il vocione russo-polare ad avere un effetto catalizzante, ma di sicuro tutti hanno partecipato e sono stati ad ascoltare. Devo provare anche a casa quando cominciano i super-capricci della sera.

Nella classe dei più piccoli solo DA2 ha quasi pianto. Volevo morire. «Proprio tu che sei il figlio di Papà Natale ti metti vergogna e ti viene da piangere? Ma se hai le corna più alte e intrecciate delle renne quando siamo a casa, come è possibile che adesso fai questa parte?».

Mentre pensavo a queste parole ho visto un bambino emozionato con la testa china tra le gambe e mi sono fermato nel chiedergli le cose. Ognuno ha i suoi tempi e a ciascuno batte il cuore ad una velocità diversa. Oggi il suo, lì vicino a Babbo Natale, andava a cento all'ora.

Anche il mio andava a tutta velocità specie quando all'angioletto del gruppo (si fa per dire) Babbo Natale ha chiesto di usare la manina in modo diverso: un bambino che accarezza tutti i suoi compagni è il regalo più bello che abbia ricevuto oggi, parola di Papà Natale.

«Bambini che avete fatto oggi a scuola?»
«Papà, lo sai che è venuto il vero Babbo Natale, quello del polo Nord, e ci ha portato un sacco di regali?»
«Davvero? E come parlava?»
«Parlava strano e ci ha fatto fare un sacco di risate».
«Bello».
«Papà, ma è venuto pure nella classe mia dei piccoli».
«Siii, bellissimo».
«E quando è venuto da te, ti sei messo paura?»
«Noooo, quello è scemo Babbo Natale».
«E grazie!»

Motelospiegoapapà , il blog

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