La via dei colori

di Silvia Gianatti 

Le storie che non vorremmo mai sentire, quello che non dovrebbe mai accadere. Bambini maltrattati dalle maestre dentro agli asili. Abbiamo parlato con Ilaria, la fondatrice de La via dei Colori, l'associazione nata dopo quello che è successo a Pistoia tre anni fa.

Silvia Gianatti

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La Via dei Colori è l'associazione punto di riferimento per tutti coloro che, purtroppo, rimangono coinvolti in maltrattamenti all'interno degli asili e scuole. Nasce il 2 Dicembre 2010, a un anno esatto dai terribili maltrattamenti scoperti all'asilo Cip e Ciop di Pistoia ( qui il racconto di tutta la vicenda), ed è stata fondata da 5 famiglie protagoniste di quei fatti. Offre gratuitamente consulenza tecnica di primo livello, sostegno organizzativo, morale, legale, medico e informazioni utili su dove e come muoversi. Ilaria Maggi è il presidente dell'associazione e questa sera sarà nel programma Linea Gialla di Salvo Sottile, su La 7, dalle ore 21. Verrà fatto un punto della situazione, si capirà a che punto sono le indagini, verranno trasmesse interviste esclusive. Un appuntamento imperdibile, per smettere di fare finta di non vedere, per parlarne. Per fare in modo che fatti del genere non succedano più.

Ecco cosa le abbiamo chiesto, partendo dalla paura più grande: non capire quello che sta succedendo.

Avevi avuto qualche sospetto?
«Ovviamente prima dell'arresto non avevo alcun sospetto. O meglio, avevo strane sensazioni che non ho saputo interpretare. Perché purtroppo il nostro caso è stato in fondo il primo per "maltrattamenti" così efferati e gratuiti. Tutte noi avevamo forse una vocina strana, ma nessuno capiva cosa stesse dicendo, e quando chiedevamo consigli a pediatri o amici, ci davano delle "mamme apprensive" e passavamo oltre. Chi avrebbe potuto immaginare… Se solo avessi avuto un minimo sospetto, avrei portato mio figlio altrove e soprattutto, avrei sporto denuncia per mettere al sicuro tutti gli altri bambini.»

C'era stato qualche segnale?

«Col senno di poi, ripercorrendo quei 25 mesi in lungo ed in largo abbiamo trovato tanti segnali. Mio figlio era iperattivo, non giocava mai con lo stesso gioco più di un minuto e spesso faceva tre cose insieme, ma mi dicevano che era solo "agitato e vivace"; cambiò repentinamente le abitudini alimentari: dal mangiare tutto con gusto, iniziò ad alternare momenti in cui non toccava nulla, a momenti in cui si ingozzava solo di certe cose, sempre mangiate con le mani (guai a vedere un cucchiaio) e sempre fredde… Se vedeva una minestra fumante gridava, ma mi dicevano "è estate, fa caldo…puoi biasimarlo? Sarà la stagione…"; mio figlio si svegliava spesso la notte, si lamentava nel sonno, a volte aveva incubi, ma mi dicevano che sono cose abbastanza normali nei bimbi ed io ricacciavo quella vocina incomprensibile giù in fondo allo stomaco.»


Cosa è successo subito dopo quel giorno?
«Il tempo per pensare è ZERO. Devi agire. Devi cercare in poco tempo uno psicologo, un avvocato, un asilo nuovo e non sai da che parte cominciare. Ti senti inerme, spaesato, tremendamente solo, confuso e sotto pressione. Ricordo che non avevo idea della differenza tra avvocato penalista e civilista, e non sapevo se avrei dovuto chiamare uno psicologo o un neuropsichiatra. E poi dove trovarli? Sulle pagine gialle? Tramite amici? Il rischio di sbagliare si eleva all'ennesima potenza ed uno sbaglio, in casi come questi, può fare davvero un'enorme differenza.»


Quando avete deciso di fondare l'associazione e perché?
Dopo i fatti, per molto tempo quasi ogni settimana ci trovavamo con gli altri genitori dell'asilo per parlare, per sfogarci, per confrontarci e ci rendevamo conto che questo ci faceva bene. Piano piano alle riunioni eravamo sempre meno, ma questa "condivisione" era la nostra medicina. Poi nell'autunno dell'anno successivo uscì il caso di Pinerolo, molto simile al nostro, e negli occhi di quei genitori alla tv rivedemmo i nostri neanche un anno prima. Capimmo che dovevamo fare qualcosa mettendo a disposizione di altri la terribile esperienza che ci aveva colpito, e di tutti i genitori che all'inizio riempivano le riunioni, in sole 5 famiglie decidemmo di buttar giù uno statuto aiutati dai professionisti che fino ad allora ci avevano guidato, e di cancellare quell'orribile data del 2 dicembre, siglando un anno dopo in quello stesso giorno la nascita de La Via dei Colori.»


Ora cosa volete?
«Da poco La Via dei Colori ha compiuto 3 anni, ed abbiamo percorso migliaia di chilometri dal primo giorno. Ad oggi LVdC è una rete di persone dislocate sul territorio nazionale formata da professionisti e genitori che, ognuno a suo modo, contribuiscono affinché le persone che si trovano a vivere esperienze come la nostra possano sentirsi accolte, sostenute e capite. Le famiglie che ci contattano per un nuovo caso o anche solo per un dubbio, se lo desiderano, vengono messe in contatto con la Dott.sa Mancioli, Responsabile nel nostro Comitato Scientifico per l'Area Psicologico-Giuridica e con l'Avv. Canobbio, attuale Direttore del nostro comitato e Responsabile dell'Area Penale. Valutato il da farsi, in accordo con la famiglia, La Via dei Colori si impegna per mettere in atto tutte le risorse che occorrono sul territorio a seconda dell'esigenza. In questi casi le famiglie hanno bisogno di essere sostenute  moralmente, tecnicamente ed a livello organizzativo nel caso, per esempio, di processi mediatici o altro. Parallelamente ad occuparci "della cura", cerchiamo di impegnarci nelle soluzioni preventive, in quanto mentre è piuttosto facile e scontato dire "che schifo", è molto più difficile trovare soluzioni fattibili affinché tutto questo si possa evitare. Vorremmo che questa rete diventasse sempre più capillare, specializzata ed economicamente autosufficiente al fine di poter alleviare ulteriormente le spese che le famiglie sono costrette ad affrontare in questi casi»

 

Come stanno i bimbi?
«"Tsunami" come questo non solo danneggiano irrimediabilmente la vittima e la sua famiglia, ma si trascinano in tutto il percorso post-trauma rendendo il recupero molto difficoltoso.  Reinserire un bimbo o un anziano maltrattato in una nuova struttura con nuove figure di riferimento delle quali inevitabilmente non si fiderà, è un percorso lungo e difficile. Far accettare un bimbo iperattivo senza che questa sua "iperattività" sia riconducibile ad una "malattia nota" e quindi gestibile come una normale "invalidità richiedente sostegno", è molto complicato. I nostri figli sono usciti dal trauma del Cip Ciop iperattivi, depressi, anoressici, traumatizzati, diffidenti, ma nessuna di queste "patologie" è etichettabile con le convenzioni attualmente in essere perché differentemente a quelle abitualmente conosciute, sono tutte derivanti da un Disturbo Post Traumatico. Ecco perché occorre studiare questi eventi e cercare soluzioni concrete e percorribili affinché non accada di rendere queste persone vittime incomprese, insieme alla loro famiglia, una seconda volta e poi una terza ed una quarta: oltre alle cure e ai processi, ci sono percorsi da seguire e tanti altri aspetti ai quali ancora si pensa troppo poco!»

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