Storie di mamme: Angela di Moms in the city

di Silvia Gianatti 

Segue il ciclo di mamme "normali" (donne speciali) che hanno dato alla luce idee originali, dopo la nascità di un figlio. Oggi presentiamo Angela di Moms in the City.

Silvia Gianatti

Silvia Gianatti

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Mamma di due stupende bimbe di sei e otto anni, vive con quello che fortunatamente è ancora il suo Principe Azzurro. Lavoratrice a tempo pieno, sogna il part time. Entusiasta, le piace buttarsi nelle passioni. Nel 2008, mentre è sola in vacanza con le figlie (2 anni una e quattro mesi l'altra), scopre il fenomeno del mommy blogging. E pensa «Perché io no?» Nasce così Moms in The City, nome volutamente ispirato al famoso telefilm di Carry Bradshaw.

Perché un blog?
«Perchè è immediato e perché per una mamma con bimbi piccoli, soprattutto nei primi tempi, non ci sono tantissime occasioni di uscire, incontrare, chiacchierare. Anche una telefonata può essere difficile da fare perché i figli appena ti vedono il telefono in mano non si sa come hanno magicamente bisogno di qualcosa di urgentissimo. Con il blog - che ho tenuto per molto tempo segreto a chi mi conosce nella vita reale - potevo raccontare i miei pensieri nel momento in cui avevo tempo per farlo. Mi è sembrato un modo per esprimere tutto quello che mi piace e mi interessa e che nella mia vita professionale non trova spazio. Con la maternità ho scoperto ad esempio di essere creativa, mi piace moltissimo organizzare feste, addobbi, momenti di incontro per le mie figlie o anche solo per me e per questa e altre cose avevo bisogno di un luogo dove condividerle.»

A chi ti rivolgi?
«Alle donne in generale, non solo alle mamme, quelle che come me sono curiose, hanno interessi vari, hanno un'attitudine positiva alla  vita.»

Perché seguirti?
«Perché il mio blog non è monotematico, non ha un solo colore, ma mille, come la nostra vita. Le mie lettrici dicono di aprirlo ogni giorno proprio perché non sanno mai cosa troveranno: una ricetta, un libro, un prodotto di bellezza, un'idea regalo, l'indirizzo di un ristorante, ipensieri sull'educazione dei figli, link utili…»

È stato accolto con entusiasmo?
«Non sono certamente la blogger dell'anno, però devo dire che chi ha incontrato il mio blog è rimasto affezionato, lo segue con costanza e mi dice di amare molto la varietà dei contenuti e il fatto che non è il "solito" blog mammesco, non uso nomignoli per parlare delle mie figlie e racconto quello che davvero faccio e penso come se lo stessi raccontando a un'amica. E' principalmente un luogo dove condivido consigli ed esperienze, senza pretese di onniscienza

Cosa facevi prima di diventare mamma?
«Lavoravo (e lavoro) a tempo pieno per un grande gruppo. Mi occupo di regolamentazione e controlli, coordino un gruppo di colleghi sparsi per il mondo che fanno di tutto per sfuggire alle mie grinfie. Qualche volta mi capita di fare viaggi interessanti, che sono la parte più bella del mio lavoro. Durante questi viaggi ho capito che a volte staccarsi dai figli fa molto bene, a noi, ma soprattutto a loro che a poco a poco imparano che possono fare a meno di noi. E che scoprono un nuovo rapporto con il papà. Mi piace molto la loro complicità e gli sguardi d'intesa che si scambiano.»

Quanto ti ha cambiato la maternità nel lavoro?
«Tanto, tantissimo, immensamente. Ho sempre sentito un forte desiderio di maternità, ma l'ho realizzato tardi perché il Principe Azzurro si era nascosto molto bene. Quando l'ho trovato non ho perso tempo e la maternità mi ha provocato un'esplosione di felicità, di emozioni, di tutto quanto di più bello si possa immaginare. Tanto forte che ho sentito inevitabile fare delle scelte decise. Con la carriera sono stata fortunata, ho avuto tutto quello che volevo nel momento in cui l'ho voluto; al rientro dalla maternità - due una in fila all'altra - ho però constatato che l'unico contesto in cui puoi sul serio lasciare un segno, in cui puoi fare la differenza è la famiglia e l'educazione dei tuoi figli, pianti davvero dei semi per il futuro. Ho quindi deciso di fare un passo (diciamo pure dieci) indietro nel lavoro per poter essere più presente e disponibile in famiglia. Non me ne sono ancora pentita, anche se a volte un po' di rimpianto per l'ambizione che avevo mi attraversa

Che progetti hai per il futuro?
«Ho bisogno di avere sempre almeno un progetto, una idea nuova da portare avanti per sentirmi vitale e negli ultimi dieci anni ogni anno c'è stato un "evento" importante, lavoro, marito, figlie, casa… Nel mio prossimo futuro spero di poter lavorare part time, per stare più tempo con le mie figlie. Vorrei essere per loro un punto di riferimento!»


DA STYLE.IT

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