SeeMe, un cuore dal cuore

di Alice Abbiadati 

Caterina Occhio, fondatrice del marchio di gioielleria "etica" SeeMe, è determinata più che mai nel sostenere l'importanza del fair trade nel fashion system, creando un lusso bello e (soprattutto) buono

Alice Abbiadati

Alice Abbiadati

Leggi tutti

<<>0
1/

L'abbiamo scoperto in occasione della kermesse fiorentina Pitti Immagine, e ce ne siamo letteralmente innamorati. Stiamo parlando del cuore in argento di SeeMe, realizzato a mano dalle donne di Ankara. Che non è un semplice gioiello fine a se stesso, bensì un cuore che si batte per le donne, e per il loro diritto di essere libere.

Tema molto a cuore della fondatrice del brand Caterina Occhio, che dal 2002 combatte proprio per tutte quelle donne, vittime di violenza domestica e che ci ha raccontato i suoi progetti, svelandoci qualche suo sogno nel cassetto. Partendo proprio dal creare un lusso bello e (soprattutto) buono, in grado di fare la differenza. Quella vera.

Come è nato il progetto SeeMe?


Partendo dalla voglia di creare cose belle con un valore umano molto alto al loro interno, e il tentativo di dare una seconda chance alle vittime di violenza domestica, con cui lavoro da 11 anni. Sono convinta che sia tempo di creare un lusso non solo bello, ma anche buono, perché l'idea di sostenibilità non deve essere solo vincente, ma soprattutto necessaria. Nella mia visione, tra 10 anni tutte le marche di lusso avranno una capsule collection fair trade, esattamente come ora ogni supermercato ha una sua linea bio. Cosa che era del tutto impensabile 10 anni fa.

Dopo 16 anni di lavoro per l'UE, perché ha deciso di intraprendere questa strada?

Tutto è incominciato alla fine di un progetto in Turchia. Io e le mie compagne eravamo attorno a un tavolo a bere tè, assieme ad alcune donne della casa di rifugio. Una di loro si affacciò dalla porta, salutandoci con una valigia in mano. Le chiedemmo dove stesse andando e lei ci rispose che sarebbe tornata da lui, perché con tre bambini e nessun lavoro non sapeva che altro fare. Proprio dalla nostra impotenza e dal silenzio che ci aveva circondate, è nata la voglia di poter dare a lei, come a tutte le altre donne vittime di violenza, la possibilità di decidere dove portare quella valigia. Un passato migliore o un futuro da esplorare, purché sia lei a scegliere dove andare.

Un cuore per…

Per creare una catena d'amore e sostituirla a quella della violenza. Per legare assieme tante donne che amano le cose belle, ma dotate di senso proprio. Un cuore che non sia compassione, ma forza. Un cuore per la frivolezza della moda, capace però di fare da cornice alla bellissima anima femminile.

Fare la differenza. Che significato ha per lei?

Piantare dei semi e lasciare che germoglino. Credo che solo le persone stesse possano decidere quando e se vale la pena cambiare. Tutto quello che posso fare io è suggerire una possibile alternativa al loro modo di pensare, lasciandole libere di prendere una decisione. È successo per esempio ad Ankara. Una delle nostre attività era quella di impiantare un'agenzia di collocamento nel quartiere. Ma le donne ci hanno suggerito di essere loro stesse a gestire l'agenzia e di usare i soldi per formarle, invece di pagare stipendi a consulenti vari. L'agenzia funziona ancora benissimo dopo sette anni, e le donne trovano lavoro ad almeno 50 altre donne ogni mese.

Perché la scelta delle donne dei quartieri di Ankara?

La prima volta che sono arrivata ad Ankara, era il 2002 e la Turchia era stata accettata come candidato ufficiale all'UE. Sulla strada dall'aeroporto, verso il centro, ho visto delle colline bellissime tutte illuminate. Un vero presepe. La persona che mi accompagnava mi ha detto, se pensi davvero che sono belle, ti ci porto domattina alla luce del sole. Erano le bidonville di Ankara, e una volta entrata, non ci sono più uscita. Thè dopo thè, sono entrata nella vita di queste donne, e loro nella mia.

Che obiettivi spera di realizzare con il suo progetto?

Vorrei arrivare a un punto di incontro concreto tra il movimento fair trade e il settore del lusso. Fare in modo che il lusso diventi buono, oltre che bello. La nostra visione è ambiziosa: vogliamo salvare il mondo, renderlo più bello e diventare ricche allo stesso tempo. SeeMe non è un'opera di carità ma un'impresa sociale, e generare profitto non è sbagliato, né bisogna vergognarsi di generarne. Bisogna solo cambiare il modo in cui viene suddiviso.

Progetti futuri?


La realizzazione di una capsule collection con un famosissimo (e segretissimo per il momento) stilista, e un nuovo progetto di SeeMe in Tunisia, che vedrà protagoniste ragazze madri vittime di stupro o di incesto. Perché la violenza domestica è ancora un tabù per loro. Come dicevo prima, voglio piantare semi per fare la differenza. Lascio ad altri il compito, essenziale, di abbattere i regimi e combattere i tabù. Io preferisco ancora entrare dalla porta di servizio e mettere a posto la casa dall'interno.

DA STYLE.IT

  • News

    Meteo: stop al caldo, torna l'inverno

    Meteo: stop al caldo, torna l'inverno

  • News

    I genitori di Giulio Regeni: «Vogliamo verità e giustizia per nostro figlio»

    I genitori di Giulio Regeni: «Vogliamo verità e giustizia per nostro figlio»

  • News

    Oscar 2016, trionfo Spotlight ma anche DiCaprio

    Oscar 2016, trionfo Spotlight ma anche DiCaprio

  • News

    Unioni Civili, ddl Cirinnà arriva alla Camera

    Unioni Civili, ddl Cirinnà arriva alla Camera


Inserisci il tuo indirizzo email per iscriverti alla newsletter moda di Style.it
 

Cerca in Sfilate

Stagione Designer