In un libro, la moda del ventennio

14 dicembre 2009 

Quando nasce la moda italiana? Con l'affermazione del cosiddetto "made in Italy" negli anni '70 e '80, coincidente con il successo di marchi cult come Krizia, Armani, Missoni e Versace? O forse prima, con la leggendaria sfilata organizzata da Giovanni Battista Giorgini nella Sala Bianca di Palazzo Pitti, a Firenze, nel 1952?
Molto prima, stando alla "tesi" illustrata (è proprio il caso di usare questo verbo) dal volume Una giornata moderna. Moda e stili nell'Italia fascista, a firma di Mario Lupano e Alessandra Vaccari e in uscita nelle librerie di tutto il mondo per Damiani Editore.
Le 400 pagine e oltre 700 illustrazioni del libro vogliono dimostrare come il seme della grande moda italiana sia da rintracciare negli anni '20 e '30, quando - da una parte - si impongono nuovi stili di vita e un nuovo modello di donna emancipata, e - dall'altra - le politiche governative spingono in direzione di uno sviluppo industriale in senso autarchico anche nel settore dell'abbigliamento.
E' proprio nel periodo compreso tra il 1922 e il 1943, secondo gli autori, che si afferma quello stile moderno capace ancora oggi di affascinarci. Le tante immagini, per lo più in bianco e nero, sono una vera gioia estetica per gli occhi, esempi di un'eleganza fredda e rigorosa così lontana dalla vita di tutti i giorni di oggi, ma così presente - a livello ispirativo - nelle collezioni di tanti dei grandi nomi della moda internazionale contemporanea. Sfogliamo così le pagine con gli scatti dei primi fotografi di moda italiani, da Elio Luxardo a Lucio Ridenti, ma anche quelle con le illustrazioni di maestri come René Gruau, Bruno Munari e Pagot; rispolveriamo l'allure di riviste di moda come Annabella e Lidel, dove veniva immortalato il glamour delle dive dei "telefoni bianchi", ma soprattutto riscopriamo le creazioni dei grandi marchi della sartoria dell'epoca, come Biki, Sorelle Botti, Montorsi... e, ancora, di firme come Ferragamo, Marzotto, Pirelli, Persol, Prada e Superga. Perchè il presente ha alle spalle, sempre, un passato.

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