Omaggio a Walter Albini

13 gennaio 2010 

E' con Walter Albini (1941-1983) che nasce, probabilmente, quella rivoluzione industriale e stilistica chiamata Made in Italy: un modo nuovo e innovativo di pensare, produrre e promuovere la moda. Ma anche un capitolo glorioso della nostra storia culturale. Eppure, il suo ricordo, oggi, non è assolutamente proporzionale all'importanza del ruolo che lo stilista ha svolto in questa rivoluzione.
A "risarcire", in qualche modo, Walter Albini arriva oggi il volume L'immaginazione al potere. Walter Albini e il suo tempo: un progetto della Fondazione Pitti Discovery, curato dall'esperta di moda Maria Luisa Frisa e da Stefano Tonchi, editor di T, The New York Times Style Magazine.
Il volume, edito da Marsilio, è stato presentato ieri alla Galleria del Costume di Palazzo Pitti.
Ce ne parlano i due curatori.

Chi è stato e che cosa ha rappresentato Walter Albini... o, meglio, WA?
«WA: il logo prima del logo. Prima di tutti gli altri loghi che hanno colonizzato la moda e monopolizzato la sua comunicazione. Stilista, protagonista, visionario. Ha sperimentato tutto, muovendosi fra la passerella, le installazioni in galleria, lo styling del sé, consapevole - come ammetteva lui stesso - che nella moda non ci fosse niente di nuovo da inventare. Ha saputo intuire prima degli altri cosa sarebbe successo al fashion design: "A me interessa dare delle indicazioni di metodo, sia disegnando che usando le cose altrui. Bisogna imparare la libertà di vestirsi fuori da ogni schema. Il consumismo produce oggetti, non stili. Io mi guardo attorno, scelgo, combino e propongo", ha detto nel 1977».

Chi è oggi Walter Albini? E poi: vedete nel panorama attuale della moda un suo "erede"?
«Ci ha sorpreso scoprire che non tutti in Italia ricordano e conoscono il lavoro di Walter. Paradossale, se si pensa che proprio Albini ha dato vita al prêt-à-porter italiano, quello milanese, con i suoi rituali e i suoi protagonisti, quello che poi è esploso in modo potente negli anni Ottanta. Molti oggi sono riconducibili a lui, o, per meglio dire, in molti designer ritroviamo quegli elementi che Albini concentrava in sé e le molteplici soluzioni stilistiche che ha sperimentato in pochi anni. Ma è la sua capacità di ripensare e riprogettare i classici della storia della moda che ci ha colpito particolarmente: un po' quello che riesce a fare oggi, con estremo rigore, Thom Browne quando reinterpreta l'abito-uniforme maschile».

Condividi:
  • Twitter
  • Facebook
  • Delicious
RISULTATI

INTERESSANTI IN RETE

piera 84 mesi fa

molto interessante ! Bravo Federico

Lunghezza massima del commento: 1000 caratteri
Style.it si riserva di cancellare commenti con contenuto diffamatorio o volgare, i messaggi autopromozionali e/o commerciali, oppure in cui vengano indicati dati sensibili o personali (indirizzi mail, numeri di telefono,...).