Sfila Givenchy Couture

27 gennaio 2010 
<p>Sfila Givenchy Couture</p>
PHOTO GORUNWAY.COM

Gli anni Settanta di Riccardo Tisci per Givenchy investono la Haute Couture. Partono da un make-up very strong, così come lo stilista italiano ha chiesto a Serge Lutens, guru dell'immagine senza rivali. Occhi bistrati, labbra rosse e carnagione chiara, la donna che ne esce non è una ribelle contestatrice, ma una che sa come andare vestita allo Studio 54 di New York. E qui arriva la sorpresa: senza emulare una rock star internazionale, ma la trasgressiva ed equivoca creatività, non solo canora, di Renato Zero prima maniera. Una ventina di outfit per sintetizzare la nuova visione couture della Maison: più grinta e più determinazione, più sensualità e più erotismo. Da trasmettere, come sempre, attraverso quell'abilità barocca nei tagli, nella costruzione dei volumi e nel decorativismo che è diventata il segno di riconoscimento dello stile Givenchy. Studiando gli archivi degli anni Settanta del grande sarto francese, la collezione prende forma: rimane in vetta alla hit parade il tuxedo dal quale sbuca una nuvola di marabù, tiene bene il frac con il giacchino dalle punte extra long, risalgono i bermuda dal taglio maschile, emergono i morbidi pantaloni a zampa e dalla vita alta, rifioriscono di volant-ghirlanda gli abiti da cocktail, esplodono con ciuffi di ruche gli abiti da sera, salgono sul palco del lusso le tute all night long. Tutto seguendo uno spartito che non consente stonature: ricami a profusione, piccole e grandi balze per regalare un'idea di opulenza, trasparenze rigorose, ma seducenti. Luci e ombre studiate per dare un'allure giustamente equivoca a una couture che esprime sempre di più l'abilità creativa di chi la pensa e l'abilità manuale di chi la realizza.

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