Sfila Jean Paul Gaultier

28 gennaio 2010 
<p>Sfila Jean Paul Gaultier</p>
PHOTO FIRSTVIEW

Una donna con il sombrero, una mutante con l'abito dal corpetto metallico, una masai con gioielli-corazza e abito-nuvola, un'elegante madame parisienne in tailleur crema: alla ricerca di un filo conduttore 'per forza', Jean Paul Gaultier sceglie su tutti il Messico, restituendo, però, alla platea l'immagine di una figura femminile che esce dallo stereotipo della regina atzeca per diventare una creatura multiforme, che passa dalla sfarzo scenografico degli abiti da sera 'ricavati' dalle foglie appuntite delle palme alla quasi, sorprendente e meravigliosa, sobrietà di un tailleur pantalone che si concede solo la luce dei bottoni doratri fino alla ieratrica andatura di una donna masai 'imprigionata' nei suoi gioielli metallici, per poi ritornare alla messicana contemporanea, in jeans e ricami. Come sempre molto attento a trasformare le superfici dei tessuti in quadri materici ricchi di incrostazioni, sovrapposizoni, inserti e intagli, come sempre maestro nello strutturare i volumi, come nel bolero con spalle rialzate e gonfiate e maniche attillatissime, come sempre legato al suo cavallo di battaglia, il reggiseno sagomato, Gaultier percorre la via di uno sfarzo multitask che pesca un po' dall'etnico, un po' dal tribale, un po' dal folk, un po' dal barocco, un po' persino dal fantascientifico. Il tutto per mettere insieme una collezione che rispetta quello che l'Haute Couture vuole: stupire. Ma alla fine, quando sono i conti a dover tornare, forse l'attenzione verrà catturata dagli outfit che in sfilata sono stati offuscati da tanta opulenza stilistica.

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