Greta Garbo. Il mistero dello stile

23 febbraio 2010 
PHOTO COURTESY SALVATORE FERRAGAMO

Una mostra, voluta da Fondazione Ferragamo e dai discendenti dell'attrice, ripercorre il mito di Greta Garbo, mostrando non solo alcuni suoi meravigliosi abiti di scena, ma anche l'intero guardaroba personale della star. Abiti e accessori - tra cui le calzature firmate Ferragamo che battezzò proprio Greta una delle sue creazioni in onore della sua cliente preferita - per la prima volta visibili al pubblico, rivelano la personalità originale e volitiva di una donna ancora oggi così contemporanea.

Ammirata e imitata per la bellezza e il talento, ma anche per il fascino misterioso, Greta Garbo è passata alla storia con l'appellativo di Divina.
Femme fatale sulla scena, schiva e amante della praticità nella vita privata, la diva fu icona di stile negli anni '30, lanciando la moda del cappello a cloche, delle giacche dal taglio maschile, e di un abbigliamento che coniugava comfort e femminilità.
Fu la relazione di fiducia con il costumista Adrian, che la Metro Goldwin Mayer le affiancò fin dal 1929, a creare quello stile inconfondibile che anche sulla scena rispettava il suo gusto personale, pratico e disinvolto. Cappucci drappeggiati, scollature a v poco profonde, o tonde e molto accollate divennero il segno distintivo dello stile alla Garbo. Le sue fan si coprivano anziché scoprirsi, misteriose Mata Hari in trench stretto in vita. Terminato il sodalizio con Adrian, lo stile della Garbo mutò anche nel privato. Greta si affidò a Valentina, la famosa stilista di New York che interpretò il rigore della diva in modo fresco e originale, lavorando su forme ampie e sofisticate e privilegiando il bianco, il beige, il nero e il blu scuro.
Oggi una mostra, voluta da Fondazione Ferragamo e dai discendenti dell'attrice, ne ripercorre il mito, mostrando non solo alcuni meravigliosi abiti di scena, ma anche l'intero guardaroba personale della star. Abiti e accessori - tra cui le calzature firmate Ferragamo che battezzò proprio Greta una delle sue creazioni in onore della sua cliente preferita - per la prima volta visibili al pubblico, rivelano la personalità originale e volitiva di una donna ancora oggi così contemporanea.
Alla Triennale di Milano dal 27 marzo al 3 aprile e poi, fino a settembre, al Museo Salvatore Ferragamo a Firenze.

Perché se lo stile di una donna è espressione del suo carattere, poter gettare uno sguardo nel guardaroba personale di una diva significa comprenderne meglio la personalità. Nel caso di Greta Garbo, ancor di più, significa far luce su quell'aurea di mistero che sempre ha avvolto il suo personaggio, meritandole l'appellativo di Divina. Femme fatale sulla scena, schiva e amante della praticità nella vita privata, l'attrice fu icona di stile negli anni '30, lanciando la moda del cappello a cloche, delle giacche dal taglio maschile, e di un abbigliamento che coniugava comfort e femminilità.

Fu la relazione di fiducia con il costumista Adrian, che la Metro Goldwin Mayer le affiancò fin dal 1929, a creare quello stile inconfondibile che anche sulla scena rispettava il suo gusto personale, pratico e disinvolto. Cappucci drappeggiati, scollature a v poco profonde, o tonde e molto accollate divennero il segno distintivo dello stile alla Garbo. Le sue fan si coprivano anziché scoprirsi, misteriose Mata Hari in trench stretto in vita. Terminato il sodalizio con Adrian, lo stile della Garbo mutò anche nel privato. Greta si affidò a Valentina, la famosa stilista di New York che interpretò il rigore della diva in modo fresco e originale, lavorando su forme ampie e sofisticate e privilegiando i colori neutri.

Alla Triennale di Milano dal 28 febbraio al 3 aprile e poi, fino a settembre, al Museo Salvatore Ferragamo a Firenze.

 

 

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