Sfila Ermanno Scervino: Sostenibile leggerezza dell'essere

28 febbraio 2010 
<p>Sfila Ermanno Scervino: Sostenibile leggerezza dell'essere</p>
PHOTO MONICA FEUDI -

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Belle davvero le sale di Palazzo Litta che hanno fatto da sfondo alla passerella di Ermanno Scervino. Eppure - vuoi per l'attesa, vuoi per l'uggia di una Milano di fine febbraio - dopo un pò l'aria si satura: il lampadario roccoccò diventa enorme, l'affresco pesante, la cornice ridondante. Fatto sta che comincia la sfilata, ed è un piacere, una rassicurazione che contrasta per precisione e geometria con il contesto. Tutto corto, svelto, misurato nei decori e proporzionato nei volumi: capispalla ovviamente (cappe, mantelle, cappotti, piumini) e minidress (in organza con rouches e volant o in doppio crepes con maniche in organza trasparente), nemmeno un pantalone. La sintassi della collezione è scorrevole, sono i dettagli a dare la punteggiatura. La vernice, una virgola che torna qua e là tra collari, fodere, stivali - altissimi - guantini, ricami e applicazioni;  le lavorazioni tridimensionali di fettuccie a taglio vivo intrecciate, che sospendono per un attimo il discorso pulito degli abitini in panno; il matellassé degradé come punti esplicativi sulle giacche brevi in piumino. L'attenzione si concentra ritmicamente o sulla parte alta della figura (con colli montanti, cappucci ipervolumetrici o doppi revers di panno e camoscio ad incorniciare il viso) o su quella bassa, mai sotto il ginocchio (con balze in mongolia o con frange di maglia lavorata a mano effetto pelliccia). I toni freddi del nero, del bianco ottico e del viola si mischiano in armonia con quelli del militare e dell'ardesia, passando per la palette dei grigi asfalto. Si riaccendono le luci, quasi non si nota più quel lampadario.

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