PHOTO COURTESY DAMIR DOMA
Damir Doma: un nome che ha già conquistato gli addetti ai lavori
grazie alla sua
collezione Autunno Inverno 2010/11 - esordio nel prêt-à-porter
femminile - che ha sfilato solo pochi giorni fa a Parigi.
Segnamocelo, ne sentiremo parlare.
Raccontaci qualcosa di te: quale è la tua storia, quale è il tuo
background? Insomma: presentati al pubblico italiano, che forse non
ti conosce ancora...
«Sono nato in Croazia e cresciuto nel Sud della Germania. La moda
mi ha affascinato sin da piccolissimo, perché mia madre è stilista.
Ho trascorso l'infanzia nel suo atelier, giocando coi tessuti e
disegnando. Terminati gli studi di moda, ho deciso di trasferirmi
ad Anversa, dove ho lavorato per Raf Simons e per Dirk Schönberger.
Fondamentalmente, il mio sogno era quello di creare un mio
universo, una mia estetica e una mia visione della moda. Nel 2006
tutto ciò è diventato realtà. Ho creato il mio brand e per la prima
volta ho presentato a Parigi la mia linea di menswear. Nel 2009
abbiamo dato vita a una nuova linea chiamata Silent.
Quindi, solo pochi giorni fa, ho debuttato sulle passerelle della
moda femminile di Parigi con la mia collezione Autunno Inverno
2010/11».
Perchè hai deciso di cominciare proprio con il
menswear?
«E' stata una decisione piuttosto naturale, dal momento che mi sono
formato collaborando con marchi di abbigliamento maschile. Ho
imparato subito a conoscere bene i meccanismi di questo business.
Ma non ho mai voluto limitarmi a questo ambito. La mia idea è
sempre stata quella di creare un intero "universo
damirdoma"».
Parliamo del tuo debutto nella moda femminile. Quale
emozione hai vissuto?
«Durante tutta la fase di costruzione della collezione mi sono
sentito come un esploratore. Partendo da zero, ho dovuto creare la
visione della mia donna ideale ancora prima della collezione vera e
propria. E' stata una stagione davvero densa di emozioni questa,
per me».
La tua è una donna piuttosto forte. Quali sono le tue
icone?
«Mi piace definire la mia donna forte, intelligente, pura, tutta
d'un pezzo e proiettata nel futuro. Allo stesso tempo, mi
interessano le tensioni e le contraddizioni: ho voluto che la mia
donna fosse anche fragile e romantica. Credo siano questi contrasti
a creare eccitazione. Per questo, non amo fare nomi o dare
riferimenti troppo precisi alla mia donna. Non voglio infrangere il
sogno dal quale nasce. La mia donna sa conservare la propria
individualità».
Rick Owens,
Ann Demeulemeester,
Haider Ackermann... si direbbe che il lavoro di questi designer
ti abbia ispirato, e che tu voglia inserirti nella "nicchia" che
loro rappresentano. E' così?
«Credo che Ann abbia creato le fondamenta di un'estetica: ammiro
moltissimo il suo lavoro, che ha ispirato quello di moltissimi dei
designer degli ultimi anni, inclusi Rick e Haider. Allo stesso
tempo credo che il mio lavoro sia abbastanza diverso da quello di
questi tre stilisti. I miei eroi sono piuttosto Issey Miyake e
Helmut Lang».
Chi è la donna più elegante del pianeta?
«Da quando vivo a Parigi, devo ammettere che le donne francesi sono
superchic. Dovendo fare un nome, direi però Claudia
Schiffer».
Quale sarà il must have Damir Doma per il prossimo
Autunno?
«Un cappotto di cashmere oversize».
Sei ancora agli inizi della tua carriera. C'è qualcosa che
puoi dire oggi, e che sei sicuro di potere confermare tra 10
anni?
«Sono sempre coerente con me stesso».