Japan Fashion Week: grunge o lolita?

20 ottobre 2010 

Parigi, Milano, Londra e New York sono oggi le grandi passerelle per chi, insieme a corsetti e pantaloni dal taglio maschile ha esportato la fama del proprio marchio, ormai completamente decontestualizzato dalla realtà giapponese: Kenzo, Comme des Garçons, Yohji Yamamoto &co. hanno lasciato le passerelle di Tokyo a stilisti locali quasi del tutto sconosciuti a noi europei, ma forieri di quello che è il puro stile della metropoli.

E allora iniziamo: Tokyo, Japan Fashion Week. Da quest'anno anche chi non è riuscito ad avere un invito può gustarsi le passerelle con gli assaggi della nuova stagione: un megaschermo al Midtown di Roppongi le trasmette live. Alcune saranno anche in diretta sul web, e persino in 3D!

E che non siamo ad una delle fashion week più famose è evidente anche dalla location: uno stadio, buio, nella periferia di Shinjuku, luce e colore di una città che non si spegne mai. Questo il contesto in cui ci incamminiamo su una scalinata buia, niente red carpet per piccole grande celebrities con fotografi al seguito,  la gente affluisce silenziosamente (il solito tipico ordine giapponese) in un edificio senza tante pretese se non quella di un party esclusivo, dalle sfumature massoniche (la percezione di un non so che di segretezza), un invito consegnato e un posto a sedere...altrettanto buio. Niente clamore.

E poi, esplosione di luci e colori emanati dagli accessori sfarzosissimi delle guest star, famose o meno chi lo sa, ma comunque tutte fedeli al must giapponese del distinguersi-a-tutti-i-costi. L'osservare il pubblico è quasi coinvolgente e stimolante quanto la sfilata stessa: eccentrici, travestiti, parrucche, accessori di pelliccia, belletti e tanti, tanti fiocchi. I fashion blogger si affannano a fotografare i look più cool degli astanti, per poi porgere rispettosamente e inchinandosi i loro meishi, rigorosamente con due mani, come vogliono tradizione e galateo. 

Poi la luce, quella vera dei neon e le modelle, alte, bionde e... occidentali. L'abito non mente, però, in puro stile fusion, Tokyo-style, per l'appunto. E allora, senza tregua, ecco la doccia fredda che stavamo aspettando: un rincorrersi di grunge nell'uso degli anfibi, guance giallo-ocra, capelli intrecciati in elementi colorati, gonne lunghe, stampe animalier, code di pelliccia, il tweed di Chanel. Tutto questo è G.V.G.V., una sigla dietro a cui si cela la designer Mug, che non abbiamo scorto nemmeno a fine sfilata.

E' poi la regina del kawaii Liz Lisa a chiudere la serata: un trionfo di lolite (guarda la gallery) con tanto di maxi orsacchiotti di peluche al seguito, crinoline, fiori, nastri, cerchietti e tanto tanto rosa… così carine e confettose che te le vorresti quasi mangiare! Ma per chi è abituato a vedere questo look sfoggiato con disinvoltura dalle ragazze che passeggiano per Shibuya e  Harajuku, è strano vederlo sfilare indossato da così poche modelle dai tratti orientali!

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RISULTATI
hachiko 75 mesi fa

adoro Liz Lisa!!

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