Moda sostenibile? Parliamone!

10 dicembre 2010 
<p>Moda sostenibile? Parliamone!</p>

Si è svolto con successo a Treviso il Sustain/ability festival, un evento di 3 giorni - primo e unico nel suo genere - dedicato al "fenomeno" della moda e del design sostenibili.
Ad organizzarlo Maria Luisa Frisa, tra le tante cose direttrice del Corso di Laurea in Design della Moda dell'Università IUAV di Venezia.

Come è nata l'idea di un Festival dedicato a un tema così caldo?
«Il mio dipartimento si occupa da tempo di questa tematica. L'incontro con l'associazione Treviso Design, che fa da collante tra i vari protagonisti del settore su un territorio a così alta densità di design, e col suo direttore artistico Renzo Di Renzo, hanno fatto scoccare la scintilla».

Il concetto di sostenibilità sembra oggi comprendere tutto e il contrario di tutto. Lei come lo sintetizzerebbe?
«Vivere sostenibile non significa solo usare carta riciclata o indossare magliette di cotone organico. Significa prestare attenzione all'ambiente in tutti i gesti quotidiani della nostra vita, nel senso più ampio possibile. Significa insomma agire e progettare eticamente».

Precisa il concetto un'ospite importante della kermesse: Anna Zegna, Image Director della storica azienda, ma anche (e soprattutto, considerata l'occasione) autorevole Vicepresidente della Camera della Moda Italiana con delega per l'ecologia e l'ambiente.
«Almeno due sono i temi principali che vengono riuniti sotto il cappello di sostenibilità», spiega la signora Zegna:
«Da una parte c'è la tematica dei consumi energetici. Il loro impatto per la produzione di qualsiasi prodotto, ma anche il nostro consumo come esseri umani nella vita di tutti i giorni, è infinito, e dipende da tanti piccoli gesti. La moda si deve interrogare su come vengano realizzati i prodotti e su quale sia il modo per consumare la minore quantità possibile di energia. Naturalmente, bisognerebbe anche favorire l'utilizzo dell'energia verde, quella rinnovabile. Gli studi del WWF sottolineano come siamo già in una zona d'emergenza: consumiamo più energia di quanta riusciamo a produrre. La contingenza della crisi economica certo non aiuta: la sostenibilità in termini energetici richiede un forte investimento economico iniziale da parte delle aziende.
Dall'altra parte c'è l'aspetto della cosiddetta "corporate social responsability", che raggruppa tutti quegli ambiti nei quali le imprese lasciano un'impronta nella società: le risorse umane, la relazione con la comunità, l'impatto ambientale, i codici etici... In Italia siamo messi abbastanza bene in questo senso, ma dobbiamo pensare, ad esempio, che in molti paesi viene ancora sfruttato il lavoro minorile. Bisogna che la filiera che sta alle spalle di un prodotto sia chiara, trasparente, dall'inizio alla fine. Solo in questo modo possiamo parlare di qualità di un prodotto: quando un prodotto è bello ma anche buono, quando sa riunire estetica ed etica».

L'INTERVISTA CONTINUA >

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