Londra: melting pot creativo

19 febbraio 2011 
<p>Londra: melting pot creativo</p>

Ha tagliato ufficialmente ieri il nastro di partenza la Fashion Week londinese. A dare il via "alle danze", un party a Downing Street organizzato dalla First Lady Samantha Cameron (per la stampa britannica Sam Cam) nel suo ruolo istituzionale di ambasciatrice del British Fashion Council, che - vestita Christopher Kane - ha intrattenuto i suoi ospiti: da Claudia Schiffer a Erin O'Connor, da Vivienne Westwood a Christopher Bailey.
La Fashion Week britannica, inutile negarlo, è considerata un po' la "cugina" povera tra le 4 settimane della moda internazionale ( New York, Parigi e, naturalmente, Milano). Un'etichetta che nasce da un atteggiamente un po' snobistico tutto da rivedere. Se è vero che non sono moltissimi i nomi stra-popolari on the catwalk a Londra (Vivienne Westwood, Burberry e Paul Smith, essenzialmente), c'è però una peculiarità della kermesse d'Oltremanica che ci obbliga a riconsiderarla con un occhio diverso.
Prendiamo, a titolo d'esempio, il calendario dei designer in passerella ieri: Bora Aksu è originario della Turchia; le sorelle Annette e Daniela di Felder Felder hanno sangue tedesco; il duo di designer di Sass & Bide arriva da Sydney; Amy e Percy di PPQ arrivano rispettivamente dal Sud Africa e dall'Isola di Wight; Jean-Pierre Braganza è canadese... E potremmo continuare così, con una sorta di giro del mondo virtuale, chiamando in causa così tanti paesi da fare concorrenza alle prossime Olimpiadi che proprio a Londra si svolgeranno nel 2012.
Londra ha una tradizione storica, si sa, di integrazione multiculturale che noi sembriamo quasi non volere neppure iniziare ad emulare. E' bello vedere come anche la Fashion Week - chissà quanto consapevolmente - si faccia in questo specchio della realtà sociale. A Londra sfilano designer provenienti davvero da tutto il mondo, portandosi appresso il proprio bagaglio estetico, culturale, stilistico. E mettendolo, in un certo senso, a disposizione degli altri. Sarà per questo che la moda che viene presentata sulle sue passerelle - al di là dei singoli risultati, a volte più riusciti, a volte meno - ha sempre una freschezza di idee "concrete" e "reali" che le altre Fashion Week si sognano.

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