Londra: Burberry sfila "ovunque"

22 febbraio 2011 
<p>Londra: Burberry sfila "ovunque"</p>
PHOTO GETTY IMAGES

Ad uno come Tom Ford, che ha scelto di mostrare la propria collezione in gran segreto a pochissimi eletti, ecco che la London Fashion Week contrappone un marchio che della propria super-esposizione mediatica ha scelto di fare una bandiera e quasi uno stile: Burberry Prorsum.

Il brand disegnato da Christopher Bailey, uno di quelli più legati alla storia e alla tradizione del casualwear britannico, è anche tra quelli a dimostrasi, col passare degli anni, sempre più attenti e proiettati alle possibilità comunicative apportate dalle nuove tecnologie, internet in primis, che consentono di essere, nel medesimo istante, visibili a tutti (e comprabili da tutti, a pochissime settimane dallo show), in ogni angolo del mondo, in una sorta di contemporaneità globale.
Così è stato anche per la sfilata della collezione AI 2011/12, in passerella ieri. La si poteva vedere online in streaming, su iPhone e  iPad, persino sul grande schermo di Piccadilly Circus e con una serie di eventi, oltre 40, sparpagliati nei 4 angoli del globo. Chiunque, nel mondo, ieri ha potuto nello stesso istante ammirare gli incredibili cappotti Sixties cocoon in colori vitaminici come l'arancio, il rosso vivo e il verde mela (in tinta unita o in check), quelli più slim di ispirazione militare con maxi alamari, i completi Seventies in tweed, i masterpiece in pelliccia, bianca o effetto dalmata (la Carica dei 101 sarà trend, segnatevelo). Ma soprattutto sorprendersi con la nevicata che ha reso ancor più scenografica l'uscita finale. Dopo la pioggia per il menswear della PE 2011, cosa potremo aspettarci la prossima volta? I tuoni c'erano già: gli applausi entusiasti dell'audience.  

Ma ieri è stata anche la giornata di quei talenti cutting edge che nell'ultima manciata di anni hanno saputo conferire alle catwalk di Londra lo status di capitale della moda di sperimentazione.
La loro forza? Certamente quella di avere saputo proporre, a volte imporre, da subito uno stile ben preciso, a volte originale, certamente sempre molto riconoscibile, e di averlo "fatto crescere" stagione dopo stagione senza tradirlo. E' il caso del coraggioso Christopher Kane, che decide - rischiando non poco - di scegliere ad ogni collezione solo due o al massimo tre "temi" e di svilupparli in tutte le loro combinazioni possibili. Se per la Primavera 2011 lo scozzese ha mixato pizzo e colori neon, per l'autunno ha scelto la maglieria effetto "coperta della nonna" (già visto su molte passerelle, da ultimo su quella di House of Holland) e inserti di plastica trasparente contenenti liquidi colorati. Scarso il potenziale di vendita, alto il tasso di intelligenza creativa.

Basso & Brooke
continuano ad elaborare le stampe sempre più surreali ed astratte che li hanno fatti conoscere, come pure Erdem, che gioca con colori a tratti ombrosi, a tratti vivacissimi, a tratti acquarellati, sperimentando questa volta anche sul velluto, tessuto di grandissima tendenza anche per il prossimo inverno.

Holly Fulton traspone ancora una volta in moda il suo amore per le arti decorative d'inizio XX secolo, con grattacieli Art Déco che si mixano a sinuosi fiori Art Nouveau. Anche Michael van der Ham non lascia la strada vecchia per quella nuova, semmai la percorre con maggiore libertà e consapevolezza: i suoi "abiti-assemblaggi" di tessuti e fantasie non mancano, ma si vanno a sommare a minidress di velluto cangiante drappeggiato, in una palette cromatica tanto azzardata quanto riuscita.
Todd Lynn si dimostra anche questa volta un abile "discepolo" del maestro Rick Owens, giocando con la pelle e con una silhouette decisamente gotica ma iperfemminile. Abiti stretch, trafori, intrecci e reti supersexy sono ancora una volta il touch riconoscibilissimo di Mark Fast, mentre la ricerca sulla materia e la tridimensionalità porta l'astro nascente David Koma a divertirsi con pois creati a contrasto e con dettagli di pelliccia coloratissima.

D'altra parte, che formula vincente non si cambi ce lo fa chiaramente capire anche il Sir della moda Uk, Paul Smith, che non tradisce il suo talento per una moda intellettuale, di ispirazione maschile, rilassata, preppy. Un talento e una scelta di coerenza che lo hanno portato ad essere, dopo 40 anni di carriera, ancora un numero uno. Un esempio che la nuova leva fa bene a tenere sempre presente.

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