Milano: Prada e i Sixties del futuro

25 febbraio 2011 
<p>Milano: Prada e i Sixties del futuro</p>

Prada è così, prendere o lasciare (decisamente prendere).
Guardi la collezione una prima volta e rimani come interdetto. Stupito. Incredulo? Ti chiedi: ma questi abiti potranno mai girare per le strade, adeguarsi ai corpi delle donne, varcare la soglia di un guardaroba comune?
E subito ti rispondi: ma perché ti fai queste stupidissime domande, lo sai che davanti a Prada l'unico atteggiamento che intelligentemente si possa avere è prendere atto, accettare. Per concedersi poi il tempo di rivedere la collezione una seconda, e una terza, e una quarta volta senza mai stancarsi. Ritornarci su per elaborare, metabolizzare, soppesare. Se non proprio per capire del tutto, certamente per amare con trasporto (quello che si capisce ci piace, quello che non si capisce si adora).
Perché Prada non sbaglia mai un colpo, e la donna che manda in passerella è sempre la donna più "avanti" che la società (prima ancora che la moda) possa in una determinata stagione immaginare.
Gli altri, tutti gli altri, stanno a guardare e a "imparare": l'onnipresente lurex sulle passerelle femminili di questa stagione, da dove pensate che arrivi? Provate a riguardare le ultimissime sfilate maschili e... sorpresa!

La collezione Autunno-Inverno 2011/12 (in foto) non fa eccezione a questa caratteristica. La signora Miuccia Prada ha puntato sui Sessanta. Non è l'unica a farlo, in questa stagione, si potrà dire. E' vero, ma la sua è un'interpretazione originale, inattesa, inedita. Ci sono gli abiti trapezio, ci sono i cappotti college con maxi bottoni di metallo, le gonne millepieghe, i revers macro, come ali. Ci sono i colli di pelliccia (potrebbero mancare?), c'è un tocco di Roberta di Camerino. C'è una specie di peluche come infeltrito, che ci ricorda l'infanzia. C'è il ricordo delle divise da hostess d'antan. C'è una certa idea di majorette in parata. Ci sono borse che non vengono tenute dai manici, ma strette al petto con forza (quando un gesto basta a farti capire quale donna hai di fronte!). Ci sono grafiche astratte e cinture bassissime, ovunque, a segnare il punto fianchi. Abiti alla Paco Rabanne di squame formato big in plastica coloratissime. Ci sono stivaletti geghegè in pitone. In un mix infinito in cui all'assurdo si connette la seduzione, alla bellezza risponde il dissonante, alla compostezza fa da contraltare il folle. C'è tutto quello che alle donne piace, in questa collezione. Quei simboli duri a morire di un certo ideale di femminilità e di eleganza sensuale. C'è tutto quello che le donne credono possa farle apparire più belle. Ma rivisto e corretto dalla signora Miuccia Prada, alla quale piace giocare con i canoni come al gatto piace giocare con il topo, e combattere con il banale, a suon di provocazioni. Col risultato che chi indosserà questa collezione dimostrerà di essere più intelligente che bella. Il che, di questi tempi, non è cosa da poco.

Se è vero che quella di Prada è stata la collezione che ha monopolizzato l'attenzione dei media, è pure vero che ci sono stati altri fashion show - forse meno innovativi, ma certamente, ognuno a suo modo, riusciti.
Max Mara è della "scuola del clean": in passerella non un minimalismo mortificante, ma certamente una collezione pulita, precisa, netta, che vive di non-colori e che ha nel mondo sporty una chiave di interpretazione piuttosto chiara. Come se il più classico look british country si fosse calato nella più urbana delle realtà. Diktat di styling: la cintura in vita. Da iniziare a desiderare sin d'ora, il cappotto cammello chiuso da un piccolo cinturino di pelle.

Molto interessante la sfilata di Karl Lagerfeld per Fendi. Da ovazione le pellicce (bene inteso, per chi non è contrario ad esse, parere rispettabilissimo), ottenute unendo velli e lavorazioni diversi. Focus sulle maniche - a sbuffo sui polsi, o trattenute da arricciature sull'avanbraccio. Palette cromatica che non si può che definire autunnale, comprendendo le nuances delle cortecce, delle terre e dei muschi. Un sogno di comfort i pantaloni "della tuta". Un sogno e basta le scarpe con tacco massiccio e le borse, rigorosamente a mano.

Un buon prodotto da Ermanno Scervino: i must di stagione ci sono tutti, in passerella: il tweed e il lurex, il volume per polsi e colli grazie alla pelliccia, ma soprattutto il completo pantalone-blusa senza bottoni, che sarà letteralmente impossibile non comprare il prossimo autunno. Ma i pantaloni si propongono in tutte le lunghezze immaginabili, come pure i capispalla: top i cappotti slim rasoterra.
Si rivolgono dichiaratamente a un pubblico di giovani e giovanissime Blugirl e D&G. La ragazza disegnata da Anna Molinari ha in Kate Middleton, personaggio del decennio, la sua probabile musa. La collezione nasce da un viaggio in Inghilterra, e si vede: mise da caccia, outfit da manuale di preppy style, ma anche una sera urbana come solo Londra sa regalare, in total black. Unica perplessità: ma davvero ci piacciono le calze a costine beige portate sotto le scarpe col cinturino?
La linea giovane di Dolce & Gabbana sceglie invece un motivo grafico divertentissimo portato al parossismo: sono le lettere dell'alfabeto, uscita da una macchina da scrivere impazzita e moltiplicate un milione di volte, a formare un pattern astratto declinato in colori superstrong come l'arancio, il fucsia e il giallo limone. Ma anche nel meno frastornante bianco e nero. La linea tracciata va tra il Pop e l'Op. Gran finale in marabù multicolor. A ricordarci che Carnevale è alle porte?

Chiude la giornata Albino. Crediamo che dire che il retro dei suoi outfit sia ancora più bello del lato frontale, quello che si può vedere dalle foto, sia un complimento che possa rendere merito della maturità della sua collezione.

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RISULTATI
allie 70 mesi fa

Prada fa sempre cose di ottima qualità...

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